Cronaca del Tempo Ordinario

Poter partecipare alla messa tutti i giorni è un dono. Potersi accostare tutti i giorni al Corpo di Cristo presente nell’ Eucarestia è una Grazia, un privilegio che forse troppo spesso diamo per scontato. E’ proprio lì la chiave di volta della vita, è da lì che si parte per costruire tutto. Eppure a volte anche la messa può diventare un terreno di battaglia.

Ci sono giornate in cui l’attenzione si perde mille e mille volte, proprio come una pecorella che si allontana costantemente dal gregge; mezz’ora di messa può trasformarsi così in una lotta, un braccio di ferro tra la tendenza a divagare e il desiderio del cuore di offrire tutto al Signore, con lo sguardo diviso tra il tabernacolo e la realtà che ti circonda. In questi momenti, quando le difese si abbassano perché si è più stanchi o affaticati o perché si attraversa una fase di silenzio e aridità nella preghiera, si è molto più vulnerabili e deboli agli stimoli, o meglio agli attacchi, che vengono da due fronti, tipo missili terra – aria. Il primo attacco è sempre, ovviamente, quello del Nemico, pronto a suonare la sua melodia e a fare sentire la sua vocina. E poi ci sono i fattori esterni, i rumori, le voci, i movimenti di quelli che sono intorno a te,  o anche semplicemente, il colore di un vestito, una borsa, un dettaglio minimo che attiri l’attenzione: tutti piccoli particolari che, se hai già le difese un po’ abbassate e sei già sotto l’attacco dal Nemico,  arrivano come bombe a compromettere un equilibrio già precario.

Provo ad avventurarmi in una  breve cronaca di questa lotta. L’ intento  non è  giudicare o criticare  la devozione degli altri, ma solo raccogliere e raccontare tutti particolari che tutti almeno una volta abbiamo notato durante la celebrazione della messa e che, nei momenti di maggiore difficoltà, sono fattori di distrazione fortissimi.

Siamo a Roma, ad una messa vespertina di una chiesa del centro storico; un nutrito gruppo di vecchine, quasi tutte con l’udito un po’ malandato e quindi con la necessità di parlare a voce alta; qualche bambino in vena di urli, un turista munito di macchina fotografica con flash, e il classico pellegrino con il telefonino acceso che squillerà nel momento meno opportuno.

<<Che ce vede?>> : la domanda irrompe alle tue orecchie mentre, trafelato per la corsa, ti sei appena seduto al banco ( dimenticavo , l’arrivo in ritardo contribuisce molto a sbilanciare verso la distrazione: il tempo in generale è un’arma che il Nemico sa usare benissimo). La vecchina seduta di fronte ti ha rivolto la domanda preoccupata che tu possa non vedere quello che succede sull’altare…un po’ come se fossi al cinema. La rassicuri, non c’è problema. Al suono della campanella ci si alza, inizia la messa. Tutto procede, se il microfono funziona a dovere; in caso contrario, nel tempo stimato di mezzo minuto, inizia il brusio fatto di “non si sente”, “il microfono !”, “ abbiamo problemi col sonoro”, che dura fino a che qualche anima pia risolve la situazione.  E nelle giornate di equilibrio precario, guarda caso, spesso il microfono non funziona.

<<Mi scusi, che ore sono?>> chiede una voce dietro di te, mentre il lettore dall’ambone proclama la prima lettura. <<Le 6 e 35>>, risponde la voce accanto, <<Ah, e chi è che celebra la messa?>> << Don Tizio >>  << Ah bene, grazie.>>. Il Salmo, il Vangelo…. e la domanda si rinnova : <<Mi scusi, che ore ha detto che sono?>>  <<Ora sono le 6 e 40>>  <<Oh Santa Rita, il mio orologio fa la 5 e 20!>> .

Tu intanto, con somma soddisfazione del Nemico, ti sei già persa sul Vangelo che il celebrante sta leggendo, e cerchi di ricostruire dalle parole che ascolti, ora che c’è silenzio. L’omelia ti aiuta a capire quello che non hai afferrato, sempre che il Nemico non ti faccia cader nel gioco delle somiglianze, per cui basta una parola  – fuoco, per esempio – per far viaggiare la mente su tutte le sue derivate: freddo, calore, forno…pizza, mangiare la pizza, eccetera. Hai riconosciuto la voce, la fermi, magari chiedi una mano all’Angelo Custode…

<<Oh, Sacro Cuore di Gesù!>>: un alto sospiro interrompe il silenzio che segue l’omelia e introduce l’Offertorio. Risuona dalle navate laterali una suoneria messicana a tutto volume, e uno sventurato pellegrino che, ovviamente, risponde in un sussurro: <<Sono in chiesa, non posso parlare!>>.  Qualcuno lo invita ad uscire in tre secondi netti  a partire dal primo colpo di maracas. “ Che sfacciato, tu queste cose non le fai mai, mica sei come lui” sussurra il Nemico all’orecchio, mentre intanto tu controlli se effettivamente hai abbassato la suoneria. E dire che hai lasciato il cellulare a casa apposta per evitare il problema. Intanto uno ha dato un colpo di tosse, e chissà perché, altre tre persone hanno risposto allo stesso modo. Bronchite diffusa o segnale in codice?

A questo punto, al limite dell’attenzione, ci accorgiamo della presenza del “suggeritore”. È quello cioè che parla molto veloce, e tende sempre ad anticipare le parole dei canti e delle preghiere, come se le suggerisse agli altri. Ecco, se in una situazione già carica di distrazioni iniziamo seguire anche lui, diventerà ancora più difficile capire quando e come portare avanti la preghiera. Intanto aggiungi un’ altra distrazione alle altre come offerta sull’altare.

