Cadute di uairless

La bellezza della connessione senza fili è che puoi accendere il tuo portatile e accedere ad internet  in ogni posto e in ogni momento, anche se, per dire, sei appena uscita dalla doccia (ma se in bagno la rete prende troppo bene, come resistere?).  Sempre collegato, sempre aggiornato, sempre informato, con la possibilità di reperire le informazioni indispensabili quando vuoi e come vuoi. La comodità di avere tutto a portata di mano.  Bello vero?

Fino a che……

Fino a che un bel giorno il uairless decide di non funzionare più. Tragedia. Senso di smarrimento, espressione di disperazione sul volto. Possibile che non funziona, proprio oggi che avevo deciso di leggere tutti gli articoli possibili immaginabili su tutti i siti online del mondo? Proprio oggi che dovevo mandare quei mille curriculum fermi lì da circa tre mesi? Proprio oggi che dovevo inviare un articolo (questo è vero, e in realtà gran parte del disagio   e del disappunto nascono proprio da qui)…. Due giorni senza internet e alcuni momenti della giornata sembrano più vuoti: la connessione aperitivo prima di cena, ad esempio, o quella dopo cena, per vedere se nel giro di due ore è cambiato qualcosa. E se poi qualcuno mi deve contattare per comunicarmi qualcosa e io non posso aprire le email? Cosa succede quando il uairless non c’è?

Superato il panico iniziale succede che dopo che aver perso la prima ora di aggiornamenti di stato di Facebook, il primo giro di notizie dai quotidiani online, e dopo aver avvertito di non mandare email perché “tanto non posso leggerle”, ma di chiamare al telefono, ti accorgi che, tutto sommato, sei ancora viva e non stai poi così tanto male.

Succede che, improvvisamente disconnesso dal mondo, provi quella sensazione strana di essere un po’ fuori da tutto, che per chi guarda al mondo spesso con perplessità non è poi il peggio del peggio.  (Io mi ci sono trovata bene visto che ho saputo mettere ko anche l’unico paracadute a disposizione delle mia capacità informatiche, una pennetta che ho lasciato attaccata e che si è scaricata, senza che facessi nemmeno lo sforzo di ricordare che era lì. Incredibile, non ti puoi fidare nemmeno dei paracadute. )

Succede che staccato, scollegato, in questo strano silenzio tecnologico, hai il tempo di accorgerti che stai respirando, che la vita scorre sotto ai tuoi occhi in diretta, e non da un filmato su YouTube, e che a Roma in questi giorni non c’è nemmeno una nuvola in cielo. E  te ne accorgi da solo, senza nemmeno il suggerimento del servizio meteo online, una bella soddisfazione.

Succede che, senza poter contare sui Wikipedia, riprendi l’abitudine di leggere un documento cartaceo per informarti, e ovviamente riattivi tutte le tue capacità investigative da topo di biblioteca per rintracciarlo,  e che parli con le persone, dal vivo. E poi succede anche che, per 48 ore, ti perdi qualche migliaio  di quelle parole da cui sei bombardato ogni giorno, diventando così improvvisamente sordo alla necessità impellente di commentare tutto e tutti, di sapere tutto, di vedere tutto. Una sfida alla vanità perché evidentemente sei costretto a perderti qualcosa, e, una prova di umiltà, perché non puoi dire-fare-mostrare tutto quello che vuoi come vuoi, e perchè capisci pure che il tuo contributo diffuso su ogni argomento non è sempre, assolutamente necessario.

Infine i black out di questo tipo chiamano anche il confronto diretto con l’esperto informatico di turno (da queste parti è il fratello, ma  ognuno può applicarlo alla propria esperienza, riferendolo a chiunque altro abbia una conoscenza informatica superiore), una consulenza al volo. Perchè  di norma l’informatico di turno non incappa nelle cadute di Uairless, e comunque ha sempre un modo per risolvere il problema. Dalle mie parti la consulenza produce le seguenti reazioni, secondo un copione abbastanza conosciuto: parziale interesse iniziale alla notizia “oh, oggi internet non funziona”, seguito da distesa di silenzio, per arrivare alla fine ad uno scoppio esasperato quando tu fai semplicemente notare che il famoso cartello “contattare l’amministratore del sistema” vuol dire che  forse c’è qualcuno da contattare per risolvere il problema. Perché, almeno nel mio caso, questo è positivo? Perché dopo aver eseguito il copione, poi l’informatico si applica, e riesce a risolvere l’arcano in un tempo stimato fra i 5 e i 30 minuti,  riaccendendo nella povera incompetente un moto di ammirazione, e un sottile filo di invidia per l’abilità.  E perchè nel frattempo hai avuto l’occasione per confrontarti, parlare,  anche discutere tra fratelli, senza troppe formalità: uno sport a cui siamo allenati fin da piccoli, a diversi livelli di voce in base alla gravità dell’argomento trattato, e  in cui possiamo esprimere la nostra destrezza in modo più schietto quando qualcosa non va, mentre quando tutto funziona  a dovere la cosa avviene più raramente.

Ovviamente alla fine il uairless è tornato più forte e più gagliardo che pria, e il suo ritorno è stato accolto con  un entusiasmo che è inutile nascondere. Tutto ritorna alla normalità dell’altro ieri, quindi. Eppure, nonostante i disagi, questo silenzio a me non è dispiaciuto: un po’ di distacco dalla giostra, e dalla versione online di me stessa, ogni tanto, ci vuole. Certo magari la prossima volta mi preparo meglio, ricarico la pennetta, e studio le mosse dell’esperto informatico: anch’io voglio capire come fa.

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12 thoughts on “Cadute di uairless

  1. Sono piccoli shock che cerco di riprodurre più frequentemente, e fedelmente, possibile.
    Ma con il desiderio poi di tornare – rigenerata e con un rinnovato senso della misura – a leggere milioni di pagine online solo per scovare quelle due o tre, come questa – che ti fan gongolare per il piacere di leggere un buon testo, una storia semplice e condivisa ma che tu non avresti saputo tirar fuori così, e via discorrendo (disse il giovane Holden).

    Approdo qui da “Sposati e…”, se ho ben capito il tuo blog è neonato: dunque, intanto, buon lavoro (e divertimento!).

  2. E brava ancora M. Elena!
    La tua leggiadra ironia e la fluidità dello scrivere ti corona come promettente scrittrice e non appena di blog.
    Facci sapere quando questo accadrà e sono certo che Costanza ed il suo staff ti faranno da sponsor.
    Grazie ancora.

    P.S.: anche questo lo condivido con M*, bianca Pagliuzza al di là del mare…
    P.P.S.: quando metterai anche tu il bottone per la condivisione tramite mail? i tuoi post sono condivisibili e meritano di essere fatti conoscere anche a chi (come me) non è su Facebook o Twitter…

    • Ciao! grazie davvero!! Purtroppo le foto non sono mie, magari sapessi fare foto così belle! Quando ho aperto il blog ho caricato qualche immagine dei paesaggi “miei”, cioè quelli del cuore, ma con l’ evidente incompetenza informatica che mi contraddistingue non sono riuscita a metterle come sfondo come avrei voluto……magari chiedo una mano all’Esperto Informatico……

  3. Io amo il mare. Quando dorme e quando si arrabbia. All’alba, al tramonto. Di notte.
    Leggendoti, però, mi hai portato in alto.
    Ho visto le vette. Fiere, solenni, muso puntato verso l’infinito.
    Un gran bello spettacolo. Anche per chi, come me, ha il mare dentro.
    Grazie

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