L’ ingrediente segreto

Non mi piace iniziare scrivendo di qualcosa che sta per finire, anche perché questo è il primo post del nuovo anno,  ma è evidente: siamo agli sgoccioli. L’Epifania si porta via tutte le feste e con loro porta anche  le giornate passate in famiglia, con i parenti, nella maggior parte dei casi…. a tavola.

Sì, perché i giorni di festa sono  quelli in cui il cibo condiviso in famiglia ha un ruolo predominante. Non solo perché il banchetto permette di festeggiare e celebrare una festa dopo i giorni dell’attesa, della preparazione e magari delle rinunce, ma anche perché  segna un momento di aggregazione e di convivialità.

Non mi soffermo sulle esagerazioni di pranzi che durano  ore, o dei miliardi di euro in cibi sprecati (se è vero quello che scriveva Repubblica ieri,  pare che in queste feste abbiamo sperperato pane, carne e pesce per 1,32 miliardi di euro!), né tantomeno sul fatto che mentre le nostre tavole sono imbandite, dall’altra parte del mondo c’è chi patisce la fame (nel 1984 un consorzio di artisti inglesi, chiamato Band Aid,  scrisse una canzone che inneggiava proprio a questo, cioè al problema della fame del mondo che non si arresta a Natale). Pur comprendendo l’importanza di temi come questi, vorrei evitare di incastrarmi in discussioni sulla distribuzione delle risorse, che sarebbe lunga, carica di mille implicazioni socio –storiche – economiche e politiche, e certamente fuori dalla mia portata, e volare  davvero rasoterra, fermandomi semplicemente a pensare ai gusti , i colori, ai profumi e alla tradizioni di questi giorni di festa.

I colori sono quelli delle luci sugli alberi d Natale, per la strade, nei negozi e alle porte delle case, i colori della carte da regalo, dei nastri, della porporine, del costume di Babbo Natale, dell’argento della stella cometa, il bianco del lenzuolino di Gesù Bambino o del mantello della pecorelle, e il rosso, il blu, il verde. I suoni sono quelli dei canti di Natale, intonati con forza nelle messe solenni, o più timidi e miagolanti in quelle feriali, i campanelli, la calda voce di Frank Sinatra che canta Jingle Bells, il Gloria, suonato dall’organo, e per i più fortunati, la musica gracchiante, ma sempre affascinate, delle zampogne.

I profumi e i gusti, poi, vanno spesso a braccetto, perché sono legati proprio ai capolavori di culinaria che ritornano solo in questi giorni speciali: pesce e verdure, brodo vero (mica fatto con il dado!), polli e tacchini farciti, dolci tradizionali tipici, diversi da casa a casa, da regione a regione. Sono questi gusti, che durante l’anno dimentichiamo, a rendere speciali i giorni di festa. E sono gusti che ricordiamo non solo per la bontà del prodotto finale, ma anche per tutto quello che ci ricordano, e perché, in fondo, ci permettono di fare un viaggio nel tempo, e nella piccola storia che ci ha costruito.

Una storia fatta di riti e  tradizioni irrinunciabili, di piatti ricchi di ingredienti sostanziosi e  milioni di calorie, attesi e pregustati come coronamento di un anno di sacrifici e durissime rinunce, e  che sottolineavano l’importanza della festa, e di altri fatti di elementi poverissimi, che si potevano trovare in ogni casa in tempi di crisi nera, e che, mescolati insieme, si trasformavano in piatti regali. Una storia fatta di donne solide, orgogliose della loro abilità in cucina, di madri vere regine della casa, di padri dediti al taglio del pollo  e alla preparazione della tavola, di bambini ammaliati e rassicurati dal via vai in casa e dai profumi familiari; una storia di ricette segrete, tramandate di generazione in generazione, o di libri di cucina consumati dal tempo, sempre nelle stesse pagine, e trasmessi come un tesoro prezioso, perché, si sa che “oggi certi dolci  tipici non li fa più nessuno”.

