Come i Goonies

Per chi è nato tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, il film “I Goonies” è un vero e proprio cult. Datato 1985, pensato da Steven Spielberg e diretto da Richard Donner, racconta la storia di un gruppo di amici adolescenti, di una piccola cittadina, che, dopo aver trovato un’antica mappa , partono alla ricerca del tesoro del  misterioso pirata Willy l’Orbo. Nella loro avventura dovranno superare terribili trabocchetti, affrontare i momenti di sconforto e di pericolo, e soprattutto, difendersi dall’inseguimento della Banda Fratelli, una famiglia di ladri siculo – americani, guidata dalla spietata Mamma, prima di arrivare alla conquista finale.

Visto almeno un milione di volte, è un film “rassicurante”, perché finisce bene, perché la voce di Cindy Lauper  che canta la colonna sonora, e i vestiti anni ’80 ti ricordano i fratelli più grandi, ma soprattutto perché racconta una bella storia di amicizia, e di crescita.

I protagonisti sono sette ragazzi, assolutamente imperfetti. Non belli, non brillanti, “scarti” agli occhi del mondo, come dice uno di loro all’inizio del film: c’è l’adolescente grassottello e con la “r moscia”, che parla a sproposito e racconta balle colossali, quello spavaldo che prende in giro tutti, ma che in realtà ha il cuore di panna, il fratello maggiore tutto muscoli, che non ha passato l’esame di scuola guida e non riesce a dichiararsi alla bella della scuola, che è oggettivamente isterica, ed ha un’ amica,  l’intellettuale del gruppo, con gli occhiali spessi e l’apparecchio ai denti. E poi c’è l’inventore che crea dispositivi che non funzionano quasi mai, e il capo spedizione, il più piccolo di tutti, balbettante, asmatico, ma con il piglio del condottiero. Una squadra che già in partenza sembra destinata a fallire, che è animata dall’incoscienza dell’età, ma anche dal desiderio di vivere un’avventura irripetibile, per sfuggire ad una realtà che non offre prospettive, e cercare un futuro migliore per la famiglia.

Il viaggio che compiono li  porta lontano da casa, dalle sicurezze, ma anche dalla paure e dall’angoscia dello sfratto imminente, in un percorso che si snoda tra caverne, antri spettrali, covi di pipistrelli.  Un viaggio di crescita e di maturazione,  che li porta a scoprire le loro capacità nascoste, il coraggio di combattere per difendere il bene, la forza per dire la verità (come dimostra l’eroico Chunk nella scena del frullatore!), e per accogliere senza paura chi è diverso, e non esiste agli occhi del mondo (Sloth, figlio mostruoso della Mamma Fratelli, tenuto nascosto e trattato come una bestia, che porta tutti in salvo alla fine.) Un viaggio in cui affrontano mille difficoltà, in cui provano il desiderio di mollare tutto e tornare indietro, e in cui vengono ingannati dalla conquista di finti tesori,  senza valore.

All’inizio, quando sono ancora in superficie, trovano una macchina per stampare banconote: in preda all’entusiasmo, si convincono che sia proprio quello il tesoro che stanno cercando. In seguito, dopo aver trovato i resti di un famoso esploratore, partito come loro alla ricerca del tesoro, arrivano ad una meravigliosa cascata, e ad un lago pieno di monete. La stanchezza e la fatica si tramutano nella gioia di essere arrivati alla fine, di essere riusciti nell’impresa. Ma anche questa volta è una finzione, perché la cascata è in realtà il fondo di un vecchio pozzo, e le monete sono i desideri espressi da altri. E’ in questo punto che sta la chiave di volta di tutto il film. Perché alla scoperta, segue lo sconforto e la decisione di tornare a casa e mollare un percorso di cui non si vede la fine, e la ricerca di una speranza troppo lontana, e di una possibilità di bene che sembra solo illusione. E’ qui che il più piccolo ricorda agli amici il motivo della partenza e fa vedere loro che la possibilità di cambiare la vita sta nel non fermarsi, nel raccogliere le forze per andare avanti, nella certezza che ci sia di più, che occorra cercare ancora, perché  la ricerca del tesoro,  da condividere con gli altri, non può finire così.

Una scena emozionante, da guardare con tenerezza, certo, ma anche la sintesi di un percorso di fede. Il viaggio dei Goonies è in fondo anche il nostro viaggio, dal buio alla luce, dalla vita minuscola alla Vita maiuscola, al seguito del Maestro. Anche noi cerchiamo una speranza che dia valore e senso all’esistenza, un tesoro prezioso che cambi la nostra vita; anche noi partiamo alla ricerca seguendo un impulso, una testimonianza, un suggerimento di bellezza che arriva dall’esterno; anche noi partiamo perché abbiamo sete di conoscenza, perché vogliamo essere liberi dalla disperazione, perché aspiriamo ad una felicità vera, ad un amore che duri in eterno, ad un bene che non sia temporaneo. Percepiamo che c’è molto di più di quello che possiamo vedere, e vogliamo raggiungerlo.

