Mio fratello non è figlio unico

Pensavo fosse più facile parlare dei fratelli. E invece no.

Il rapporto che lega un fratello ad una sorella è complesso e delicato, e presenta sfumature molto diverse, sorprese inaspettate, e sviluppi incredibili. Annaspo nella difficoltà  del raccontarlo, aggrappandomi a due idee chiare: la prima, se non ami tuo fratello, difficilmente potrai amare il tuo prossimo. La seconda: se non ci fossero i fratelli, sarebbe un bel problema. Queste due certezze mi guidano nell’incapacità di mettere in fila un pensiero chiaro, e mi permettono di ribadire che la presenza dei fratelli, in casa è un allenamento alla vita, una palestra di esperienza davvero impagabile. Fin dalla nascita sei messa a contatto con la realtà maschile, con il modo maschile di vedere la vita, di affrontare le situazioni, di gestire i momenti di crisi e di difficoltà, di voler bene e di manifestarlo.

In linea generale, e basandomi sulla mia esperienza di sorella minore, posso dire che il rapporto con il fratelli è basato sulle stesse cose su cui si basa quello con le sorelle, solo al contrario: le sorelle sono quelle con cui chiacchieri, ti abbracci più facilmente, e litighi delle cose più stupide, e con cui esci a fare shopping. I fratelli no.

I fratelli, infatti, sono quelli che la mattina non parlano nemmeno per sbaglio, quelli che vanno a giocare a calcetto e tornano con borse cariche di materiale altamente tossico; sono quelli che guardano con sospetto la lavatrice, la scopa e altri utensili domestici,  a meno che non siano costretti ad usarli,  che si tengono a distanza di sicurezza dalla cassetta del gatto, o dal pannolino sporco del nipotino,  e che se c’è la partita, non ci sono per nessuno. Sono quelli pratici, accompagnano i padri nella gestione delle piccole emergenze domestiche, e vengono educati fin da piccoli ai lavori sporchi e faticosi, dal cambio delle gomme, al carico e scarico della macchina durante i viaggi, fino alla gestione degli apparati elettronici di casa.  In alcuni casi hanno anche un rapporto conflittuale con la doccia, ma se poi arriva una ragazza, allora tutto  si sistema da sé.

Con un fratello parli e ti confidi solo in pochi momenti definiti, tipo i viaggi,  quando si crea improvvisamente una strana confidenza, e normalmente solo loro ad aprire la conversazione, per puro desiderio di raccontare, di chiedere, di sapere. Fuori da queste circostanze, in molti casi la conversazione con i fratelli si limita a poche frasi sporadiche, spesso battute di film, e a molti stanchi  “Non lo so”, “Cosa vuoi?”, “Perché me lo chiedi’”, “Si”, “No”, “Boh”, “Adesso no, sto facendo un’altra cosa”,  “Aò”, eccetera eccetera.

Difficile parlare di moda, con i fratelli: nella maggior parte dei casi, la risposta alla domanda “Come sto vestita così’?” può variare da un “Bene” detto senza nemmeno guardare, ad un “Male, come al solito”, a un “Perché, come sei vestita?”, fino ad arrivare al più frequente “Ma che te sei messa?”, o ad uno sguardo d’insieme stanco, seguito da un lungo silenzio e da un sospiro commiserevole. E questa è la risposta più preoccupante.

Attenti però a catalogare come cattive queste risposte: sono anche loro parte di un modo particolare di manifestare l’affetto. In via d’estinzione i baci, centellinati gli abbracci, usate con parsimonia le pacche sulle spalle, con i fratelli il massimo della dimostrazione di affetto sono cuscinate in faccia, morsi, pizzichi, assalti di solletico, gavettoni, scherzi plurimi e dispetti assortiti, dal colmare il bicchiere fino all’orlo, allo spostare il piatto il più possibile lontano da te a tavola, a nascondere il giocattolo preferito, fino a correre per primo a casa, e chiudere la porta in faccia a te che stai arrivando, o anche essere scelta per gloriose partite a palletta in camera –  e in quel caso, se tu sei sorella più piccola, sei destinata alla sconfitta – . Anche frasi tipo “mia sorella è scema”, “mia sorella non capisce niente” o simili, possono nascondere in realtà espressioni non convenzionali di un affetto di cui riuscirai a vedere la profondità in altri momenti speciali.

