Lettere a Gesù Bambino

Caro Gesù Bambino,

ti ricordi di me? Spero di sì.  E’ la prima volta che  ti scrivo: finora ho sempre interagito con uno tuo aiutanti nel periodo di Natale; no, non con Babbo Natale – a lui non ho mai creduto– ma con la Befana. Mi hanno raccontato che l’hai conosciuta quando  lei era ancora giovane, e aveva appena perso il suo bambino, e tu eri piccolo come ora:  l’hai guardata e abbracciata, e lei è diventata buona con tutti i bambini del mondo.  Da quando, però,  ho scoperto che ha delegato tutte le attività di distribuzione calze e regali a mia madre, e da quando abbiamo cambiato la cappa della cucina – noto centro si smistamento per le lettere della Befana! – ho smesso di scriverle. Ora che sono cresciuta, mi permetto di scrivere direttamente a te.

Quest’anno, tutto sommato, sono stata brava. Lo dicono le mie zie, lo dice la vicina,  lo dicono tante persone che ho conosciuto ultimamente. Ho lavorato, ma poi mi hanno mandato via, e ora aspetto di trovare un nuovo lavoro. Per il resto tutto bene, grazie. Vado a messa, dico le preghiere e anche il rosario, elargisco consiglio sui massimi sistemi, e faccio esegesi di articoli di giornale  e apologia delle trasmissioni televisive. Cosa ti devo dire? Grazie, perché è arrivato un altro Natale e va tutto bene. Cosa ti devo chiedere? Che l’anno prossimo vada tutto ancora così, e in più: fammi trovare il lavoro della vita, il successo, la sicurezza economica e affettiva. Vorrei anche un cappotto rosso, un paio di scarpe col tacco che non facciano male, un Kawai a coda nero, e un armadio nuovo. E, per non sembrare egoista, voglio anche più giustizia per tutti, e la pace nel mondo. In cambio prometto che sarò ancora più docile, e paziente, che non alzerò la voce, non dirò parolacce, che non mi infervorerò per la cose stupide, ma solo per quelle importanti. E che andrò a dormire presto. E poi….e poi… e poi…..

….No. Basta così. Se si decide di scrivere a Lui, non si può fingere. Proviamo a ricominciare da capo.

Caro Gesù Bambino,

so che ti ricordi di me. Io sono quella che ti ha ignorato, spesso e volentieri, per tirarti fuori dal cilindro solo in pochi, mirati momenti, per fare la figura della brava cristiana. Sono quella che ha parlato di te spesso a sproposito, e senza nemmeno conoscerti,  la stessa che per un certo tempo è venuta a trovarti in chiesa solo per non sentire sua madre o perché c’era quel ragazzo che le piaceva tanto.

Sono la ragazza che in una notte di qualche anno fa, seduta per terra in un ospedale, si è arrabbiata con un’ immagine di te da grande, in croce,  dicendoti chiaro che certe cose, io e la mia famiglia proprio non ce li meritavamo, che avevi sbagliato, e indicandoti, nei mesi successivi, le regole di comportamento da seguire con me. Io che spiego a te, che mi conosci da prima che nascessi, come comportarti,…Scusami. Non mi ero accorta che in quei momenti eri lì, vicino, pronto ad abbracciarmi mentre schiumavo di rabbia e di dolore. Grazie per avermi aspettato e consolato.

Sì, è vero, quest’anno ho lavorato tanto, ma mi sono anche lamentata altrettanto, e adesso, dopo mille buoni propositi, sta ancora cercandone un altro, di lavoro, sperando nell’impiego ideale, fatto di poca fatica, pochi sacrifici, mille gratificazioni, zero umiliazioni.

E’ vero, vado a messa più spesso di una volta a settimana, ma arrivo sempre trafelata, o in palese ritardo, e spesso mi assopisco, o mi perdo in mille pensieri; ah, sì, sono la stessa che prega il rosario con un senso di fatica incredibile, come se dovesse  ogni volta scalare una montagna.

Sono quella delle promesse fatte e non mantenute, dei libri comprati e mai letti, dei “forse – può darsi – ci provo”, elargiti a profusione al posto dei “sì, sì, no, no” che dici tu; la campionessa olimpica dello stile libero immaginario, principessa del “voglio farlo e lo farò…magari domani, perché ora sono stanca”, e anche del “non ci riesco, e non ci riuscirò mai”, sono  anche una delle più abili redattrici del “Quaderno delle lagnanze”, che prevede lamentazioni a tutto tondo su lavoro, famiglia, e prospettive di vita in generale.

Questa sono io, non il santino della lettera di prima.  Su questa base sono state distribuiti doni  di cui continuo a sorprendermi tutti i giorni. Per cui sì, è vero, che tanta gente parla bene di me, e mi riconosce  qualità che io nemmeno credevo di avere: fatta la scrematura, però, sui gesti che vengono lodati e che mi rendono più felice, mi sembra di trovare spesso la tua impronta….Quindi grazie.

Che cosa desidero per Natale? Ovviamente le cose che ti ho descritto nella lettera di prima: la sicurezza economica, le felicità eterna, essere bella, intelligente e simpatica a tutti, la salute per me, la mia famiglia e i miei amici, le scarpe, il cappotto, il pianoforte,  e poi cibo, giustizia e felicità per tutto il mondo. Ma accanto a questo ci sono dei doni che vorrei ricevere non solo in questo Natale, ma per tutti i giorni della vita.

