Grandi speranze

Il momento è arrivato. Si parla di lavoro. Nel percorso di un trentamenouno che si rispetti c’è anche la precarietà e l’affannosa ricerca di occupazione. Quando ho cominciato a scrivere su questo blog, ormai 3 mesi fa, ero nel mezzo di una rivoluzione, mitigata dolcemente da un contratto troppo buono per parlarne male. Il mio contratto di lavoro è scaduto, e non è stato rinnovato. Sono quindi rientrata nel profilo base dei miei coetanei: laureati, specializzati e inesorabilmente precari. Eppure, nonostante tutto non riesco ad essere in crisi. Sarò troppo superficiale, o troppo ottimista,  oppure semplicemente ancora non ho assimilato bene l’idea, eppure sono convinta che ci sia un bene anche in questa situazione. Non solo perché  ora ho la possibilità di andare oltre, di guardare l’esperienza che ho accumulato in questi mesi con fiducia, ma anche perché la fine di questo contratto mi ha fatto scoprire tante cose troppo belle per essere dimenticate.

Ho toccato con mano la riconoscenze di tante persone, anche di chi per mesi non mi ha mai rivolto la parola; ho sentito l’affetto di tanti che mi hanno salutato, oltre alla sorpresa di un saluto particolare, pieno di affetto paterno da parte di uno dei capi. Io sono grata di tutto questo.

E’ vero, mi sono lamentata spesso e volentieri di questo lavoro, l’ho odiato in molti momenti, soprattutto il sabato e nei festivi, ma gli sguardi i sorrisi e le parole di certe persone in questi giorni mi hanno segnato. Sono i grazie ricevuti a restare nel cuore, più che gli scontri e i confronti, e il riconoscimento del bene realizzato con il tuo lavoro, che va ben oltre l’immaginabile.

…Mmmm,  qui c’è qualcosa che non quadra, qui è passato qualcosa che va ben oltre quello che io h saputo fare da sola, con la mia bella faccetta e con la frangetta sempre spettinata: vuoi vedere che un po’ di quella Luce che avevo chiesto di portare ogni giorno, nella fatica del lavoro, è  passata? Il buon Dio mi ha donato un visino gradevole, di due occhi grandi e scuri, di un sorriso aperto che, unito alla capacità di ridere, rende più facile illuminare il viso  – certo, dieci centimetri in più di altezza sarebbero stati ancora più graditi, ma tutto sommato va bene così -, ma tutto rimane sempre limitato all’umore del giorno, e al livello di entusiasmo e gioia di vivere del momento, troppo labili per farci affidamento. Mi spiego meglio: se la mattina splende il sole, il mio motorino non fa storie e l’ipod  sceglie per me i migliori pezzi degli ultimi 30 anni di musica, trovo tutti semafori verdi e  arrivo dove devo arrivare in 15 minuti netti, se poi le scarpe non mi fanno male, il trucco non cola e i capelli sono a posto, io sono la donna più sicura di me, sorrido a tutto e a tutti e lascio trasparire immediatamente un senso di pace e di gioia. La magia è destinata però a durare poco: basta un temporale mentre sono in motorino, che mi costringe a trasformarmi in un pescatore di trote canadesi, con poncho e stivaloni altezza ginocchio, uno dei miei malditesta del lunedi mattina, un paio di jeans scomodi e le scarpe troppo alte per correre, o semplicemente il 28° giorno del mese, ed ecco che divento “Miss Schifezza Party”.

Il punto è che non si può vivere sull’ottovolante tutti i giorni della vita, e questo continuo andare e venire è faticoso, oltre ad avere poco senso. Ho imparato che c’è qualcosa, o meglio qualcuno, che prende su si sé tutto quello che sei, nel bene e nel male, e che sa – solo Lui sa –  dove va la tua vita. Se ti lasci prendere per mano e accetti di fidarti di Lui, allora può fare cose grandi. Ce lo insegna una donna, Maria, che in certo momento, messa di fronte ad una scelta ha risposto “eccomi” per poi continuare a dire, appena poco tempo dopo: “grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente, ha guardato l’umiltà della sua serva”. E se, al minimo politico, avesse fatto lo stesso come me? nel corso di questi mesi, ho cercato giorno dopo giorno la Sua presenza in quello che vedevo intorno a me, e con fatica ho cercato di offrire gioie e dolori del lavoro, e non perché fosse piacevole o facile farlo, ma semplicemente perché non sapendo come affrontare cose più grandi di me, né dove mettere le mani o la parola in certi momenti e nei rapporti con alcune persone, diventava necessario chiederGli aiuto. Questa ondata di riconoscenza, questo mare di affetto che  ho sentito su di me sono il risultato.

Posso ripartire da qui. I miei limiti li conosco bene, e so perfettamente che rischio di di lasciarmi cullare dall’accidia e da quel torpore che ti fa sembrare il divano di casa come il posto più bello e comodo del mondo, ma so anche che la mia vita può essere usata per grandi cose, se la affido a Lui; questo pensiero insieme all’esperienza accumulata, mi da’ maggiore speranza nella ricerca. Quindi maniche rimboccate, occhi e orecchi aperti alla ricerca del Bene più grande e all’ascolto anche di tutti i campanelli umani che sanno avvertirmi dei pericoli: lo Scuotitore di cui ho già parlato in questo blog, è uno di questi e già  ha avuto modo di svegliarmi, di nuovo. Anche per questo posso dire grazie.

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4 thoughts on “Grandi speranze

  1. Sono contento di aver scoperto il tuo blog! come vedi, sono venuto subito a leggerlo… e mi piace davvero molto come scrivi, oltre naturalmente quello che scrivi! Brava! C’è proprio bisogno di parole belle e piene di speranza in questa rete mondiale dove circola in genere molto cinismo che serve solo a deprimere chi legge… una ventata di buon senso non può che far bene!!!
    P.R.

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