La musica del Maestro

Lo sapevo che sarebbe finita così. Era chiaro fin dall’inizio.

Ho voluto rivedere la scena finale dal film “Il pianista” di Roman Polanski (Lo conoscete? È la storia vera dell’odissea di un pianista ebreo nella Varsavia occupata dai nazisti – se non lo conoscete lo consiglio caldamente). Il pianista, che per tutto il film è rimasto nascosto, e un generale nazista si incontrano faccia a faccia. Dialogo all’osso, pianoforte a coda al centro della scena;  il protagonista si siede al pianoforte e suona la Ballata n.1 op.23 di Chopin. Questa scene e in realtà tutto il film provocano nella sottoscritta due effetti ben noti: il primo, fiumi di lacrime. Il secondo: desiderio  di correre al pianoforte, non per suonare, ma per “rovinarmi le dita” sui tasti, secondo la modalità che preferisco: porta chiusa, niente metronomo, possibilmente niente sordina. E’ la modalità “Io suono come mi pare, non mi scocciate”.

Così approfittando della domenica, e con la scusa di  dover esercitare il pollice della mano sinistra, rimasto  recentemente offeso in un incidente domestico, ho rispolverato gli spartiti e mi sono rimessa a suonare, Chopin ovviamente, con l’illusione di rifarlo esattamente come il pianista nel film.  Anzi, ancora meglio: dita lanciate in velocità,  pedale messo a caso, lettura a senso. Dopo il primo tentativo ho inserito la sordina, giusto per non disturbare, ma il senso non cambia: l’ho già detto, io suono come mi pare. Il risultato dell’impresa: un valzer stropicciato, collo e schiena incriccati, e il ritorno del tutore alla mano, a grande richiesta del pollice che poco ha gradito l’improvvisata. Ecco cosa succede a riprendere di colpo qualcosa abbandonato per lunghi mesi, e pretendere di farlo a naso, senza avere la pazienza di seguire le regole del gioco, quelle che qualcuno più esperto di te ti ha insegnato.

Nella musica le regole sono chiare: le note sono diverse, ci sono le pause, gli accordi, le tonalità, le ripetizioni, gli abbellimenti; devi conoscere il tempo in cui si suona un pezzo, e per questo esiste il metronomo, che devi saper regolare e seguire, sennò diventi matto. E poi c’è la tecnica: le braccia, le mani, le dita, persino i piedi sui pedali devono essere in una certa posizione, per dare più forza al suono, per essere più agili e scattanti, e per non distruggerti la schiena mentre già ti stai ammazzando a suonare Bach. E se suoni un quattro mani? Lì occorre concordare con l’altro perfino il modo di respirare, perché spesso gli attacchi si danno proprio con i respiri. Così il suono esce in modo corposo e limpido, così si costruisce la melodia. Un  pianista, anche il più geniale, ha alle spalle tutto questo. E non può improvvisare nulla fuori dalla padronanza assoluta di queste regole. Le conoscevo anch’io, ed ero allenata a metterle in pratica, pur non essendo affatto geniale.

La musica, come tutte le cose belle, non si improvvisa, o meglio, non si improvvisa da subito:  ci vuole studio, allenamento,  e la pazienza di mettersi lì per ore a ripetere lo stesso passaggio. E soprattutto ci vuole l’umiltà di zittire l’orgoglio e stare ad ascoltare qualcuno che ti spiega le regole, che ti guida nell’eseguirle e che ovviamente ti corregge. Ah, dimenticavo: tutto questo non è facile, nè divertente, nè gratificante sul momento, ma proprio per niente. E’ semplicemente….necessario.

In orchestra tutti seguono le indicazioni del direttore.  E’ lui il punto di riferimento: partitura alla mano, conosce tutti gli strumenti, e sa come devono essere armonizzati per produrre il risultato ideale.  Il direttore d’orchestra  viene chiamato “Maestro”, al maiuscolo. E  io, che non ho mai suonato in un orchestra, quando leggo Maestro scritto al maiuscolo, penso ad uno solo, l’Unico che ha davvero il copyright di questo nome.