All’inizio guardi tutto con gli occhi stupiti e accogli ogni palpito del cuore, ogni preghiera recitata con concentrazione, ogni messa vissuta con devozione come un tesoro, pur sapendo  che sono solo piccole parti del tutto.  Arriva poi il momento in cui sei stanco, e niente è più come prima:  il cuore è in silenzio, nulla ti emoziona più, ti rendi conto che la strada è lunga, difficile, e ti accorgi che tanti prima di te sono partiti, e si sono fermati. Inizi a sentire lo sconforto, e la sensazione di essere rimasto fermo, mentre una voce melliflua alle spalle continua a ripetere che  è tutto inutile, che sei un illuso, che non ce la fai. Inizi ad accontentarti: le monete del pozzo dei desideri possono bastare, sono un tesoro sufficientemente ricco, e  comunque sono  meglio di niente. Inizi a pensare alla tua vita passata, con quella disperata nostalgia che te la fa apparire meravigliosa, e vieni preso dall’impulso irrefrenabile di mollare e tornare come prima. E invece non ci si può fermare.

“Per meno di tutto non vale la pena!”, ripeteva tempo fa in una omelia un caro sacerdote che conosco: è la formula per indicare che un cammino, un percorso di fede non può non puntare al massimo e accontentarsi della metà. Occorre tuffarsi e andare a fondo, fare i conti con la propria incapacità, con la propria imperfezione, con la stanchezza e lo sconforto, e continuare a inseguire la meta che, il cuore lo sa bene, è il vertice, la pienezza che cerchiamo. Ma come si fa? Con la forza di volontà,? Con la potenza dei muscoli? Con la bravura personale? No, con la fiducia nell’aiuto che viene dall’alto, e che occorre avere l’umiltà di richiedere, e con la forza che viene da chi, come te, è in cammino, e che, quando tu non ce la fai, ti sa dare quella spinta, quel sostegno per portare il peso della tua piccolezza, che non sopporti più.

“Help!” cantavano i Beatles in una loro canzone, “With a little help from my friends” (“Con un piccolo aiuto degli amici,”) si rispondevano in un’altra. Certi percorsi non si possono affrontare da soli, certe battaglie non possono essere vinte in solitario: se c’è una cosa che si impara guardano i Goonies è proprio l’importanza del cammino decisivo, fatto in compagnia. E’ importante poter dividere la fatica , ma anche le gioie e le soddisfazioni, di un percorso che si fa vita, e che si vive insieme. Non una serie di automi  messi insieme per forza, indifferenti gli uni degli altri,  ma una compagnia, in cui ciascuno ha a cuore le sorti dell’altro,  e offre sé stesso, le proprie capacità, e i doni di grazia che ha già ricevuto. Come nella Compagnia dell’Anello , si porta quello che si ha, la spada, l’ascia, l’arco, la vita e la morte, per il bene dell’altro. Una comunità che cammina insieme per raggiungere la meta finale, in un viaggio che dura tutta la vita.

I pericoli lungo la strada sono tanti, le tentazioni innumerevoli, e tutto il cammino è una lotta, verso il tesoro da conquistare, quella bellezza che il cuore desidera, “quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo”, ma che Dio stesso ha preparato per chi lo ama (1Cor. 2, 9). La speranza è che alla fine di questo cammino comune possiamo arrivare anche noi a dire come San Paolo “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la mia fede”(2Tim. 4,7). E, semplicemente, come i piccoli Goonies alla fine della loro avventura: “Non ho mai visto una cosa così bella!”.

Anche questo blog è espressione di un cammino verso la cifra tonda portato avanti in compagnia: per questo ho scritto pensando a Gianfranco e Benedetta,  che ringrazio per aver suggerito l’idea iniziale, ma anche a Angela, Damiano, Giorgio e Chiara, che in queste ore vivono in modo del tutto speciale il senso della condivisione della fatica e del lavoro. Con affetto, dedico a loro questo post.

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6 thoughts on “Come i Goonies

  1. film fantastico anche per me, e piccola curiosità, rivedendolo recentemente in lingua originale ho scoperto che uno della banda “Fratelli” parla proprio in italiano in alcuni dialoghi e se la canticchia disinvolto.
    infine last but not least Spielberg & co, credo proprio che abbiano scopiazzato molto da the Goonies per fare Super 8.

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