Tre gatti e la Rivoluzione

Porto Recanati, mattina di ferragosto, ore 7 circa. Un passeggiata forzata verso la stazione, per tornare a Roma e cominciare una giornata di lavoro come tante altre. Assistere al risveglio del paese mentre tu stai ancora dormendo è un dolore piccolo ma insistente, che non fa sparire però il senso di stupore e di gratitudine per il sole che si riflette sul mare, il silenzio, la pace e il Monte Conero che si staglia sul cielo, così limpido questa mattina. Dal lungomare al corso, ancora più deserto….e più freddo, perché qui il sole non arriva, e ti da l’idea che sia ancora più presto. Nella passeggiata verso la stazione non incontri molte persone, se non qualche corridore più o meno atletico, cani a spasso con i padroni, i bagnini….e i gatti

Ne ho visti tre lungo il tragitto, ognuno intento in una diversa attività. Che per un gatto è già un evento. Il primo bianco e nero, stava all’angolo di una strada ovviamente deserta, ed era occupato a affilare le unghie su un provvido tappetino messo lì probabilmente dal padrone della casa di fronte, o magari lasciato lì per caso, apposta per lui. Testa bassa, occhi socchiusi, il dorso arcuato per dare ancora più forza alla graffiata, in uno di quei momenti che  – per quello che posso ricordare della mia esperienza con i gatti di casa –  è  uno dei più delicati della giornata del gatto. Io ho visto lui, lui non si è accorto di me, o almeno mi ha degnato di quella deliziosa indifferenza di cui solo i gatti sono capaci. Come il secondo che ho visto, proprio di fronte alla stazione: un classico tigrato, occhi gialli, che si stagliava composto ed elegante sul cofano di una macchina. Fermo immobile, in attesa di chissà che cosa, ma con lo sguardo rivolto oltre, probabilmente verso un raggio di sole che iniziava a lambire il vicolo di fronte e dava luce alla strada. Mi ha guardato per una frazione di secondo, il tempo di intercettare un mio sorriso  – i gatti mi stanno simpatici, che ci posso fare? – per poi tornare a fissare quel punto indefinito, in attesa di chissà cosa.

Il terzo invece, l’ho visto da lontano, dalla banchina della stazione, semi deserta . Era lì, lontano, e lasciava intravedere solo la sagoma sinuosa che si rotolava al sole, muovendo ritmicamente la coda, è ho potuto solo immaginare l’espressione beata del muso, con gli occhi socchiusi che si lasciano baciare dai raggi solari. Lo ammetto, avrei voluto fare come lui.

L’immagine di questi tre gatti ha accompagnato il mio lungo, faticoso e triste viaggio di ritorno, nonché le lunghe giornate successive, non solo perché la mia simpatia per i gatti mi porta a trovarli sempre estremamente affascinanti, ma anche perché, in fondo, ciascuno di loro rappresenta un modo di vivere la vita. C’è il gatto attivo, intento a farsi le unghie, che si muove velocissimo ed è talmente “concentrato” da non dare retta a nessuno…esattamente come accade a noi quando siamo intenti nelle nostre attività, così ripiegati su di noi e su quello che stiamo facendo che non riusciamo a vedere nulla, se non la superficie del tappettino che stiamo grattando. Tutto il corpo accompagna il movimento e come quello del gatto in questione era teso, con il pelo ritto sul dorso, e le orecchie basse, così anche il nostro corpo è così nel lavoro: contratto, “indurito”,  teso, sguardo fisso, spalle curve. All’opposto c’ è il gatto rilassato, quello che si gira e si rigira al sole, sempre bello come solo un gatto sa essere, ma allo stesso tempo scomposto, “sbrodolato” allungato con noncuranza e con lo sguardo perso di chi in quel momento non ha davvero nulla da fare e , tutto sommato, non vuole troppe scocciature. Non siamo così anche noi quando ci riposiamo, e sopratttutto in questo periodo quando siamo al mare sdraiati sul lettino a prendere il sole, con il corpo immobile, o che magari muove solo la punta del piede, (io mi accrgo di essere così quando sono sul divano e aguardo la tv, scomposta allo stesso modo, molla e quasi annoiata da troppo riposo, senza nemmeno redneremene conto!). E poi c’è lui, il gatto in attesa. Quello che mi ha rivolto un unico sguardo, con cui ha distolto l’attenzione solo per un attimo dal punto indefinito che stava fissando. Elegante e affascinante nella sua compostezza, trasmetteva il senso di quiete di una mattina di agosto al mare, e allo stesso tempo la tensione e l’attesa verso qualcosa che non si vede. Come tutti, in fondo.

Ognuno di noi è come questi tre gatti: concentrato nelle attività, teso nel lavoro, rilassato e beato nel momento del riposo….e in attesa. In attesa di qualcuno, di qualcosa, di un evento che ci cambi la vita, che la migliori, la trasformi, la arricchisca oltre quell’alternarsi di fatica e riposo così noioso e sempre uguale. Non sappiamo  neanche noi cosa aspettiamo, eppure nel cuore sentiamo che c’è qualcosa che va al di là, che supera la realtà che vediamo. Aspettiamo, così, una rivoluzione per una vita intera, il momento che sconvolga il nostro mondo, e ci facci a battere forte il cuore e palpitare l’anima.  Nella maggior parte dei casi siamo convinti di doverla andare a cercare fuori , lontano da noi, oltre quelli che sono i nostri confini. E se invece la rivoluzione fosse già arrivata da noi, e noi non ce ne fossimo accorti?

La rivoluzione, la scoperta di questo evento che trasforma la vita, è appena più in là di quanto possiamo immaginare, è nel lasciarsi aprire il cuore e la mente dall’Amore che dura in eterno, dalla Verità che cambia il modo di pensare, e di guardare la realtà. Questa rivoluzione sta toccando i questi giorni Madrid, che vive l’esperienza delle “Giornata Mondiale della Gioventù, ed è portata da migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo, che hanno scoperto, o stanno scoprendo che esiste una speranza che non delude, e che va oltre quello che possiamo vedere. Il messaggio di amore e di pace di questa rivoluzione lo porta Papa Benedetto, che parla con la semplicità e la serietà di un nonno, che di rivoluzioni ne ha vite tante, e che ha capito che una sola è quella che conta. E l’incontro con Gesù che cambia la vita, è Lui che trasforma ogni istante dell’esistenza, la arricchisce, la trasforma, senza togliere nulla di quello che rende la vita di ogni uomo ricca, forte, bella e speciale, ma la riempie di un Amore che non muore, di una speranza che va oltre la morte, di una conoscenza personale che arriva fino all’intimo di ogni uomo. Scoprire questo Amore su di te, e che tu stesso puoi portare lo stesso Amore agli altri, è già da sé la rivoluzione, ed essere amati e amare così, è quello che tutti noi aspettiamo e speriamo per la nostra vita e per la vita degli altri. L’attesa, la tensione è quindi verso questo orizzonte, verso questo abbraccio infinito che ognuno di noi vuole trovare. Vigiliamo in attesa, concentrati e con lo sguardo sempre rivolto verso quello che va oltre ciò che possiamo vedere. Come il gatto.

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