Anche Lui conosce tutti gli strumenti della sua orchestra e sa quale melodia ha affidato a ciascuno. Il problema è che spesso i suoi musicisti non lo seguono, e vogliono suonare senza regole, come vogliono, e raggiungere comunque la meraviglia dell’armonia finale. E Lui lascia tutti liberi di suonare  da soli, pur sapendo che solo nell’unione con Lui esce fuori la musica migliore, pur non facendo mistero delle regole pratiche  fondamentali per costruire l’armonia ( Matteo le riporta chiaramente, dal cap. 5,17 a 7,28 e sono quelle che servono a costruire…sulla roccia). Ci ha pure avvertito: “Senza di me non potete fare nulla” (Gv.15,5): se ci allontaniamo da lui, dalla sua mano che guida e dirige,  se vogliamo improvvisare a caso, noi ci perdiamo e suoniamo “deboli”. In poche parole è come se  avessimo a disposizione un pianoforte a coda e lo suonassimo sempre con sordina inserita: il suono esce, magari è anche bello, ma è attutito e arriva fino ad un certo punto. Si perde la metà della bellezza, insomma. Il nostro rapporto con il Maestro è spesso così, con il silenziatore, con la sordina, perché sotto sotto non ci fidiamo,  perchè pensiamo di essere in grado di farcela da soli, sempre e su tutto, o semplicemente perchè il Nemico ha saputo mettere in pratica tutte le tecniche, come il maestro Berlicche insegna al suo apprendista (Claudia, prima o poi te lo restituisco, prometto!).

“Imparate da me, che sono mite e umile di cuore e troverete ristoro per le vostre anime” (Mt 11,29): la vita del discepolo comprende l’ umiltà del lasciarsi accordare dalla mano del Maestro, nel lasciare che le corde della vita, così fragili e ingarbugliate, si lascino tirare da Lui. Non sempre senza sofferenza, perchè farsi tirare, farsi lavorare non è una passeggiata. Possiamo essere tromboni, pianoforti, flauti traversi, persino il piccolo e delicato triangolo: solo uniti al Maestro sappiamo raggiungere il massimo dell’armonia per cui siamo stati pensati, e solo quando siamo pronti a fare nostre le regole del gioco, ad accettare con pazienza i tempi che vengono da Lui, possiamo essere Musica per gli altri,  e risuonare di una Bellezza piena e irresistibile, perchè è richiamo potente verso l’Unico, vero, Maestro.

A proposito, ecco la scena del film di cui sopra. Nel dubbio, io preparo i fazzoletti.

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6 thoughts on “La musica del Maestro

  1. “…guarderanno a Colui che hanno crocefisso!…”
    Lo sguardo Verso il Maestro è verso l’alto, nella direzione dello Spirito!.
    Oggi molti guardano in orizzontale, verso un’orizzonte disumano, dove: “homo homini lupus!”.
    Siamo gravati dalla pesantezza della nostra estrema materialità, e la nostra Anima ha le ali impregnate dal catrame scuro del male!.
    Il Maestro può dirigerci per una dolce melodia, solo che noi suoniamo Amore dentro noi:
    “Io sono la Via, la Verità, la Vita!”.
    Un cordiale saluto Clapsy

  2. Grande Rosati! sembra di leggere una pagina di Teresa di Lisieux !!!! … chissà se non siamo davanti alla IV donna che diventerà Dottore della Chiesa??????? … ai posteri l’ardua sentenza… (ma secondo me sei sulla buona strada!!!)

  3. Pingback: La musica del Maestro « Sposati e sii sottomessa

  4. Brava e grande Maria Elena, ‘rubo’ anch’io il tuo post e lo condivido con M* un’amica Speciale che in questo momento ha bisogno di scoprire (come tutti d’altronde) che cosa sia la pazienza e l’attesa curiosa del Maestro che irrompe con discrezione e rispetto nella nostra libertà (un buon sacerdote ripeteva che “Dio ama la nostra libertà più che la nostra salvezza!”). Sono certo che le farà bene leggerti.
    Grazie e continua così.

  5. Bellissimo film, incantevole musica e bellissimo post.
    Complimenti Elena.
    Hai colto un momento che capita, spesso e volentieri, anche a me.
    Capita spesso che, rincasando da lavoro, entro in casa, butto tutto sul divano e mi getto letteralmente per un’ora sul pianoforte. Con le dita e le braccia che, dopo qualche canzone, implorano pietà per la disabitudine a tutto quell’esercizio.
    Ma la musica mi rilassa, mi regala un momento distaccato dal mondo. Mi ricorda che abbiamo tutti l’opportunità di creare qualcosa dal nulla.
    Talvolta metto da parte Bach, Einaudi e Allevi per dar spazio a qualche mia fantasia, e non c’è cosa più bella. Con il cellulare spento e nessuno in casa puoi ritagliarti un momento altrimenti perso per sempre.

    Un saluto, Rudi
    http://rudiexperience.wordpress.com/

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