Questione di Grazia (e di grazie)

Abbiamo attraversato la Settimana Santa e il Triduo, e assistito con stupore alla grande notte di Pasqua. Ora che anche la Pasquetta è passata, si torna ad una normalità circondata di cioccolato, colombe lasciate a metà, e uova sode da consumare presto. Tutto qui? La Pasqua lascia solo questo, un pugno di cioccolata e un trionfo di granella zuccherata?

Gioia, esultanza, stupore, popolo in festa, meraviglia: la liturgia di questi giorni dopo Pasqua – che la Chiesa celebra come se fosse un giorno solo –  è piena di questi termini, che descrivono una condizione felice. Si parla di morte che viene sconfitta, di peccato che è vinto;  addirittura la colpa è definita felice, perché si è meritata un Redentore così grande come il Figlio di Dio. Tutte cose che conosciamo già, e che nonostante tutto ci sorprendono, come se fossero nuove, ogni anno.

Ci stupisce sentire che “l’uomo vecchio che è in noi, è stato crocifisso”(Rm 6, 6), e Cristo una volta risorto non muore più, ci stupisce ricordare ogni anno questo mistero che è il fondamento di tutta la nostra fede. Un evento bomba, testimoniato dalle donne e dagli apostoli più illustri,  ma anche da quelli più sconosciuti, che incontrano Cristo risorto sulla strada di Emmaus, e nemmeno lo riconoscono; un evento che è stato raccontato e trasmesso a noi, fino ad oggi, nella notte di Pasqua. Ammettiamolo, spesso la nostra reazione di fronte alla resurrezione di Cristo è quella di San Tommaso “ se non vedo non credo”: abbiamo bisogno di mettere il dito nelle ferite del costato, di vedere il Signore in faccia per capire che è veramente lui, è davvero Risorto , prima di poterci sbilanciare e andare addirittura ad avvertire gli altri. Abituati come siamo a dover documentare tutto quello di cui parliamo , ecco che diventiamo tutti diffidenti per un evento di cui non abbiamo dato oggettivi, di cui non abbiamo foto, o filmati da mandare su Youtube. Come si fa a credere ad una verità lunga duemila anni, senza uno straccio di immagine, e solo sulla parola?

Le prese in giro si sprecano, e feriscono nel profondo: se ne sono viste anche quest’anno, sui social network pieni di varia umanità. Una novità dei nostri tempi? No, tutto calcolato. La lettura del Vangelo della Passione ci ricorda ogni anno le sofferenze patite da Cristo – di quelle, però, non gradiamo troppo avere testimonianze visive, data l’oggettiva difficoltà di seguire, senza stare male, tutto il film “The Passion” – e ci ricorda anche che subito dopo la morte, venne deciso di “dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo”Dichiarate che i suoi discepoli sono venuti di notte,e lo hanno rubato mentre noi dormivamo”(Mt. 28,11 – 15). Per dire che già allora si lavorarava per fare in modo che la Risurrezione restasse nascosta e venisse smentita.

Allora come crediamo noi oggi, come facciamo a mettere le dita nella ferita di Cristo, come trasmettiamo la gioia della Risurrezione agli altri? La prima risposta che mi viene in mente è non avere paura, e avere fede: fede nel Vangelo, e nelle parole di Gesù, che ha detto che avrebbe sofferto , sarebbe morto e al terzo giorno sarebbe risorto. Fede nelle Scritture, in San Paolo e nei Santi, che hanno testimoniato con la vita la potenza della Risurrezione di Cristo; fede nella Chiesa, che è nata dalle sofferenze di Cristo e si fonda sulla sua Risurrezione, e celebra la Pasqua con la solennità che spalanca il cuore, in una celebrazione in cui niente è messo per caso e in cui ogni gesto è richiamo più alto. Fede in quella gioia soprannaturale che invade il cuore, e che cambia il modo di vivere, e che senti fremere quando nella notte di Pasqua risuona il Gloria, si accendono le luci e si suonano le campane, quando rinnovi le promesse battesimali, e in cuor tuo ringrazi chi, quando eri appena nato, ha pensato e pregato per te, e ha voluto che fossi legato comunque al corpo di Cristo.

E’ “la gioia di essere salvato”, quella di cui si parla nel salmo 50, e quella che mi viene in mente in modo sempre più chiaro in questi giorni: salvato dal peccato e dalla morte, per essere attaccato ad una vita immortale; salvato dalla noia, dalla tristezza, dalla malinconia, dall’orgoglio, dalla solitudine, dal desiderio di essere sempre migliore degli altri, dalla facilità nel giudicare. Salvati dalla prepotenza, dall’arroganza, dal buonismo e dalla cattiveria gratuita, dai pranzi interminabili con i parenti, dal pettegolezzo e dal “secondo me”. Salvati da questo e invasi dalla luce di una gioia immensa, che si ritrova nella presenza degli amici, nella contemplazione di una tramonto, nell’amore, nell’affetto, negli abbracci, nel silenzio della meditazione e nel chiasso dei canti a squarciagola, nelle discese a tutta velocità in bicicletta, nella passeggiate al sole, nello stupore di fronte ad un’opera d’arte, e nella tenerezza dei giochi dei bambini. Nella preghiera, nella Comunione, nella costruzione della barriera di cui ho già parlato, e nel vedere gli effetti di questa catena sulla vita degli altri.

Tutte queste cose, se valutate con il metro di misura umano, sono limitate, finiscono, magari lasciando anche il vuoto e la tristezza. Ma quando sono illuminate dalla luce di Cristo, e dalla potenza della Risurrezione, diventano doni immensi e infiniti, che abbracciano la dimensione soprannaturale. In una sola parola, sono Grazia. E siccome la Grazia viene donata, si associa, non solo per assonanza, alla parola “Grazie”. Occorre  avere l’umiltà di ringraziare per un regalo così grande, e non fermarsi qui: il salmo 50 infatti parla della gioia di essere salvato, e subito dopo chiede il sostegno ad un animo generoso, per insegnare agli erranti le vie del Signore, e far tornare a Lui i peccatori. I doni di Grazia vanno trasmessi, la gioia della Risurrezione va diffusa, con lo stupore di chi l’ha ricevuta chiedendola, o semplicemente seguendo un desiderio naturale del cuore. Come hanno fatto le donne al Sepolcro, come i discepoli di Emmaus, come San Tommaso, perché grazie a lui, che ha creduto dopo aver visto, anche noi, che crediamo senza vedere, siamo chiamati “beati”.

Due cose in conclusione: la prima è l’ invito al primo appuntamento degli incontri di Cultura Cristiana, promossi dalla Congregrazione dell’Oratorio di San Filippo Neri di Roma: alla Chiesa Nuova,venerdì 13 aprile  alle 21 mons. Nicola Bux parla della storicità di Cristo e dei Vangeli.  Per chi si trova da queste parti un incontro interessante, che mi permetto di consigliare anche da qui. Nel link trovate maggiori informazioni.

La seconda un augurio: siccome siamo ancora nell’ottava di Pasqua, faccio in tempo a ringraziare i lettori per gli auguri che mi hanno rivolto e a porgere anch’io i miei…. Buona Pasqua a tutti!!!

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One thought on “Questione di Grazia (e di grazie)

  1. …salvato dalla noia, dalla tristezza, dalla malinconia, dall’orgoglio, dalla solitudine… Libera nos a malos. Amen

    Grazie per queste tue parole mai banali e ricche di fede e poesia.

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