La Croce nella roccia

Sono tornata. Non mi ha fermato la pioggia o il freddo, né le spezie presenti in quasi tutti i cibi, né i controlli all’aereoporto, i raggi X alle valigie e le domande tipo: “scusi, chi ha fatto la sua valigia? Chi era presenta mentre la faceva? Porta un’arma?”. Sono tornata,  e non posso che ringraziare il Signore per l’opportunità che mi è stata data di compiere questo viaggio.

Nelle ultime 48 ore, oltre a dormire le ore di sonno mancanti, e ad incamerare un raffreddore solenne che – grazie a Dio! –  ha aspettato l’arrivo su suolo italiano per palesarsi, ho iniziato a snocciolare aneddoti e dettagli sul viaggio, i luoghi che ho visitato, la meraviglia dei paesaggi, eccetera eccetera. Mi dispiace deludervi, ma qui non lo farò la stessa cosa, per pochi semplici motivi: 1) non sono brava a scrivere i diari,  figuriamoci i diari di viaggio 2) sarebbe noiosissimo da leggere 3) se anche lo facessi, non riuscirei a trasmettere a parole nemmeno una virgola di quello che è in realtà, né saprei rispiegare quello che è stato spiegato a me.

Mi limito solo a dire che indubbiamente è stato tutto molto bello e che ha fatto freddo, tanto freddo, pure troppo, ma anche che Gerusalemme baciata da una sferza di sole dopo la nevicata è uno spettacolo difficile da dimenticare.

“Vabbè, ma almeno dacci qualche indizio, dicci se è stato emozionante, cosa si prova a stare lì!”

Bene, se dovessi considerare questo viaggio solo dal punto di vista delle emozioni, potrei dire che è stato un mezzo fallimento. Pensavo di commuovermi, di scoppiare in uno dei miei eccessi di pianto improvviso e irrefrenabile, di avere le capriole nel cuore in ogni momento. E invece, no. Un silenzio composto, una commozione  secca, uno sguardo attento,  tutto concentrato nel cercare di afferrare fino in fondo la realtà che si mostrava ai miei occhi, la storia che mi veniva spiegata, la Verità che potevo toccare. Solo una parola mi viene in mente per definire tutto quello che è stato: stupore. Stupore nell’essere su una terra che da secoli è luogo di contesa, di lotte, di divisioni, ma che è punto di riferimento per tre religioni. Stupore nel vedere la distesa del mare racchiusa dal deserto, e le croci cosmiche incise nella roccia dai primi cristiani. Stupore nel vedere i luoghi che anche Gesù ha visto, nel toccare una terra che anche Lui ha toccato, nel soffrire il freddo e la pioggia simili a quelle che nel corso della sua vita terrena avrà patito anche Lui. Stupore nel “vedere” la storia che hai sempre sentito raccontare, e nel toccare i luoghi dove questa storia si è realizzata.

Stupore diffuso, ma rigido, difficile da spiegare. La verità è che il pellegrinaggio in Terra Santa è molto più di quello che si può raccontare. Mettere piede in certi luoghi sacri, dal monte Tabor al Giordano, dal lago di Tiberiade al Santo Sepolcro, fino alla grotta dell’Annunciazione,  e sentire risuonare lì la parola del Vangelo, ti permette di toccare la Verità, di abbracciarla, di avvicinarla ancora di più a te. Ti viene messa davanti al viso, con le parole e le immagini, e ti si mostra nitida e chiara, come il vetro della macchina dopo la passata del tergicristallo quando piove. Ti stupisci perché la vedi davanti a te, e quasi ti stordisce per la sua forza, eppure non emoziona, non fa battere il cuore: è un po’ come se lui, il cuore sapesse già tutto, e si ritrovasse in  quei luoghi con la stessa naturalezza con cui una tessera del mosaico sta al suo posto. Conferma di ciò che per lui era chiaro già da prima.

L’emozione è ora che sono tornata. Perché ora è il tempo di fare tesoro di quello che ho visto, e di lasciare che i ricordi prendano spazio e respiro nella quotidianità. Perché una volta che hai visto la Verità, che l’hai accarezzata nella terra, nelle mura della casa di Caifa e nella pietra del Santo Sepolcro,  una volta che l’hai respirata nell’aria di mare, nel freddo, nella pioggia, nella neve, e nel sole che illumina il deserto, non puoi dimenticarla, e non puoi fare finta di nulla. Ora comincia la battaglia per difenderla, per renderla più splendente e nitida anche agli occhi di chi magari in Terra Santa non ci andrà mai. Ora è il momento di essere testimoni, con la vita, della fede che abbiamo ricevuto, e che nasce nei luoghi e nelle terre che abbiamo avuto la grazia di vedere e visitare, ora è il momento di non avere (più) paura, e di imparare (o ricordare) il coraggio della preghiera.