Perché ci sono momenti in cui i fratelli sono eccezionali, momenti in cui tirano fuori tutte le loro capacità, e l’ esperienza che hanno accumulato in ore e ore di silenzio. Sono i momenti in cui si condivide qualcosa, in cui il fratello maggiore educa, a modo suo, la sorella, guidandola attraverso l’esplorazione di territori sconosciuti, sui campi più disparati, dalla musica, al cinema, allo sport. La mia cultura musicale, ad esempio, sarebbe molto carente se mio fratello non avesse  provveduto  per anni a sparare a palla in casa, o in macchina, la musica degli anni  ’70 e ’80, italiana ma soprattutto straniera. Un’ educazione di cui non posso che essere grata.

Ci sono poi quei momenti in cui si condivide qualcosa di più:  la gioia e l’allegria della vita di casa, le risate e gli scherzi, ma anche la fatica, la difficoltà, la sofferenza e il dolore. Quando le vite che scorrono nella stessa casa si intrecciano, si toccano e mostrano le loro necessità, scoprono i loro limiti e le paure, è allora che l’affetto fraterno si trasforma in forza, che permette di affrontare il momento, insieme, supportandosi e sostenendosi. In questi casi basta un gesto, la presenza, una parola, o una mano tesa verso di te, senza che tu lo abbia chiesto, per rendersi conto che i fratelli, in realtà, pur sembrando spesso assenti e indifferenti, sono vicini alla vita delle persone a cui, a modo loro, vogliono bene.  Una volta cresciuti, pur avendo segnato chiaramente in testa ogni dispetto subito da piccola, e ogni gloriosa litigata, sarà soprattutto il ricordo di questi attimi a riempire il cuore di gratitudine per la presenza del fratello.  E’ in questi momenti che puoi riscoprire con orgoglio la somiglianza fisica con te, ma anche la somiglianza di tuo fratello a tuo padre e tua madre, e vedere in trasparenza l’istinto di protezione verso il più piccolo, l’impronta del capo famiglia, il segno della guida.  In questi momenti di contatto,  impari senza nemmeno accorgertene, ad amare tuo fratello, e attraverso il contatto con lui impari ad amare anche gli altri “fratelli”.

Perché come esistono le sorelle per elezione, ci sono i fratelli per scelta: allo stesso modo,  anche loro arrivano dopo nella tua vita, e ci rimangono, per scelta appunto. Sono uomini a cui riservi una dose di affetto e una tenerezza particolari, fuori dalla malizia,  in un modo che nemmeno tu sai spiegare. Ed è inutile cercare un contatto con la teoria di “Harry ti presento Sally” sull’amicizia  tra uomo e donna, perché si viaggia su un livello superiore.

I fratelli per scelta non hanno il tuo stesso sangue nelle vene, hanno mani e piedi diversi dai tuoi, e non sempre conoscono la storia della tua famiglia. Sono persone incontrate nel tempo, in momenti significativi della vita, dal parco giochi ai banchi di scuola, o tramite altri amici. A volte, addirittura, sono “fratelli di tuo fratello”, cioè sono amici suoi da sempre, e quindi, per la proprietà transitiva, sono anche amici – e fratelli  – tuoi.  Sono quelle persone con cui hai quella confidenza che ti fa sentire a casa, con cui puoi farti vedere nelle condizioni psicofisiche più impensabili, e trovare  in loro  un luogo accogliente dove riposare.  Ti capiscono al volo, ti sanno aiutare anche se non lo chiedi, ti insegnano la gratuità dell’affetto, dell’ascolto, della presenza, e nei momenti in cui sei più smarrito, quelli in cui non capisci nulla, e vorresti solo chiuderti, ti chiamano, ti scuotono, di rimettono in sesto.

Non venite dalla stessa famiglia, non avete nemmeno dalle stesse esperienze, non sempre siete d’accordo, non sempre è tutto rosa e fiori, e possono passare lunghi momenti di silenzio, di assenza e di lontananza: ti rendi conto però di non perderli mai completamente, perché la presenza e la vicinanza di questi fratelli, nel cuore e nella preghiera, è costante. Per questo , ogni volta che li risenti, o li rivedi, sembra che il tempo non sia passato, e ti trovi anche a condividere lacrime  e sorrisi, successi e sconfitte e il raggiungimento di traguardi importanti della vita. E’ dal rapporto con i fratelli per scelta e con le sorelle di elezione che scopri il valore profondo della verità, e il desiderio di combattere per costruire su di essa tutti gli altri rapporti, anche quelli con i fratelli di sangue. Perché l’amore per il fratello di sangue è la base per l’amore verso il prossimo sconosciuto, ma paradossalmente impari ad amare davvero e ad accogliere in pienezza, attraverso la vicinanza di chi ti è fratello per scelta.

