Ansia da perfezione

Il bello di internet è che spesso non funziona. Scusate il ritardo.

Mi piace scoprire le massime della strada: frasi epiche, pillole di filosofia del semaforo o della striscia pedonale, che ti vengono donate  senza che tu le chieda, e che arricchiscono ogni percorso.  Le ascolti dalla gente che cammina intorno a te, o le leggi sulle insegne dei negozi, o sui cartelloni pubblicitari; ti capitano addosso senza che tu faccia nulla, perché a volte basta solo restare fermi, per captare involontariamente queste massime di vita eccezionali. Come quella che ho sentito qualche giorno fa. Centro di Roma, ora di pranzo, la sottoscritta intenta a parcheggiare il motorino, e  due operai di passaggio, concentrati in una chiacchierata molto seria: <<Noi siamo programmati per vivere 40 anni>> – dice uno. Non riesco a percepire la risposta dell’altro, mentre il primo rilancia:<<Ma sì, il resto è tutto frutto dell’evoluzione>>.

Frase ad affetto, che mi ha fatto tornare alla mente un’altra massima di strada, letta invece sulla vetrina di un negozio molto fashion, mesi orsono: “Life is not about finding yourself. Life is about creating yourself” (più o meno “la vita non è trovare se stessi, ma creare se stessi”).  Ammetto che in questo caso la mia attenzione era stata colpita di più dalla scritta grande sotto  – “Saldi 50%” – , ma una volta confermato che le mie finanze precarie non mi permettevano nessun acquisto dalla suddetta vetrina, quella frase lapidaria ha iniziato a macinare nel cervello, fino ad ora, quando la filosofia da vetrina è stata richiamata dalla filosofia del panino.

Creare se stessi, farsi da soli. Come sarei se davvero mi fossi creata da me?  Lo so: sarei perfetta, come dico io.  Alta, magra, dotata di quella cosa che “mangio tutto, ma non ingrasso” – credo si chiami metabolismo veloce – , di capelli perennemente in piega, di una pelle di seta. Sarei naturalmente amante di ogni sport, che praticherei al massimo, senza sentire la fatica, bella come una dea anche la mattina appena sveglia,  simpatica a tutti, sempre, coltissima e in grado di intrattenere conversazioni su ogni argomento dello scibile umano, così da dispensare pillole di saggezza come fossero mentine. Capace di perdonare tutte le offese, sempre amabile, dura e dolce allo stesso tempo, esente dalle arrabbiature facili, e dalle ginocchiate sullo spigolo del letto di prima mattina (prima causa delle arrabbiature facili). Che altro? Ah sì: vista bionica, udito sopraffino, coraggio da leone, e forza di un bufalo, e poi, già che ci sono, aggiungerei la telecinesi, così da risolvere il problema del ritardo cronico, la lettura del pensiero, per piazzare sempre la frase giusta al momento giusto,  e l’impermeabilità del cuore. Basta con le lacrime, basta gli struggimenti, le malinconie e gli scrupoli che rendono ombrose certe giornate e ti fanno apparire debole, basta pure con gli eccessi di gioia,  per non dare fastidio a chi vive nella sofferenza.  Un cuore immobile, che – per citare Humphrey Bogart  in “Sabrina” –  non si piega, non si accartoccia, non fonde, non si lascia scalfire da nulla. Come Mary Poppins, potrei girare con il metro nella borsa per far vedere a tutti che sono “praticamente perfetta sotto ogni aspetto”, facendo pesare agli altri imperfezioni e debolezze:, e  se avessi uno zio che quando ride troppo vola sul soffitto, saprei riprenderlo con serietà impeccabile.

Caspita, però, che fatica la perfezione fai-da-te! Solo a raccontarla mi sono già stancata, oltre a notare che dovrei dotarmi di un equilibrio da acrobata, per tenere insieme tutte queste cose  senza cadere.

Ma poi perché crearsi da soli? Che fine ha fatto il buon vecchio “Conosci te stesso” con cui ci hanno tormentato durante gli anni del liceo? Aveva molto più senso: dando per scontato che qualcun altro ci ha creato, era un invito a conoscersi , esplorarsi, mettere il naso nella propria vita. E accorgersi così che siamo creature, incredibilmente complesse e articolate ma, chissà perché, volute da qualcuno che ci ha creato. Già, chi ci ha creato? Il catechismo di San Pio X lo spiega chiaramente: ci ha creato Dio. E alla domanda successiva, la risposta è altrettanto lapidaria: “ Chi è Dio?” “ Dio è l’essere perfettissimo , creatore e Signore del cielo  e della terra”. “Che significa perfettissimo?” “ Che Dio è ogni perfezione, senza difetto e senza limiti, ossia è potenza, sapienza e bontà infinita”. Chiaro, no?

