Immacolata

Come si fa a parlare della Madonna? Quali parole si possono trovare che non suonino vuote, o troppo ardue da comprendere, per descrivere la Madre di Dio, la Tota Pulchra, l’Immacolata Concezione? Non ho avuto il tempo per arrovellarmi sulla questione, né per immaginare in che modo avrei potuto io, piccola trentamenouno, esibirmi in un trattato di eloquenza anche lontanamente degno di Lei, e dei Santi maestri di cammino che nel corso dei secoli hanno trovato parole meravigliose per descriverLa.

Prima che potessi farlo, infatti, mi è capitato tra la mani un libro di uno di questi maestri, Don Tonino Bello, intitolato “Maria, donna dei nostri giorni”: 31 capitoli, uno per ogni giorno del mese di maggio, interamente dedicati a Lei. Don Tonino Bello, vescovo dei nostri tempi, per cui si è aperto da poco il processo di beatificazione, uno da conoscere nel cammino verso la pienezza, lo ha scritto poco tempo prima di morire, nell’aprile del 1993. Io l’ho ritrovato qualche notte fa e, aprendolo a caso, sono capitata sul capitolo dedicato a Maria, “donna del silenzio”: l’ho letto tutto d’un fiato e mi ha talmente affascinato per la bellezza del contenuto e per la delicatezza con cui è scritto, che ho subito pensato fosse il post giusto per questa giornata. Perchè parla di silenzio, e in uno spazio come questo è bello ricordare il valore del silenzio, e perché dà voce allo stupore, alla dolcezza, alla meraviglia che tutti proviamo di fronte a Maria, Madre di Dio, e alla sua storia di donna, di madre, di sposa, “benedetta” e concepita senza peccato. Lo ripropongo quindi oggi, e auguro buona Festa dell’Immacolata a tutti!

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Maria, donna del silenzio

Tra i tanti appellativi mariani, in cui non sai se ammirare di più la fantasia dei poeti o la tenerezza della pietà popolare, ne ho trovato uno di straordinaria suggestione: Maria, cattedrale del silenzio.

Certo, oggi è difficile sperimentare il silenzio nelle cattedrali delle metropoli. Però chi vi entra condotto dalla voglia di pregare, troverà sempre l’angolo giusto. Sedendo e mirando, gli basterà sollevare lo sguardo al di sopra del pavimento, e il silenzio lo troverà nascosto lassù, nelle penombre delle arcate e tra gli incroci dei costoloni. Anzi, ancora più su. Perché, se si lascerà sedurre dall’ altezza della volta, si fingerà nel pensiero anche lui, come il poeta dell’Infinito, «interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete…».

Maria è appunto come una cattedrale gotica che custodisce il silenzio. Gelosamente. Non lo rompe neppure quando parla. Così come il silenzio del tempio che, là in alto, gioca con le luci colorate delle bifore e con gli intarsi dei capitelli e con le curve dell’abside, non viene rotto ma esaltato dal gemito dell’ organo o dalle misteriose cadenze del canto gregoriano, che salgono da giù.

Ma perché Maria è cattedrale del silenzio?

Intanto, perché è una donna di poche parole. Nel Vangelo parla appena quattro volte. All’annuncio dell’ angelo. Quando intona il Magnificat. Quando ritrova Gesù nel tempio. E a Cana di Galilea.Poi, dopo aver raccomandato ai servi delle nozze di dare ascolto all’unica parola che conta, lei tace per sempre. Ma il suo silenzio non è solo assenza di voci. Non è il vuoto di rumori. E neppure il risultato di una particolare ascetica della sobrietà. È, invece, l’involucro teologico di una presenza. Il guscio di una pienezza. Il grembo che custodisce la Parola.

Uno degli ultimi versetti della Lettera ai Romani ci offre la cifra interpretativa del silenzio di Maria. Parla di Gesù Cristo come «rivelazione del mistero taciuto per secoli eterni». Cristo, mistero taciuto. Nascosto, cioè. Segreto. Letteralmente: avvolto nel silenzio.

