Amici, non servi!

“Friends with benefits”  (FWB) vuol dire amici con benefici. Non serve essere inglesi madrelingua per capirlo. La domanda però sorge spontanea: che tipo di benefici? Una spalla su cui piangere? Un abbraccio? Un orecchio che ascolta pazientemente? Qualcuno che ti presta un ombrello quando piove a dirotto, o ti telefona per sentire come stai? Una voce che sei stai  sbagliando palesemente, te lo dice, anche a costo di farti stare male? Tutto questo, ma non solo. I benefici di cui si parla qui sono principalmente legati…al sesso.

Gli amici con benefici sono la nuova(?) frontiera della libertà nelle relazioni: sono amici che hanno rapporti sessuali senza avere una relazione stabile, cioè senza legami e/o coinvolgimenti  sentimentali profondi. In pratica quando la carne chiama violentemente, e non si ha nessuno tra le mani da spolpare, si può chiamare l’amico/a, perchè su di lui/lei puoi sempre contare. Fai quello che devi fare, e basta, amici come prima, e tanti saluti, basta con questo vecchiume dei sentimenti! Il beneficio  in questione dà un valore in più al rapporto tra i soggetti coinvolti, che possono contare a corrente alternata su un amico sincero e su un partner di letto  consenziente, sicuro e affidabile – mica uno sconosciuto qualsiasi! –  con la certezza che il cuore non rimarrà ferito. La pratica sta prendendo sempre più piede, tanto da essere stato immortalato  recentemente in un  ammiccante film da titolo omonimo, con Justin Timberlake. Secondo una ricerca condotta in Inghilterra e rimbalzata tra le pagine del Sun e dell’ Huffington Post, oltre il 34%  delle donne sceglie di avere amici di questo tipo, secondo una serie di motivazioni che vanno dal desiderio di divertirsi al  classico “è capitato, non ci ho fatto caso”.  Addirittura la dottoressa Vena Ramphal sull’Huffington Post spiega corsi e decorsi del rapporto FWB, e definisce anche tutta una serie di regole perché funzioni, tipo dare una durata limitata al rapporto, non raccontarlo ad amici e conoscenti in comune, definire quanto spazio dare all’amicizia e quanto al sesso.

Eppure non è tutto rosa e fiori: l’8% delle donne coinvolte dichiara di desiderare di più dalla relazione, e si aspetta uno sviluppo in senso positivo. Ed è  qui che la festa si rovina: uno studio condotto dall’Ithaca College di New York ha rilevato che questi tipi di relazioni sono difficilmente gestibili, per i troppi risvolti emotivi in ballo, e un altro studio pubblicato sul Journal  of Sex  Research lo conferma, sottolineando che sia gli uomini che le donne danno valore più all’amicizia e hanno paura di comprometterla, e anche che il tipo di rapporto così, svincolato da impegni, ha come diretta conseguenza che si possano avere contemporaneamente più amici beneficiari, esponendosi così a tutta quella serie di rischi che comportano i rapporti  occasionali “liberi”.

…Ma dai? Non avrei mai detto che sfruttare a proprio gusto il corpo e le emozioni di un’altra persona, di un “amico” addirittura, potesse fare male! Sciocca io che guardavo con un certo sospetto anche alla celebre teoria di “Harry ti presento Sally  – uomini e donne non possono essere solo amici perché il sesso ci si mette sempre di mezzo –  passando  mentalmente in rassegna tutti i miei amici  maschi, dalle elementari ai giorni nostri.

Sondaggi e ricerche a parte, questa storia degli amici con benefici è un trappolone meschino, e fatto pure male. Ci vogliono tre nanosecondi a capire che è un  tipo di rapporto che distrugge chi ci è coinvolto, aprendo un abisso di solitudine sotto i piedi, e che sfrutta e distorce l’immagine stessa dell’amicizia, abbassandola al livello di un rapporto servile. L’ idea di base è molto semplice: noi due ci siamo simpatici, e siamo amici,   ma diamo all’amicizia un punto in più solo se ci diamo soddisfazione a vicenda, se a vicenda diamo libero sfogo agli istinti e a quello che ci va, quando ci va, senza troppi scrupoli. A questo punto sarebbe meglio chiamarli non amici, ma servi con benefici. Chissà perché ma questa storia non mi quadra: conosco Qualcuno che ha detto “non vi chiamo più servi, ma amici….”

Gli amici, i veri amici, sono ovviamente persone coinvolte emotivamente in un rapporto. Se hai un amico vero e vai da lui in lacrime o con un sorriso a mille denti, non lo troverai fisso e immobile, tipo cartone della pubblicità. Piangerà con te, sarà felice con te, ti darà un buon consiglio, ti farà ridere, ti farà arrabbiare, magari ti darà pure due schiaffoni ben piazzati, ma ti farà provare l’emozione di un rifugio  e un conforto. Difficilmente ti offrirà una prestazione sessuale per farti stare meglio, o sbaglio?