Tutti poi, più o meno, ricordiamo che Dio ci ha creati a immagine e somiglianza sua. Come dire, saremmo già perfetti….se non ci fosse il peccato originale a rovinare tutto. Quel desiderio di essere più grandi di Dio stesso, più perfetti del perfetto,  ci ha allontanato, e ci ha portato così alla convinzione che la perfezione dobbiamo costruircela da soli, secondo il modello che abbiamo  in mente noi. E nella maggior parte dei casi, la perfezione secondo noi corrisponde ad avere, e a poter fare, tutto quello che ci va. Costruiamo così il nostro  lasciapassare, il passepartout che ci fa essere accolti sempre e ovunque: perfetti secondo noi, non sbagliamo mai un colpo, crediamo ad ogni cosa, ammettiamo ogni cosa, senza discutere, e chiamiamo verità tutto quello che ci viene messo sotto il naso. Tanto se il cuore è impermeabile, non si lamenterà della bugia, non si accorgerà della differenza. Saremmo simpatici a tutti perché saremmo adattabili a tutti, e   tutti ci accoglierebbero senza riserve. Perfetti e politically correct, l’accoppiata vincente.

Eppure sappiamo che non è così, lo sappiamo che è impossibile crearsi da soli, sappiamo di essere assolutamente imperfetti. Ce lo ricordano i nostri limiti, le nostre rabbie quotidiane, e gli scivoloni giornalieri; ce lo ricorda Gesù stesso, nel Vangelo, quando ci invita a “essere perfetti, come perfetto è il Padre vostro celeste” (Mt. 5, 48) –  che è quello di prima, cioè il perfettissimo – , subito dopo aver lanciato la bomba “amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori”. E ci conferma che la perfezione non è mai in autonomia, ma nell’unità al Padre, perché così, perfezionati nell’unione, nella gloria che Lui stesso ci dona, possiamo essere testimoni dell’Amore di Dio (Gv. 17, 22-23). E poi l’idea che chi è perfetto è sicuramente sempre accettato è rischiosa, se pensiamo, come dice Giovanni all’inizio del suo Vangelo, che Dio stesso,  il Perfettissimo,  Vita e Luce per gli uomini, “splende nelle tenebre”, ma le tenebre non l’hanno accolta(Gv.1, 1-5).

L’unica vera perfezione nasce dall’opera del  Signore, “autore e perfezionatore della fede”(Eb.12.1): è  quel lasciarsi lavorare da Lui, lasciare che la sua mano cancelli l’idolo della perfezione selfmade, e ci rinnovi. Ci è stato detto senza tanti giri di parole: “Io vi pulirò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli. Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne”(Ez.36,25-26). La perfezione  che nasce da qui non è sterile, né chiusa nella contemplazione di sé, ma si apre al mondo, sull’esempio del Perfettissimo, che ama l’imperfezione umana, e la salva per renderla di nuovo simile a Lui, per regalargli così l’eternità che desidera, ben oltre la programmazione a 40 anni. Lo fa di nuovo, anche quest’anno, e la Settimana Santa che viviamo  ora ce lo ricorda.

Come sempre, bisogna scommettere tra il fidarsi e aprire il cuore al lavoro, e il continuare a fare da soli. Ma se vi ricordate bene, alla fine la Mary Poppins “praticamente perfetta sotto ogni aspetto” soffre in silenzio nell’allontanarsi dai bambini, e si ritrova completamente sola, a parlare con il manico di un ombrello a forma di pappagallo. Tutta ‘sta fatica, per scoprire che la perfezione impeccabile non sta in piedi da sola, e che il successo strepitoso del “supercalifragilistichespiralidoso” non basta. Anzi, non serve.

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6 thoughts on “Ansia da perfezione

  1. Che bella riflessione! Comunque dai, inutile che ce la raccontino, avvincente e paradossale come il Cristianesimo c’è solo il Cristianesimo, anzi Cristo. E noi sempre a ricominciare daccapo, dal Capo.

  2. MItica…!!
    Un altro capolavoro da condividere e nel frattempo lasciati augurare una lieta Pasqua di Resurrezione.

    A presto!

    Mario G.

  3. Cara Maria Elena,

    con queste parole tratte dall’Omelia per la Veglia Pasquale 1996, di padre Mauro Giuseppe Lepori, OSB – Abate Generale dell’Ordine dei Cistercensi

    Auguro a te e a tutti i lettori buona Pasqua!

    “Cristo è risorto ! La Chiesa ce lo ripete continuamente, e soprattutto in questa Notte. Ma l’annuncio della Risurrezione non è tutto. C’è anche l’avvertimento; Egli ci precede da qualche parte e là noi Lo vedremo. Per ognuno di noi c’è una Galilea dove il Signore risorto vuole rivelare la sua Presenza e il suo Volto. Se spesso la Pasqua passa senza lasciare traccia nella nostra vita, è perché ci accontentiamo di ascoltare soltanto l’annuncio della Risurrezione senza prestare attenzione all’appuntamento con la manifestazione del Signore. Gesù ci precede da qualche parte, in una Galilea che può essere una circostanza particolare, o un compito particolare: spesso Egli ci precede là dove noi non vorremmo mai vederLo ed è là che Egli ci attende: è là che si vuole mostrare a noi. La Risurrezione per noi si compie in un cammino verso la Sua presenza: là dove Egli ci precede: là dove ci attende. Questa notte… Oggi. ”

    A presto!

    Mario G.

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