In altri termini: il Verbo di Dio nel grembo dell’eternità era fasciato dal silenzio. Entrando nel grembo della storia, non poteva avere altre bende. E Maria gliele ha offerte con la sua persona.

È divenuta così il prolungamento terreno di quell’arcano tacere del cielo. È stata costituita simbolo per chi vuol mantenere segreti d’amore. È per noi tutti, devastati dal frastuono, è rimasta scrigno silente della Parola: «Serbava tutte queste cose nel suo cuore».

Santa Maria, donna del silenzio, riportaci alle sorgenti della pace. Liberaci dall’assedio delle parole. Da quelle nostre, prima di tutto. Ma anche da quelle degli altri. Figli del rumore, noi pensiamo di mascherare l’insicurezza che ci tormenta affidandoci al vaniloquio del nostro interminabile dire: facci comprendere che, solo quando avremo taciuto noi, Dio potrà parlare. Coinquilini del chiasso, ci siamo persuasi di poter esorcizzare la paura alzando il volume dei nostri transistor: facci capire che Dio si comunica all’uomo solo sulle sabbie del deserto, e che la sua voce non ha nulla da spartire con i decibel dei nostri baccani.

Spiegaci il senso profondo di quel brano della Sapienza, che un tempo si leggeva a Natale facendoci trasalire di meraviglia: «Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo corso, la tua Parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale, scese sulla terra…».

Riportaci, ti preghiamo, al trasognato stupore del primo presepe, e ridestaci nel cuore la nostalgia di quella “tacita notte” .

Santa Maria, donna del silenzio, raccontaci dei tuoi appuntamenti con Dio. In quali campagne ti recavi nei meriggi di primavera, lontano dal frastuono di Nazaret, per udire la sua voce? In quali fenditure della roccia ti nascondevi adolescente, perché l’incontro con lui non venisse profanato dalla violenza degli umani rumori? Su quali terrazzi di Galilea, allagati dal plenilunio, nutrivi le tue veglie di notturne salmodie, mentre il gracidare delle rane, laggiù nella piana degli ulivi, era l’unica colonna sonora ai tuoi pensieri di castità?

Che discorsi facevi, presso la fontana del villaggio, con le tue compagne di gioventù? Che cosa trasmettevi a Giuseppe quando al crepuscolo, prendendoti per mano, usciva con te verso i declivi di Esdrelon, o ti conduceva al lago di Tiberiade nelle giornate di sole? Il mistero che nascondevi nel grembo glielo confidasti con parole o con lacrime di felicità? Oltre allo Shemàh Israel e alla monotonia della pioggia nelle grondaie, di quali altre voci risonava la bottega del falegname nelle sere d’inverno? Al di là dello scrigno del cuore, avevi anche un registro segreto a cui consegnavi le parole di Gesù? Che cosa vi siete detto, per trent’ anni, attorno a quel desco di povera gente?

Santa Maria, donna del silenzio, ammettici alla tua scuola. Tienici lontani dalla fiera dei rumori entro cui rischiamo di stordirci, al limite della dissociazione. Preservaci dalla morbosa voluttà di notizie, che ci fa sordi alla “buona notizia”. Rendici operatori di quell’ecologia acustica, che ci restituisca il gusto della contemplazione pur nel vortice della metropoli. Persuadici che solo nel silenzio maturano le cose grandi della vita: la conversione, l’amore, il sacrificio, la morte.

Un’ultima cosa vogliamo chiederti, Madre dolcissima. Tu che hai sperimentato, come Cristo sulla croce, il silenzio di Dio, non ti allontanare dal nostro fianco nell’ ora della prova. Quando il sole si eclissa pure per noi, e il cielo non risponde al nostro grido, e la terra rimbomba cava sotto i passi, e la paura dell’ abbandono rischia di farei disperare, rimanici accanto. In quel momento, rompi pure il silenzio: per direi parole d’amore!

