Come passa il tempo

“…ora respiriamo, vibriamo, ci rigeneriamo, i nostri cuori battono, le menti creano e le anime si espandono. 27 secondi bene usati sono tutta una vita.”  (Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie)

Lo ammetto, non ho un buon rapporto con il tempo. Non con il tempo meteorologico, intendiamoci, mi adatto abbastanza bene alla pioggia, pur se non sia troppo insistente, e mi piacciono le belle giornate di sole. No, ho un rapporto difficile con il tempo che passa. Chi mi conosce bene sa che sono una ritardataria cronica, e ci hanno provato in tutti i modi a guarirmi, dandomi appuntamenti mezz’ore prima, andando via e lasciandomi lì, il più delle volte, anzi sempre –  santi amici! –  aspettandomi pazientemente senza farmi mai troppo pesare la cosa.

Ho una concezione dello scorrere del tempo tutta mia, e credo sempre che debba essere l’orologio ad adattarsi al mio, di tempo, alla mia “regola del doppio” per cui 15 minuti dovrebbero durare almeno 30, 1 ora dovrebbe durare 2 e così via….Ovviamente questo vale solo quando sono in ritardo su qualcosa, o quando faccio qualcosa di bello che vorrei non finisse. Al contrario, quando sono in anticipo e devo aspettare, oppure quando mi annoio, allora il tempo dovrebbe passare molto più velocemente e la  regola del doppio si dimezza (ma, devo dire la verità, questo succede molto più raramente). Il risultato di anni e anni di questa pratica è fatto di corse forsennate per vestirsi-truccarsi –pettinarsi- in modo almeno decente quando sei già 10 minuti in ritardo, corse per arrivare dove hai l’appuntamento, che è sempre troppo lontano rispetto al poco tempo che hai a disposizione per arrivarci ( e qui la regola del doppio dovrebbe essere applicata alla distanza,  e ovviamente essere regolata sulla metà!), corse per salutare, corse in motorino con percentuali di rischio massime, corse a piedi, corse al taxi, per non parlare di corse all’ufficio postale per pagare all’ultimo momento qualcosa rimandato per mesi, e corse all’università e/o al lavoro…insomma, una vita di corsa, e la tendenza perenne all’ascella pezzata e al trucco sciolto a 30 secondi dall’uscita di casa.

Il mio è un caso che affonda le radici in un retaggio culturale tutto speciale, per cui il ritardo è quasi una tradizione di famiglia, tramandata di generazione in generazione. A questa sballata considerazione del tempo che passa, per cui ti ritrovi ad essere sempre con l’acqua alla gola, è legata la spiccata predisposizione alle ore piccole, per cui dalle 8 di sera  fino a notte inoltrata sei sveglio come un grillo e anche se non lo sei chissà perché non vai a dormire prima di aver fatto passare almeno un paio di ore dopo la mezzanotte –  e un altro sintomo caratteristico, che consiste nel piangere sul tempo passato. Sono bravissima in entrambe le cose, con tutte le conseguenze che ne seguono: nel primo caso, è il convivere perennemente con le occhiaie e il sonno arretrato, dover puntare minimo due sveglie per non sentirne nemmeno una, e di conseguenza sballare totalmente brillanti piani di azione pianificati due secondi prima di crollare sul letto. Nel secondo caso invece è ragionare avendo la frase “prima era meglio” sempre accesa tipo insegna luminosa nella testa.  Il tempo che è passato è sempre migliore di quello che vivo ora; nel passato sì che le ore duravano il doppio, e che avevo tutto il tempo per fare tutte le cose meglio; nel passato ero più felice, e perché non si può tornare indietro a certi momenti, per fare tutto meglio, con altra calma, con altra mente? “ Quando il prima sarà adesso?” si chiedevano due personaggi di un film assurdo come “Balle Spaziali”, e ogni tanto, diciamolo, lo chiediamo a noi stessi anche noi. Il problema è nel modo di considerare il tempo che passa, e del valore che gli si dà, che spesso è  negativo. Il tempo della vita dell’uomo scorre, e su questo siamo tutti d’accordo, ma questo non è per forza sempre un male. Passa nei rimpianti e nelle frustrazioni, se lo subiamo e non lo sfruttiamo, passa attraverso la rabbia e il rancore e li aiuta a crescere  a dismisura e ad inghiottirci se non li saniamo nel momento giusto, ma passa anche nel dolore, nella sofferenza e li lenisce, e nella gioia facendoci davvero capire il valore di ogni momento. “Cogli l’attimo!” è la frase ricorrente quando si parla del tempo sprecato o perso, come a dire che ogni istante è un’occasione da cogliere al volo. Bello come concetto, eh, ma fino ad un certo punto. Perchè l’attimo è indefinito, non sai quanto dura, e hai comunque sempre l’idea che  sarà  sempre un attimo troppo breve, e che dovrai passare presto all’attimo successivo da cogliere…e se invece uno è in perenne ritardo come me, e l’attimo non lo vede proprio passare?  E’ importante saper dare al tempo un valore, un peso, una dimensione. Perché è nel fare le cose al tempo giusto, che si trova la vera gioia. Pensateci bene: mangiare le albicocche a gennaio non è la stessa cosa che farlo a luglio, così come vedere le decorazioni di Natale ad agosto non dà la stessa gioia che vederle il 30 novembre. Allo stesso modo c’è il tempo per vivere ogni momento della vita nella sua pienezza, e nel momento giusto. Ce lo insegna il libro del Qoelet  che ci ricorda come ci sia un tempo per ogni cosa sotto il sole; ce lo spiega ancora meglio Gesù nel Vangelo, quando ci dice che per quanto uno si affanni, non può aggiungere un’ora sola alla sua vita, e che non occorre preoccuparsi per il domani, perché il domani ha già le sue inquietudini, e perché a ciascun giorno basta la sua pena. Lo ha detto Lui che ha voluto assumere la natura umana e calarsi in un tempo preciso, e crescere e vivere nel corpo come ogni uomo lo scorrere del tempo, fino ad arrivare al momento della morte in Croce, senza scappare. Ha voluto vivere i momenti della vita umana, l’infanzia, la fanciullezza, l’età adulta, proprio come ciascuno di noi,  attraversando le gioie, i dolori e le difficoltà, e così ha dato un valore e un senso nuovo alla vita di ogni uomo, in ogni tempo.

Il tempo della vita è quindi un dono per ciascuno, che si sviluppa secondo un piano che nessuno di noi conosce, e non è fatto per essere colto al balzo, all’attimo, nella corsa del Carpe Diem,  ma nella consapevolezza di avere un tempo per costruire, comprendere, arricchire, nei modi e nei momenti opportuni. Per questo nel tempo della vita sono importanti le frasi, gli incontri, i sorrisi e le lacrime, i momenti di gioia e di tristezza, il dolore e la felicità e tutte quelle fotografie di bellezza mai scattate ma comunque così vive nel cuore. Se in tutto questo hai anche costruito sulla roccia, sai che quello che di buono e di bello hai fatto nella vita viene assorbito nell’eternità, non si disperde, non va sprecato, rimane. L’offerta di ogni momento è il vero senso del tempo che scorre, un’infinità di vita che può essere donata attimo dopo attimo per essere riempita di un pezzetto di eternità da Colui che sì, il tempo lo conosce bene, e che si è dato 6 giorni –  e non un attimo – per creare il mondo che vediamo e al settimo si è riposato, insegnandoci così che anche il tempo del riposo è importante e ha valore, senza esagerare, però. Ma questa è un’altra storia e avrò modo di tornarci……

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