E siccome di fratelli scelti ne ho tanti , posso solo ringraziare per la loro presenza nella mia vita, e per il fatto che nell’amore per loro, nella loro vicinanza, imparo  ad amare e ad accogliere un pezzettino di più anche il mio unico e, tutto sommato, prezioso e insostituibile fratello di sangue, in uno scambio che è sempre più fecondo e ricco, in una realtà in cui la fratellanza si radica, e  si diffonde.

A proposito, ieri è stato il compleanno di mio fratello, e io non gli ho fatto il regalo: sperando di rimediare e di fare cosa gradita, dedico proprio a lui questo post, con un messaggio in codice: “Segna”.

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12 thoughts on “Mio fratello non è figlio unico

  1. Ancora grazie M. Elena. Grazie da me che sono figlio unico e che vedo nei miei tre figli lo svilupparsi di ciò che tu hai simpaticamente descritto. Grazie perché alla fine anch’io ora sto gustando una sorella di scelta, come dici tu, quella sorella tanto attesa e mai arrivata…
    Quella sorella così Speciale ed Unica a cui dedico questo breve commento, mentre ricordo anche a te quello che scrisse Santa Teresa di Lisieux: ‘le grate del Carmelo non sono fatte per separare i cuori che si amano solo in Gesù, servono piuttosto a rendere più forti i legami che li uniscono.’

    Spero di riuscire a leggerti ancora, con… Costanza 😉

  2. Bel post. Spiega le dinamiche di questi rapporti in modo perfetto!
    Mi è piaciuto davvero tanto e mi ha strappato un sorriso!
    Lo dedicherei alle mie due sorelle.

  3. Finalmente!! 😉
    Appena sono stata in grado di mantenere l’equilibrio ho cominciato a fare il portiere nelle loro partite di calcio..quando mi capitava di parare (di faccia o di pancia) i loro rigori si arrabbiavano perché era troppo facile segnarmi..mi ricordo pomeriggi passati a scappare da temibilissime manifestazioni di affetto a base di solletico..interrogazioni di matematica prima di chiudere gli occhi (con risultati a dir poco penosi)..indovinelli..dispetti ed alleanze contro di me fino a farmi piangere perché loro erano “grandi”..ma anche nottate passate a chiacchierare..attacchi infiniti di risate..giochi..ricordi (anche se a volte abbiamo l’impressione che Cocco sia cresciuto da un’altra parte)..la prima vacanza insieme..poi si cresce e questi momenti diventano più rari ma rimane la certezza che loro ci saranno sempre..saranno sempre pronti a difenderti..a proteggerti..perchè ci dovrà pur essere qualche vantaggio nell’essere la sorellina piccola.. 😉

    • ….per curiosità Chiarin, quante volte dalle tue parti è stata ripetuta la frase “mamma lo vedi….?”, per denunciare qualche manifestazione di affetto dei fratelli? dalle mie parti molto spesso, con il risultato che alla fine mamma arrivava e, nel dubbio, sgridava tutti, indistintamente.

      • molto molto spesso..fino a quando nano non ha affinato la tecnica..ovvero con una mano mi teneva tappata la bocca e con l’altra mi massacrava di solletico..esiste un video fatto quando era in quinta elementare che lo può confermare..era tutto studiato..poi crescendo ho imparato che quella mano sulla bocca poteva essere un ottimo bersaglio.. 😉

  4. sono Antonio ho due fratelli piu’ grandi di me, e tre sorelle piu’ piccole di me.fino a qualche anno fa si andava tutti daccordo,il rione ci invidiava vedere questo giocattolo funzionare alla perfezione.poi da qualche mese,il giocattolo si è rotto.i miei fratelli non si parlano,addirittura si odiano.le mie sorelle idem.io forse perche abito lontano da casa per motivi di lavoro vado daccordo con tutti.sono in mezzo a una guerra,dopo tanti tentativi mi sono arreso. vi prego datemi una risposta,oppure un consiglio.

    • Caro Antonio, vorrei saperti dare la risposta che chiedi, la soluzione ideale al tuo problema….io posso solo consigliarti di non rinunciare ad essere uno strumento di pace tra i tuoi fratelli: c’è bisogno di verità e schiettezza nei rapporti con i fratelli, perché da loro impariamo la sincerità nel rapporto con gli altri. Continua ad essere tu quello che parla con il cuore e ragiona con il buonsenso, che non si nasconde nel silenzio, che dice chiaro il dolore che sta soffrendo e mette in evidenza agli altri che tutte le gelosie non confessate, tutti i disagi non detti, rovinano la vita. Un abbraccio

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