E sentiremo sulla pelle i brividi della Pasqua.

Prima ancora che si consumi la nostra agonia.

(Don Tonino Bello “Maria, donna dei nostri giorni” – San Paolo)

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2 thoughts on “Immacolata

  1. Cara M. Elena, segnalo a te e ai tuoi lettori/amici questa meditazione di Suor Rachele Paiusco (Missionarie di S. Carlo), che ho ricevuto per mail:
    La memoria di Maria Immacolata mi torna presente tutte le volte che passo dal nostro cortile, dove c’è una bellissima statua di Maria che prega, al centro del muro, in mezzo ad alcune rose. L’abbiamo ricevuta in dono quattro anni fa dalle suore caldee, un ordine di religiose proveniente dall’Iraq. La loro casa generalizia a Roma ha ospitato i passi iniziali di noi Missionarie, nei primi due anni nella capitale. Quando siamo partite alla volta della nostra attuale casa alla Magliana, ci hanno salutate con questo dono.
    Non mi sono accorta subito di quanto fosse bella. Adesso, col tempo, mi stupisco sempre più frequentemente quando la guardo. È bianchissima, fatta di una pietra forte, compatta. È semplice, tutta raccolta in un mantello, immersa nella preghiera. È anche umile nel suo gesto. Quando la vedo spiccare su tutto il resto che c’è intorno, penso a tutta la vicinanza e a tutta la distanza che vivo dalla Madonna.
    Maria ha vissuto profondamente la coscienza di essere figlia. È sempre stata certa di appartenere a un Padre buono, all’Altissimo. Si è sempre sentita amata, guardata, si è sempre sentita parte importante dell’opera del Padre, del suo lavoro: L’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
    Mentre in me questa certezza a volte si offusca, e nasce il sentimento della solitudine, dell’incertezza dell’amore, Maria si sente da sempre una figlia amata e guardata, preziosa, curata, educata. Una figlia di cui il Padre si compiace sempre.
    Maria ha vissuto l’abbandono della verginità, ricevendo da Dio le persone della sua vita secondo il posto che lui assegnava: Giuseppe, Gesù, Elisabetta, gli amici di Gesù; prendendo dalle mani di Dio solo quello che lui le voleva dare, e poi amando intensamente tutti quelli che riceveva in dono. Ha vissuto l’abbandono dell’obbedienza, seguendo senza resistenze i fatti e le parole del Signore nelle sue giornate. Ha vissuto l’abbandono della povertà, pronta a cambiare casa tante volte, a conservare nel suo cuore solo l’essenziale.
    Quanta resistenza in me all’abbraccio di Dio! Il mio peccato si manifesta soprattutto con tante resistenze all’amore. Per Maria non c’era nessun impedimento, nessuna cosa tra lei e il Signore. Ha vissuto nella pace tutte le vicende della sua strada sulla terra.
    Maria ha trascorso tutto il suo tempo nell’amore. Una figlia amata, che si affida alla mano del Signore, ha fatto dei suoi giorni una risposta d’amore, per Gesù, per i suoi, per noi. È soprattutto questo che la rende così bella. La luce dell’Immacolata viene da tutto l’amore che vive, quello da sempre ricevuto e quello continuamente ridonato.
    Il mio male, quello degli altri, portano spesso delle ombre sul mio volto, sulle mie giornate. Guardando Maria le mie ombre lentamente si possono schiarire. La sua bellezza mi attira. E il suo desiderio di essere mia madre vuole percorrere tutta la mia grande distanza, vuole raggiungermi e portarmi con sé, vuole farmi una figlia che assomigli alla madre.
    È bello passare tutti i giorni davanti all’Immacolata, che spicca su tutte le cose della terra, e che desidera abitare nella nostra casa.

  2. Pingback: Cara Madòna | Seme di salute

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