“Il segreto è tutto nel polso” spiega  una deliziosa Audrey Hepburn  nel film “Sabrina” mentre, preparando una omelette, insegna ad un inappuntabile Humphrey Bogart come si fa a rompere le uova con una mano sola. Il segreto dei piatti delle feste, e delle tradizioni consumate a tavola, va ben oltre il movimento secco del polso. E’ il cuore con cui ogni cosa – e quindi ogni pietanza che ci viene offerta in questi giorni speciali –  è preparata a fare la differenza: in ogni biscotto di Natale, in ogni fetta di pangiallo carica di frutta secca, in ogni cucchiaio di salsa verde per il bollito, o di brodo con i cappelletti, c’è tutto l’amore, la tenerezza, e anche la capacità e l’affettuosa fatica di chi  vuole regalarti un momento di festa, vuole sottolineare la gioia di stare insieme, di condividere, di festeggiare,  di rinnovare, ancora una volta, una tradizione. C’è l’attenzione delle madri per i figli che non mangiano mai abbastanza, delle nonne che vogliono insegnare ai nipoti quello che loro hanno imparato, e raccontare loro per l’ennesima volta un pezzo di storia della loro vita,  degli amici che vogliono regalare ad altri amici un assaggio della loro terre di origine, delle loro tradizioni.  In un certo senso è come se ci venisse fatta una carezza.

Spesso nei giorni di festa tutto questo passa inosservato, e vince la noia, la pesantezza, la stanchezza automatica, e ci abboffiamo  così, senza nemmeno pensare  a quello che abbiamo davanti; chissà se invece, lasciandosi abbracciare dai colori, dai sapori, dai profumi  di questi piatti e dal valore profondo che portano con sé, non arriviamo a considerarli davvero per quello che sono, cioè doni di cui ringraziare.  In questo modo, forse, potremmo arrivare anche a sprecare di meno.

A proposito di tradizioni, scrivo queste  righe nel cuore della notte dell’Epifania, che da queste parti non è una notte qualsiasi. Tutti sono coinvolti nella preparazione della cena alla Befana e ai suoi aiutanti, in una tavola che viene imbandita prima che i bambini vadano a letto. Nessun elemento viene lasciato al caso: la tazza per il latte caldo, il cucchiaio, i biscotti, il pane, il vino, tutto è preparato meticolosamente per fare in modo che all’ospite atteso non manchi nulla.  Quando i piccoli vanno a dormire, ai grandi spetta il compito di preparare la casa all’arrivo della Befana, spostando i tavoli, tirando fuori le calze da riempire, e caramelle e dolci e cioccolatini. Gesti, semplici, ma carichi di un valore inestimabile, e capaci di farti tornare in pochi minuti , una bambina di quattro anni: pochi gesti divenuti storici, espressione di una tradizione  piccola e semplice, ma preparata, curata e sorretta da tutti, con immenso  amore. Leggere l’ emozione  e lo stupore negli occhi di un piccolo di tre anni, che  partecipa a questo gioco per la prima volta e che, dopo essersi assicurato che tutto sia a posto, saltella per la cucina in pigiama, lontanissimo dall’intenzione di andare a letto, ti allarga il cuore, e ti riempie l’anima e la mente di pensieri di gratitudine . Ma io sono solo una zia. Magari una mamma che disperatamente tenta di addormentarlo, quel bambino sovraeccitato, potrebbe pensarla diversamente.

…Buona festa dell’Epifania a tutti, quindi…e buon appetito.

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3 thoughts on “L’ ingrediente segreto

  1. Anch’io ho (quasi) sempre festeggiato la Befana, ma ammetto che non conoscevo questa tradizione e preparavo latte e cerino acceso solo per Santa Lucia. Alla Befana solo la calza pronta… eheh!

    Quanto all’ingrediente segreto, hai naturalmente centrato il punto.
    Trovo particolarmente vero e personalmente toccante il pensiero dei bambini rassicurati dal via vai dei parenti, dai profumi ed anche suoni noti e festosi che riscaldano. Ho certi ricordi in casa di mia nonna! ^__^

  2. Trentamenouno, sarà che è una giornata inspiegabilmente malinconica, ma con te, oggi, sono tornata bambina.
    Sto spegnendo le luci del salone: è il momento della processione al Bambinello. Siamo 6 figli, poi ci sono papà, mamma, zia ed una folla di parenti. Tu scendi dalle stelleeeee…intoniamo tutti..il piu’ piccolo di noi porta nel cestino Gesù..speriamo non lo faccia cadere..Le candele, le luci che riscaldano il cuore, la magia di una nascita.
    Ma c’é anche la Befana..Ssssst..bambini – raccomanda mamma – tutti a letto che se la Befana vi trova svegli passa e se ne va.
    1 pecorella, 2 pecorelle..14..19..34..47..50..ronf..E l’indomani i regali. Ed il carbone.
    Accidenti a te, Trentamenouno. Oggi è una guiornata inspiegabilmente malinconica.

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