Io so che tu sai che io so

Trentamenouno per Sposati e sii sottomessa

Cercare la parola “pettegolezzo” su internet, è come cercare un lecca – lecca in un negozio di dolci: ne trovi di tutti i gusti. Blog dedicati,  riviste online che elencano le otto regole d’oro per difendersi dalla chiacchiera selvaggia, oltre a decine, forse centinaia di siti dedicati alle vite delle star. Senza andare troppo lontano,  e senza puntare troppo in alto, il pettegolezzo è intorno a noi, a portata di mano e di orecchio: dal parrucchiere al bar, dal cortile di casa all’ufficio, sappiamo vita, morte e miracoli di gente che, magari, non abbiamo mai avuto il piacere di conoscere di persona.

Il gossip, però, non è tutto uguale,  e si può distinguere tra quello cattivo, e quello buono. Lo dice una ricerca effettuata dall’Università di Berkeley, e pubblicato il mese scorso dal  Journal of Personality and Social Psychology. Secondo Robb Willer, lo psicologo che insieme a Matthew Feinberg ha condotto la ricerca, esiste un pettegolezzo positivo, che fa bene al cuore e allenta la morsa dello stress: viene chiamato “prosocial gossip”, e consiste nel parlare con altri dei comportamenti sbagliati di persone a noi vicine, ma sconosciute al resto del mondo. Nei test effettuati un gruppo di volontari doveva osservare un video in cui un partner tradiva l’altro. Dal monitoraggio cardiaco si è notato che i battiti salivano vertiginosamente,  quando  i volontari notavano il tradimento, salvo poi riabbassarsi e tornare alla normalità non appena avevano l’opportunità di passare l’informazione sul tradimento  ad altri, per metterli in guardia. “Diffondere le informazioni su persone che abbiamo visto comportarsi male –  dice Willer – tende a far stare meglio le persone, perché elimina la frustrazione che guida il pettegolezzo”. Per questo, sottolinea Feinberg “non dobbiamo sentirci in colpa  per il gossip se questo può servire a aiutare gli altri a non essere ingannati”. Più terapeutico che parlare a lungo delle vite dei vips, il gossip “pro sociale” sarebbe così sarebbe anche un atto di coscienza civile, di solidarietà.

Non discuto il risultato della ricerca,  che a suo modo è interessante, e sintetizza una situazione reale; è il concetto di pettegolezzo che fa bene alla salute a lasciarmi perplessa. In tutta sincerità, lo trovo pericoloso.

Si rischia infatti di pensare che sia un bene per la salute mia e degli altri raccontare alla mia collega di stanza che ho visto il tipo dell’ufficio accanto fare l’occhiolino alla tizia delle pulizie, o fare le pulci all’ex fidanzato della mia amica, o sparare a zero commenti e ironie su una persona che proprio non sopporto.

Si rischia di far diventare il pianerottolo di casa, il salotto, il bar dell’ufficio, o il ristorante dove si pranza con le amiche,  importanti luoghi terapeutici, e il taglia e cuci una pratica di alto valore morale.  Se fosse così, come dovremmo considerare gli editori dei giornali di gossip,  ma anche chi al pettegolezzo, e ai segreti degli altri, ha dedicato una vita, e magari  ci ha appena scritto un libro?

Prendiamo il caso del signor Scotty Bowers. E’ un ex marine, che per anni ha svolto un’attività molto particolare: provvedere a soddisfare i desideri e le voglie più pruriginose delle star di Hollywood, attraverso un giro di prostitute e gigolò. Alla veneranda età di 88 anni, il signor Bowers ha deciso che non ce la faceva più a tenersi questo mare di ricordi nel cuore , e ha scritto un libro – Full Service: My Adventures in Hollywood and the Secret Sex Lives of the Stars, uscito il14 febbraio-  in cui racconta tutti i particolari più intimi , gli scenari più squallidi, le fantasie più perverse e  le richieste più assurde delle star della Hollywood anni ‘50.  Una specie di vaso di Pandora scoperchiato dopo anni di silenzio; il motivo di così lunga attesa, dice Bowers, è che tutte le star di cui racconta i segreti ormai sono morte, e non possono più soffrire per la verità che lui racconta. Già, ma non possono neanche più reagire o rispondere, se non attraverso gli eredi che possono limitarsi a ribattere. Quella di Scott Bowers è tutta fatica sprecata, e già che c’era poteva restare ancora zitto…..o possiamo considerare anche il suo un pettegolezzo buono per la salute, fatto a fin di bene?