Il mio amico Giorgio, che in Terra Santa non c’era, mi ripeteva l’altra sera un concetto da catechismo, semplice e basilare: con la Cresima noi diventiamo “Soldati di Cristo”, lo Spirito Santo ci conferma nella la fede, e  ci regala l’ armatura per difenderla dagli assalti. Il Viaggio in Terra Santa è stato così una  specie di richiamo a riprendere in mano lo scudo, e combattere sui nostri campi di battaglia quotidiani, per non lasciarsi soffocare da chi magari mostra i muscoli, ma non sa quello che fa o quello che dice.

Avete presente il cartone animato  “La spada nella roccia”? Nella scena finale Semola, futuro re Artù, un ragazzino, riesce nell’impresa di tirare fuori la spada dalla dura pietra, e lo fa senza timore, sotto gli occhi stupiti di tutti, per portarla al fratello Caio, tutto muscoli e niente cervello. Un ragazzino, piccolo, secco, senza grandi qualità, senza istruzione, ha il coraggio di fare quello che nessuno era riuscito a fare prima. Forse anche noi possiamo chiedere questo coraggio (visto che, ormai lo abbiamo capito, da soli non possiamo darcelo!), per tirare fuori la croce nascosta, ficcata nella roccia del cuore, e portarla agli altri, con tutto il messaggio di salvezza, amore, e Verità che racchiude in sé. Stringersi a lei e lasciare che svetti, come quella croce che si ergeva fiera e solitaria nel deserto.

La storia ci racconta che la nostra fede nasce in terre aride e brulle, martoriate dai conflitti, e sopravvive  lì da secoli grazie al coraggio e alla santità di chi testimonia la Verità, di chi vive e combatte per essa, dai frati custodi di Terra Santa, ai cristiani che vivono in pericolo ogni giorno. La grazia da chiedere è proprio quella di non dimenticare il coraggio e la forza che ho visto negli altri, e di non tirarmi indietro nel dare testimonianza; solo così questo viaggio può davvero continuare ad essere quello che è realmente, per me e per tutti quelli che lo intraprendono: il viaggio della Vita.

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7 thoughts on “La Croce nella roccia

  1. Bellissima testimonianza, grazie.
    Vado in TS da anni e posso testimoniare che è proprio così! Sto preparando un viaggio in Settembre, posso usare la tua testimonianza per “mentalizzare” i miei pellegrini? La preparazione è fondamentale.
    P.S. Non riconosco il luogo in cui hai preso questa foto, così a occhio mi sembra il deserto di Giuda, ma non so collocarlo più precisamente, puoi aiutarmi?

    • Caro Don Fabio, prego usa pure!! Mi permetto di segnalarti però anche un’altra testimonianza, bellissima e toccante, scritta da un mio amico e compagno di viaggio, che è stato anche un’ottima guida per tutti noi. La trovi qui: http://lacapannadellozioblog.wordpress.com/2012/03/05/camminare-sulle-acque/

      La foto che vedi è effettivamente il deserto di Giuda, tra Gerico e Gerusalemme. Esattamente dietro la croce, incastonato nella roccia del deserto, c’è il monastero di San Giorgio il Kozbita. Sulla bellezza del panorama, non c’è nulla da dire; sulla mia capacità di fare una foto dritta, invece….

      • Incredibile, ci sono stato un milione di volte e non mi sono mai fermato a guardare quella croce… (sempre avevo gli occhi divisi equamente tra il deserto e il monastero)

  2. bello amica…e soprattutto autentico. nessun sentimentalismo, la verità di quei luoghi non lo permette. hai capito cosa sono quelle pietre, cosa testimoniano. non avevo nessun dubbio. “commozione secca”, poi….è da scrittrice pura. e non sai fare diari di viaggio? ma per piacere…un abbraccio e a presto. lunedì sarò là anch’io.

  3. Solo GRAZIE!! (anche il silenzio ha il suo valore)
    Mentre condivido subito il tuo post con un’amica che è andata anche lei in Terra Santa quest’ultimo Natale.

  4. Hai proprio saputo esprimere ciò che io ho provato nel Pellegrinaggio in Terra Santa fatto quest’ultimo Natale( sono l’amica di Mario G) . Tornata a casa ho raccontato a chi incontravo ciò che avevo visto e udito . Quando sento leggere il Vangelo durante la Messa affiorano le immagini dei luoghi santi ma sopratutto di Colui che ci ha detto : IO sono la Via , la Verità e la Vita . Chi crede in Me non morirà in eterno “. Grazie per la tua bella testimonianza !!

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