L’ultima parola

Ci ho messo un po’ più del solito a scrivere questo post, per una serie di motivi che vado ad elencare: 1) il tempo passa sempre più in fretta di quello che pensiamo – o almeno di quello che penso io – 2) certi temi ti folgorano all’inizio, ma vanno lasciati maturare con calma, perché magari il pensiero c’è, ma la sua formulazione in forma di post tarda ad arrivare 3) proverbiale pigrizia dell’autrice, su cui lavora benissimo il Nemico e su cui glisso con eleganza.

Fuori da questa strampalata classifica ci metto anche che, se vuoi scrivere un post sulle parole, è perché nel corso del tempo certe parole ti hanno ferito o ti hanno fatto arrabbiare, e, in entrambi i casi ti hanno fatto riflettere. Ecco, la situazione è questa: giorni e giorni in cui ho visto rincorrersi fiumi di parole che mi hanno fatto imbufalire, hanno suscitato in me il desiderio di ribattere colpo su colpo, e mi hanno permesso di esercitare, con un certo successo, il soliloquio mentale.

Come diceva Nanni Moretti “le parole sono importanti”: lo sappiamo, i social  network ce lo dimostrano ogni giorno di più, e Fabio Fazio e Roberto Saviano hanno costruito tre prime serate proprio sulle parole, (non ho intenzione di commentarle,  molto di quello che pensavo lo ha scritto Severgnini sul Corriere): è importante capire come si usano le parole, come si articolano i discorsi, quando effettivamente si sa di cosa si sta parlando e quando invece si sta portando avanti una battaglia di cui non conosciamo nemmeno le basi, e al quel punto sarebbe anche buon gusto fare un passo indietro e tacere. Quello che stavo pensando in questi giorni è che ciascuno di noi ha tanto da dire, ma che, fra tutte, la parola che ci piace di più è sempre una sola: l’ultima.

Attenzione, non l’ultima parola famosa, quella che nasconde l’inganno, ma proprio l’ultima, la definitiva, quella che chiude ogni discorso, ogni discussione. La conquista dell’ultima parola è un traguardo che tutti vorremmo raggiungere,  per poter dire con una certo orgoglio che avevamo ragione noi,  che avevamo capito tutto, che abbiamo zittito interlocutore. Per questo nella battaglia per l’ultima parola spesso non guardiamo in faccia a nessuno,e  puntati verso l’obiettivo finale, quello di avere ragione a tutti i costi, non guardiamo nemmeno più a quello che stiamo dicendo; il corpo, in questi casi sembra aver già capito, l’ andazzo, e comincia ad agitarsi, le mani si muovono in aria in modo inconsueto, la voce si alza di tono, diviene quasi stridula, e di contro, le parole che escono dalla bocca perdono gran parte del loro significato. La lotta per l’ultima parola prosegue così, finché uno dei contendenti non decide di ritirarsi e lasciare la vittoria all’altro. Il punto è che non si saprà mai chi aveva davvero ragione.

E così, mentre seduta davanti al computer ingaggiavo  mille discussioni  immaginarie alla lettura di articoli o riflessioni che mi hanno fatto imbufalire, pensando a come avrei voluto ottenere l’ultima parola sull’interlocutore, ho pensato a tre parole chiave di questi giorni: amicizia, amore, carità. Sì, lo so non sono originali, e se volete sono anche molto simili, ma definiscono bene il senso di tante amarezze di questi giorni.

L’amicizia e l’amore sono legate fra di loro, come si è letto nel Vangelo domenica scorsa e nel corso di questa settimana: Gesù stesso  ci chiama amici, se ci ameremo come ama lui, e cioè fino alla morte, perché “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. L’amicizia e l’amore sono quindi impegnativi, e richiamano l’immagine del sacrificio, sul modello di Cristo. E poi la carità, quella descritta da San Paolo nella lettera ai Corinzi: paziente, benigna, che non si adira, non si gonfia, si compiace della verità (Chiara, grazie, ho iniziato a leggere il tuo regalo!). E’ la stessa carità che ti fa accogliere chi non vorresti, che ti fa perdonare, che ti insegna ad amare il prossimo come te stesso, e ti fa avvicinare alla sue difficoltà. E’ la carità che ti fa amare i nemici, che ti fa sentire l’urgenza di correggere un amico che sbaglia, di dire forte e chiara la verità, di difenderla, ma anche a volte, di stare zitto, di fare un passo indietro di fronte alla provocazione più sterile, alla puntura di forcone che ti fa cadere nel tranello più subdolo, che è poi l’ingaggiare la discussione per vincere l’ambita, preziosa ultima parola.

Ron cantava anni fa che “non abbiamo bisogno di parole, per spiegare quello che è nascosto in fondo al nostro cuore”: siccome non ci credo fino in fondo, dico che abbiamo bisogno di parlare, di imparare il dialogo, di capire che nel confronto pacato e consapevole (cioè portato avanti senza sparare le solite quattro banalità in croce, ma dimostrando di sapere di cosa si parla),portato avanti con una dose minima di buonsenso,  c’è il vero arricchimento dei rapporti, e l’accoglienza vera dell’altro, e alla fine si riesce davvero a trasmettere un contenuto che ha un valore, e che, chissà, magari fa pensare l’altro e lo avvicina. Senza questo desiderio di parlare, è solo una battaglia inutile per cercare di conquistare l’ultima parola.

E poi occorre talvolta tenere a mente quello che è scritto nell’Imitazione di Cristo “Giova di più distogliere lo sguardo da ciò che non approviamo, lasciando che ciscuno si tenga il suo parere, piuttosto che metterci in accanite discussioni. Se sarai in regola con Dio e terrai conto del suo giudizio, riporterai più facilmente la vittoria”, e meditarci su. L’ultima parola è meglio lasciarla ad un Altro: Lui sì, che al tempo debito, saprà dire la parola definitiva, su tutto, meglio di noi.

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3 thoughts on “L’ultima parola

  1. Mi ha fatto tornare alla mente un bel libro di C.S. Lewis (l’autore delle Cronache di Narnia e delle lettere di Berlicche) edito da Jaca Book, si intitola: “I quattro amori – Affetto, Amicizia, Eros, Carità”.
    Invio te ed i tuoi lettori a leggerlo.

    Con gratitudine, un caro saluto.

    Mario G.

  2. Oltre alla tua “cattolicità” mi impressiona molto la tua lucidità di pensiero, la capacità di saper dare i nomi alle cose, con semplicità e profondità… complimenti! Dovresti scrivere di più (anche sul blog di Costanza – lei è un’altra che in fatto di cattolicità e di saper dare i nomi alle cose non scherza!). A vantaggio di chi ti legge… ovviamente!
    Stammi bene!

  3. Facile da farsi se durante una accanita discussione, riuscissimo ad avere la lucidità e la forza di fermarci in tempo, prima di iniziare a gesticolare e ad alzare i toni di voce.Ma purtroppo non sempre o sarebbe meglio dire, quasi mai, ci si riesce.

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