…In attesa

Novembre volge alla fine, dicembre è alle porte, manca meno di un mese a Natale: tutti i negozi sono decorati, le strade illuminate,   e l’altra mattina ho intravisto due operai che stendevano una guida rossa davanti all’ingresso di una gioielleria, gesto a dir poco bizzarro (anche se è vero che chi entra in questi tempi di crisi in gioielleria merita il tappeto rosso, almeno per il coraggio). Natale è nell’aria, non ci sono dubbi, e porta con sé quell’emozione, quel senso di bontà nel cuore, quel desiderio di cantare e di sorridere… e il classico copione delle feste.

Un copione che ogni anno prevede più o meno le stesse tappe, e cioè:

–       Contemplazione di luci e decorazioni

–       Sondaggi tra amici e parenti per rispondere alla domanda che sorge alla vista del primo alberello di Natale –  “E quest’anno cosa regalo?”

–       Corsa al regalo, conseguenza diretta del mancato adempimento del proposito simil- partenza intelligente  (non “parto alla 6 di mattina così non trovo traffico” ma “mi avvantaggio e faccio i regali ad ottobre”) : orde di gente stipate in qualsiasi negozio per comprare – come cantano Elio e le Storie Tese in una canzone sul tema, che riduco all’essenza meno volgare – “un portaspilli, un portafoglio, un portafiglio…qualcosa”. Questo comporta oggettive difficoltà di movimento, perché troverai la fila alla cassa anche per comprare le solette, divenute improvvisamente un simpatico presente per l’amico che ha sempre i piedi freddi, e – nel mio caso e in quello di altri privilegiati che abitano qui vicino – difficoltà anche ad uscire di casa, per la formazione di improvvisi banchi di gente fuori dalla porta.

E poi – ma solo a ridosso di Natale –  i capitoli “Indovina chi viene a pranzo – cena? “ (cioè l’incontro con parenti mai più visti da mesi, con cui condividere mangiate clamorose di cibi che durante l’anno non esistono, ma che a Natale ritornano prepotenti , carichi di condimenti e  tali da far diventare il bicarbonato il tuo migliore amico fino all’inizio dell’anno nuovo), e “Varie ed eventuali” , che comprende la tombola, il mercante in fiera, le carte, le noci, il pandoro e il panettone, il film di Natale, la promozione telefonica di Natale, il cenone di Natale, il pranzone di Natale, il pennicone di Natale, e così via.

In mezzo a tutto questo vanno ritagliati anche i momenti per preparare il presepio e l’ albero, apostrofi rosa tra le parole “ Dov’è la carta da pacchi?”, e “Questo portacarte di plastica a chi lo regaliamo?”.

…Che senso ha tutto questo? Perché sempre più spesso affrontiamo questo periodo dell’anno con crescente ansia nel cuore, con un senso di stanchezza prima ancora di cominciare? Non è che per caso, presi da mille cose, ci stiamo scordando perché festeggiamo?

Da ieri per la Chiesa è iniziato l’ Avvento, cioè il tempo di preparazione al Natale, che corrisponde all’inizio di un nuovo anno liturgico: cambiano i colori dei paramenti sacri, cambiano i canti della messa, cambiano le letture. Si rinnova tutto, insomma,  e soprattutto, si attende, e si lavora nell’attesa, senza lasciare nulla al caso.  Non un tempo sterile, ma quattro settimane per preparare la degna accoglienza a chi deve venire, la culla per il Bambino, e la capanna ai suoi genitori “stanchi del lungo viaggio”. Ma si può sapere per chi arriva questo Bambino? Arriva solo per chi ci crede, e allora sono pochi quelli chiamati a preparare ( e non si spiega, quindi, questa abbondanza di luci e addobbi) o arriva per tutti, soprattutto per i miseri, i poveracci, quelli che sono lontani da Lui?

Le letture della Messa di queste quattro domeniche di preparazione ce lo dicono chiaro attraverso Isaia, che parla non di grandi personaggi,  o  di gente già arrivata – per usare un linguaggio familiare – alla pienezza delle cifra, ma  di ribelli, cosa impura, panni immondi,  gente avvizzita come foglie, cuori spezzati, schiavi e prigionieri, afflitti. A Loro è riservato il “lieto annuncio”, loro chiamano l’arrivo del Signore, chiedono “ritorna, per amore dei tuoi servi”, e hanno paura di essere stati dimenticati. “Nel deserto  preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, spianate nelle steppa le strada del nostro Dio!”,  continua sempre Isaia, e sembra dire ”Sveglia, arriva davvero il Re, vogliamo fare in modo che trovi la strada!”. Dopo aver letto questo ti viene da pensare che addobbare gli alberi perché brillino dalle finestre,  riempire le strade di luci, perfino mettere la guida rossa davanti all’ingresso di un negozio, non ha alcun senso se non  viene fatto per segnalare l’ attesa, per spianare i sentieri, per illuminare il percorso, per dire “stiamo aspettando,  e lavoriamo perché nella notte Lui che deve arrivare trovi la strada verso le nostre case e i nostri cuori”.  Solo dopo questo tutte la altre tappe della festa, i regali, le tombole e i mega pranzi con i parenti sconosciuti assumono un valore e un significato. Mi vengono in mente i ricevimenti di nozze, quelli nelle grandi ville, in cui  c’è quasi sempre un viale alberato illuminato dalle fiaccole romane che segna il percorso verso la festa per gli sposi e gli invitati. Ecco, le luci di Natale indicano il cammino che porta alla lunga festa,  ma solo dopo l’arrivo del Re.

“ Il Signore rinnova tutto!” mi scrisse un’amica nel messaggio di auguri durante una vigilia di Natale particolarmente dolorosa. Allora era stata una consolazione immensa, e lo è ancora oggi, perché è la verità: il Signore arriva e rende nuove tutte le cose, e dona speranza e pace ai miseri che lo cercano e illuminano la strada per Lui, spesso senza nemmeno accorgersene.

Il proposito per questo Avvento è quindi lavorare per accendere la luce non solo all’esterno, ma anche all’ interno, dentro al cuore, sfruttare questo tempo per fare ordine e pulizia,  e preparare una stanza accogliente a Gesù Bambino, perché –  come ha scritto un altro amico in un altro messaggio di auguri qualche anno fa – “ trovi la sua culla dentro il tuo cuore, e ci si trovi talmente bene da non lasciarlo più!”. Io ci provo. Magari funziona anche per l’altro proposito – cioè seguire l’invito alla brevità che proponeva Paolo Pugni nel blog di Costanza Miriano –  che mi pare di aver già ampiamente disatteso. Buon Avvento a tutti!

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