Vorrei essere in grado di seguire per prima i consigli  e le perle di saggezza che elargisco a voce o via blog, perché a dirli o a scriverli sono brava, ma a metterli in pratica, sono un frana; vorrei non cadere nei tranelli nel Nemico, non lasciarmi cullare dalle sue malinconie o dalle sue angosce; vorrei lasciare il cuore sempre aperto al tuo lavoro, invece di mantenere della zone di ombra tutte per me. Vorrei essere sempre accordata, e risuonare della musica cristallina che tu hai pensato per me, nella pienezza delle note e dei suoni, anziché fare la parte del tamburo sfondato al centro, o del triangolo girato al contrario. Vorrei mantenere fede alla promesse che faccio a te, e agli altri, vorrei comprendere fino in fondo la potenza della preghiera e dei sacramenti, vorrei… vorrei…vorrei….Vorrei tutto, al punto che non so nemmeno io come spiegarlo. Mi aiutano i  salmi, che sembrano parlare al posto mio:

[…] “Crea in me, o Dio, un cuore puro/ rinnova in me uno spirito saldo /Rendimi la gioia di essere salvato/sostieni in me un animo generoso.”[…] (S. 50)

E ancora:

[…]”Mostrami, Signore, la tua via/ perchè nella tua verità io cammini/donami un cuore semplice/che tema il tuo nome”[…]. (S. 85)

Ecco cosa vorrei: il coraggio e la forza che mi mancano, il cuore semplice, sincero e puro, alla costante ricerca della verità che desidera; la gioia di essere salvata, e di vivere ogni giorno nella gratitudine per il dono di questa vita; un animo generoso per poter parlare di te, senza timori; la Grazia per compiere la tua volontà, per poter amare, e perdonare, come te.

Fuori da tutto questo nulla, nemmeno il regalo più bello, ha un senso pieno. E siccome San Paolo mi insegna che Dio Padre dona  a noi ogni cosa insieme alla Tua vita, data per me sulla croce (Rm.8, 31-32), so che, se chiedo, Tu (e Lui) concederete. In cambio non posso offrirti altro che questa imperfezione: sappiamo entrambi che io non sarò paziente, se tu non mi aiuti, che non sarò docile, se tu non mi rendi docile, che continuerò ad accendermi come un cerino alla prima critica, senza essere accordata a te, e che continuerò a girare male, come la vite spanata nel muro, che regge le cose a tempo limitato, se non mi raddrizzi.

Insegnami a volerti bene, Gesù Bambino, ora che sei così piccolo e indifeso, e domani, quando sarai grande e certe cose che dirai mi faranno tremare  i polsi. Insegnami a volerti bene anche quando non ti vorrò, quando avrò paura di te, quando non sentendoti più vicino a me, nel silenzio del cuore, penserò che ti sei preso una pausa, e vorrò fare altrettanto.  Insegnami a portarti agli altri, per risplendere di quella bellezza che sta  per rinascere con te, anche in questo periodo di buio, in questa crisi dell’economia e delle coscienze che sembra non avere fine.

“Vieni Signore, non tardare, perdona i peccati del tuo popolo”. Non tardare, perché qui ti aspettiamo, e le culle vuote ci fanno paura. Non tardare perchè senza di te, questo Natale non ha senso. Non tardare, perché qui abbiamo bisogno di speranza, pace e Grazia in dosi massicce, tutti quanti. E perdonaci se tante volte pensiamo di poterci regalare tutto il meglio, e di poterci salvare da noi stessi, senza di Te.

…E Buon Natale.

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10 thoughts on “Lettere a Gesù Bambino

  1. Posso firmare anch’io la tua lettera a Gesù Bambino? Ho appena trascorso una giornata inutilmente, sprofondata in una cupa tristezza… senza saperne il perchè… Sempre con questo Nemico che si fa beffe di me…
    Meglio ricominciare a combattere con la preghiera per lasciarmi nuovamente abbracciare e coccolare da Dio Padre, come meglio Lui crede…
    Buon Natale anche a te!

    • ….Cara Laura, tutta la mia vicinanza…spesso è proprio del periodo delle feste l’altro risvolto, cioè questa tristezza cupa e profonda di cui parli: è l’arma del Nemico per farci andare di traverso questi giorni di attesa piena di speranza per la nascita del Salvatore. Il Nemico vuole farci credere che anche questi giorni siano come tutti gli altri, anzi peggio, perché più carichi di fatica e stanchezza. “Ecco verrà il nostro Dio e un uomo della casa di David siederà sul trono; voi lo vedrete e gioirà il cuore vostro”, si canta nella novena. Facciamo quindi come i pastori: occhi puntati sulla capanna, per accogliere la Gioia che Gesù porta con sé.
      Un abbraccio…e tanti auguri per un sereno Natale!

  2. Ti ringrazio per l’impegno che metti nel mantenere aggiornato il tuo blog, penso che lo scrivere aiuti anche a fare più chiarezza in se stessi. io dirò una preghiera per te, per tutto quello che desideri e tu dinne una per me e per quello che mi sta a cuore. Buon Natale! Andreina

  3. Dicono sia stato il Natale piu’ “depresso” degli ultimi 10 anni. Crollo dei consumi, degli acquisti, della fiducia, della domanda e dell’offerta, etcetcetc..
    Forse per molti è stato il piu’autentico dei tempi recenti. Meno regali, zero ansia, nessuna aspettativa. Solo quella di vedere il Bambino nella mangiatotia che insegna a scorgere il sole dietro le nuvole.
    Grazie trentamenouno. Che Gesù Bambino ti ascolti..

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