Vogliamo parlare dei benefici  veri dell’amicizia?  Quali sono le prime cose che vi vengono in mente se ci pensate? Personalmente ho troppo poco tempo e spazio per elencare tutti i benefici che mi regalano gli amici, maschietti e femminucce, e che non hanno nulla a che fare con i più bassi desideri della carne. C’è chi mi ha insegnato quanto è importante esserci, semplicemente stando lì al momento necessario, senza dire nulla, chi mi insegnato il valore di un abbraccio, e anche chi mi ha fatto capire che mostrare le proprie debolezze, ogni tanto, fa bene ed è segno che si è umani. Gli amici dolcemente mi hanno dimostrato che io non sono il centro dell’universo e che il mio ombelico, per quanto bello, non è l’ombelico del mondo. Alcuni mi hanno insegnato ad apprezzare il valore del silenzio restando in silenzio, altri parlando troppo e spesso a sproposito, altri mi hanno fatto capire quanto è importante approfondire e sapere di cosa si parla, per non sparare delle balle clamorose (e, nel caso, è sempre meglio che sia un amico vero a correggerti!). E infine gli amici, soprattuto quelli non credenti, mi hanno fatto le domande che scuotono,  dando una bella botta al mio orgoglio di perfetta cristiana e dimostrandomi così che un cammino di fede non finisce mai, perché il traguardo è sempre più in là. Lascio meno spazio, poi, alle arrabbiature, le delusioni, le tristezze varie, le ferite e le enormi incomprensioni che certi rapporti hanno portato.

Ma come si  fa a non pensare all’amore che esiste tra gli amici, quando Lui ci ha detto chiaramente che è tutto il contrario? Il Buon Maestro, che è anche il Miglior Amico per eccellenza,  infatti, ci ha spiegato con le parole e i fatti che esiste un livello di Amicizia maiuscolo, che rappresenta addirittura l’apice dell’Amore: <<Nessuno ha un amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici>> (Gv.15,13). L’Amico, quello vero, non il servo, è colui che è disposto a morire per te: avere amici così non è un beneficio, è una Grazia immensa, un dono di Dio che va custodito come il più prezioso dei tesori. Ridurre l’amicizia alla botta e via, alla soddisfazione della carne che ulula vuol dire che non abbiamo capito proprio nulla, e che forse dobbiamo riprendere in mano il libretto di istruzioni della vita. Lui, il migliore Amico, ci mostra la misura alta dell’Amicizia, la vetta a cui puntare, definendo anche che il modo per essere amici suoi è seguire il suo comandamento cioè amarsi gli uni gli altri <<come io vi ho amato>> (Gv.15,12), cioè fino a dare la vita per l’altro.  E se non bastasse anche l’Imitazione di Cristo  – terzo libro, cap. 42 –  dice chiaramente: “Su di me deve essere fondato l’amore per l’amico; in me deve essere amato chi ti appare degno e ti è particolarmente caro in questa vita; senza di me non regge e non dura l’amicizia; non c’è legame d’amicizia veramente puro, se non sono io ad annodarlo”.

Altro che rapporto libero e senza coinvolgimenti! Qui per vivere l’Amicizia al maiuscolo tocca scommettere, fidarsi e fondare tutto su di Lui. Ne abbiamo di  strada da fare, di cose da imparare, di legami sterili da tagliare: qualcosa però mi dice che, al livello di benefici, ne vale la pena.

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7 thoughts on “Amici, non servi!

  1. E’ capitato anche a me di avere degli amici di letto, se non scelti appositamente, selezionati fra i più intimi – o quelli che credevo tali.
    Non li ho cercati per una consapevole voglia di seguire un certo trend, ma evidentemente – col senno di poi – ho considerato che potessero coprire parte del vuoto che mi portavo dentro: ho operato una vera e propria analisi cinica delle mie relazioni e concluso che, forse, non avrei mai avuto di meglio… e tanto valeva ottenere almeno un “premio di consolazione”, un rapporto che tappasse le falle!
    Questo il ragionamento di fondo. E non mi pareva neppure di stare male, ma anzi di soddisfarmi per quel che era in mio potere.

    Inutile dire che la mia prospettiva è cambiata.
    Ma mi pesa pensare a quanto normale sentissi questo comportamento (ovvio: non tutti i miei amici erano di questo tipo, o li avevo così trasformati. Allora ed in seguito ho avuto anche amicizie leali verso di me, che mi ha permesso di essere leali verso di loro. Qualcosa di simile, se non ancora ispirato, all’amicizia che ci propone Cristo).

      • Grazie di cuore per questa testimonianza, e per il coraggio di aver guardato la realtà alla ricerca della verità nei rapporti.
        Quando ho scritto il post, ero – e, posso dirlo? probabilmente sono ancora – piena di ironia e sarcasmo verso il tipo di “amicizia” raccontati in questi studi, con una punta di rabbia per la presa in giro, (ma io a volte ho la tendenza ad infervorarmi presto!). Poi leggi le esperienze degli altri, pensi ai volti di chi hai visto o sentito raccontare cose simili, e percepisci, senti l’odore del vuoto, della solitudine, della mancanza di speranza che è sempre lì in agguato, e che attanaglia i cuori di tanti, i cuori di tutti forse in certi momenti. Questo tipo di rapporti sono basati sulla bugia, sull’inganno e bisogna dirlo forte, per dare una voce di bellezza e speranza….a tutti. A presto, e grazie.

  2. Grazie M. Elena per aver toccato con garbato realismo e profonda fede questo aspetto che può incrinare molte amicizie tra uomo e donna.
    Complimenti per la tua capacità di giudizio!

  3. Troppo buona cara M. Elena!
    Lasciati allora consigliare, se già non l’hai letto, il bel libretto di p. Ermes Ronchi “I Baci non dati”, Paoline Editoriale Libri che parla, con esempi sconvolgenti, dell’amore amicale.
    Sono certo ti piacerà.
    Un caro saluto, seppur virtuale, ma sincero!

    Mario

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