Al momento della pace le mani si stringono e si sorride: puoi guardare le persone negli occhi,  e portare la  pace di Gesù, mica una cosa da nulla. E invece, anche qui….“Guarda la signora davanti a te, che brutto taglio di capelli che ha –  dice la voce del Nemico con nonchalance –  tu certe cose non le faresti mai!…E guarda quello, come prega scomposto…tu sì che sei un vero esempio di preghiera”. E’ un refrain che ti accompagna come sottofondo; quando, sopportando la voce ripetitiva, sei di fronte a Lui nell’Eucarestia, il giochetto si ferma: una Mano ti protegge, se necessario ti prende dolcemente per l’orecchio che hai lasciato scoperto alle chiacchiere del nemico, e ti riporta al posto.

Alla fine della messa, quando si intona il canto a Maria, si insinua un altro momento di possibile difficoltà. Se tutto va bene, il celebrante prende la nota giusta e tutta l’assemblea lo segue, viene fuori un canto meraviglioso e una preghiera commovente. Se al contrario la nota iniziale è troppo alta o troppo bassa, o semplicemente il canto parte male, viene fuori un canone stropicciato, da far venire i brividi. Perché a questo punto si formano due cori, quello di chi sta avanti, e quello di chi sta dietro: chi è avanti anticipa le parole e la melodia, chi è dietro segue e arranca, e chi sta in mezzo….si stordisce senza sapere con chi deve cantare, e alla fine fa un po’ per conto suo. Grazie a Dio, la Madonna è la Mamma, è come tutte le mamme accetta con amore e pazienza gli omaggi dei figli, anche quando sono scomposti e fatti male (basti pensare ai lavoretti per la mamma fatti a scuola da bambini per capirlo!).

“Piuttosto che seguire le messa così, meglio non andarci per niente” è un pensiero made-in – Nemico molto gettonato in questi casi, perché agisce sul senso di colpa e sulla vergogna naturale per i cinque pani e i due pesci che possiamo portare. Io non credo che abbia senso: la nostra incompletezza sta anche in questa nostra incapacità di regalarci da soli la preghiera perfetta, la concentrazione perfetta, la devozione impeccabile. Siamo limitati, lo sappiamo, e siamo uniti in questa imperfezione e in questo desiderio di cambiare. Nella parabola del Fariseo e del Pubblicano (Lc. 18, 9-14), entrambi sono in debito, ma entrambi vanno a pregare, anche se solo il Pubblicano che si ferma a distanza, si batte il petto e dice <<O Dio, abbi pietà di me peccatore>> alla fine viene giustificato. E noi, dove pensiamo di poter portare con fiducia tutti i nostri difetti, le nostre piccolezze, le meschinità del nostro carattere e la nostra attenzione così labile, se non all’Unico che ci conosce nel profondo e che ci ama infinitamente?

<<Io sono il Pane della Vita, chi viene a me non avrà più fame, chi crede in me non avrà più sete>> (Gv 6, 35): dove pensiamo di poter soddisfare la fame di perfezione, la sete di bellezza, di pace e di amore se non da Lui, che aspetta di curare le nostre debolezze? Vogliamo davvero perdere l’occasione di essere illuminati, riscaldati, guariti dalla luce del Sole,  per affidarci ad una misera lampadina fabbricata da noi? Nascondersi dietro l’orgoglio di essere migliori degli altri non cura, di questo siamo sicuri. Quindi è molto, molto meglio portare davanti a Lui tutto quello che siamo, offrire anche le distrazioni, e lasciare che sia Lui a curarle e a trasformarle. Anche perchè, ce lo ha spiegato mille volte: <<Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perchè senza di me non potete fare nulla.>>(Gv. 15, 5).

Certo, poi se cominciamo a correggere quei problemi tecnici, come azzeccare i tempi dei canti e delle preghiere, e se ci ricordiamo di spegnere il cellulare prima di entrare in chiesa, non facciamo un soldo di danno, anzi.  Come dice il professor Higgins alla sguaiata Eliza Dolittle in “My Fair Lady”: << Sarai molto più gradita al Signore se imparerai a non offendere le sue orecchie>>.

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4 thoughts on “Cronaca del Tempo Ordinario

  1. Sai? Anch’io ho assistito a simili situazioni!.
    Ho cambiato orario della S.Messa e alla fine ho trovato uno spazio più tranquillo e adatto ad una celebrazione liturgica. Anche se i commenti di sottofondo non mancano, quando inizia la S. Messa tutto tace!.
    Credo che sia anche importante parlarne con i sacerdoti, affinche parlino all’assemblea dei fedeli, di questi sottofondi inappropriati. E comunque, anche se è difficile sostare in una S.Messa, come quella che Tu descrivi, non dimentichiamoci che siamo lì per Il Signore, e a Lui va rivolta tutta la nostra attenzione, anche in mezzo a tale confusione di rumori inutili.
    Clapsy

  2. Grazie Elena!
    E quante volte anch’io faccio il “gioco” del Nemico… ma come hai ben detto tu, è meglio “portare davanti a Lui tutto quello che siamo, offrire anche le distrazioni, e lasciare che sia Lui a curarle e a trasformarle”, senza scandalizzarsene. Ovvero rialzandosi (o meglio inginocchiandosi!) sempre…

  3. giorni fa notavo a messa l’ottima tinta della mia vicina e pensavo tristemente che non avevo tempo per ritoccare la mia! 😉

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