Io, che non sono una scienziata, provo ad avanzare una mia  teoria, azzardata, certo, e che forse molti non condivideranno: il pettegolezzo non fa bene. Non rinnego interminabili chiacchierate con le amiche, in cui si parla di compagni di scuola rivisti dopo anni, o di ex  divenuti irriconoscibili; dico solo che il confine tra l’aggiornamento di stato, e il commento cattivo, la supposizione maliziosa, la descrizione malevola, è labile e sottile, il terreno scivoloso e infido, e la punta di forcone del Nemico, in questi casi,  è particolarmente appuntita e, quando può, lavora finemente, con conseguenze drammatiche.

Il pettegolezzo fa passare in secondo piano la verità, non solo perché nella maggior parte dei casi si basa sul sentito dire, preso come certezza assoluta, senza confronto diretto con la realtà, ma ancora prima, perché normalmente avviene di nascosto, sottovoce, alle spalle. E non aiuta nessuno, ma anzi crea un pregiudizio che sarà poi difficile sradicare. Un po’ come l’acqua cheta che distrugge i ponti, anche il pettegolezzo può far crollare amicizie, storie d’amore, famiglie intere, oltre a rovinare la vita delle persone. Lo scintillante mondo dello spettacolo ci racconta di personaggi celebri messi da parte per la fama di iettatori, che sono stati riabilitati solo dopo anni, o magari, post mortem.

Sì, mi sento abbastanza coraggiosa per gettare fango  anche sul mito del pettegolezzo sui vip: non è un toccasana, né la ciliegina sulla torta di un momento di relax. E’ un modo alternativo di guardare dal buco della serratura realtà che non conosciamo nemmeno. E poi nasconde trappole insidiose: si va dalla sindrome “Anche i ricchi piangono” – cioè quel sottile, impalpabile compiacimento nel pensare che anche i famosi, belli e fortunati, pieni di soldi, ogni tanto vengono puniti dalla vita, e soffrono – allo “Spirito di emulazione”, per cui se sui giornali rimbalza la notizia del divorzio dell’ ennesima coppia perfetta – che pochi mesi prima era stata protagonista del matrimonio perfetto, quello da sogno-  per motivi insanabili, conditi da dichiarazioni tipo” è finito l’amore, la scintilla non c’è più”, rischiamo di  pensare anche noi che il matrimonio sia tutto un fuoco d’artificio. Se quelli perfetti non ce l’hanno fatta, perché dovrebbe riuscirci Tizia, che è sposata con Pinuccio e vive a Roccacannuccia scalo in un bilocale? Perché convincerla a combattere, se “la scintilla finisce”? Più che di amore, sembra di parlare della bombola del gas….

E poi si cade nella ricerca del dettaglio pruriginoso, dell’aneddoto morboso, crogiolandosi quasi nelle disgrazie e nelle meschinità altrui,  lasciando da parte quel senso sottile di disagio che si prova a  leggere del tira e molla della velina e il calciatore, di Schettino e Domnica, del bunga bunga, fino alla storia dell’ennesima coppia che si è sciolta, magari dopo aver messo al mondo – o aver adottato –  un paio di figli. Parliamo e sparliamo di persone, che magari stanno inanellando una serie di errori colossali e non hanno nessuno accanto che glielo fa notare,  e bambini che perdono qualunque cosa possa  lontanamente assomigliare ad un punto  di riferimento…..oppure no?

Non mi convince questa storia del pettegolezzo, questo strisciare delle notizie mi ricorda il modo di agire del Nemico. E siccome per combattere contro il Nemico  bisogna avere buone armi, meglio rispolverare la lettera di Giacomo, che dice senza troppi giri di parole: “la lingua è un male ribelle, è piena di veleno mortale. Con essa benediciamo il Signore e malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio!” (3, 8-12). Oppure si può tornare  alla penitenza che il buon San Filippo diede alla donna pettegola: spennare una gallina in strada, e dopo, andare a raccogliere una ad una le piume che il vento aveva portato ovunque. Come canta Don Basilio nel Barbiere di Siviglia: “La calunnia è un venticello, un’auretta assai gentile, che insensibile e sottile incomincia a sussurrar……”.

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One thought on “Io so che tu sai che io so

  1. Non so se farti prima i miei complimenti o i miei ringraziamenti per questo tuo sublime articolo che condividerò al più presto.
    Complimenti per la capacità sottile ed ironica con cui sai affrontare certe tematiche, cogliendone sempre l’essenza e, come si diceva una volta, la morale.
    Grazie per avermi fatto riflettere in questo breve lasso di tempo che mi son concesso, tra una mail ed una telefonata, tornando a farmi respirare un po’ di aria fresca e pulita.
    Dopo fra’ Celentano, ne sentivo proprio il bisogno.

    Continua così senza stancarti mai!

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