Azzurro (da me a te)

Mi piace la canzone “Azzurro”. Forse perché parla di treni, di desideri, di nostalgia. Forse perché è una delle canzoni italiane più belle di sempre. O forse solo perché so che piaceva anche a te.

In realtà non pensavo che avrei scritto di te. E in effetti non so nemmeno se e come arriverò alla fine di questo post. Però oggi non potevo non farlo. In questo giorno, speciale solo per noi  che siamo rimasti – perché solo chi è rimasto può ricordare la nascita terrena di chi è “nato al cielo” –  ogni pensiero è rivolto a te. Come ogni giorno, in realtà, da quando non sei più “fisicamente” presente. Devo specificare “fisicamente”, giusto perchè l’assenza fisica è quella che risalta agli occhi.

Certo che manchi, non posso nasconderlo, sarei sciocca se lo facessi. Ti dirò che in certi momenti manca quasi il respiro, tanto fa male il fatto di non poterti vedere. Manca l’abbraccio,  e la sicurezza di uno sguardo, fatto di orgoglio, preoccupazione e amore infinito, e mi chiedo se mi capiterà ancora nella vita di essere guardata così. Manca parlare con te, e farti le mille domande che non ti ho fatto, e tutte quelle che vorrei farti ora, e negli anni che verranno. A volte sembra che tu sia terribilmente lontano, e che io abbia vissuto tutta la vita senza averti vicino: sono i momenti in cui mi sembra di aver dimenticato le cose più stupide, la voce, il profumo, il tocco della mano. Altre volte invece sembra di averti qui vicino, e viene voglia di parlarti, proprio come prima.

Poi però ti trovo nel modo di muovermi, di stare con le persone, e avvicinarmi ai loro problemi, negli occhi, nel sorriso, nelle mani e nei piedi, nella cura del passato attraverso i documenti che lo raccontano e nel desiderio di raccontare il presente. Ti trovo nelle fotografie, negli attrezzi da lavoro, e nei treni elettrici, fermi nella vetrina. Ti trovo in chi mi racconta di te,  e nei ricordi, flash di vita comune che ogni tanto illuminano la mente. Ti trovo nei preziosi momenti davanti al tabernacolo, quando  torno piccola per abbandonarmi nelle braccia del Padre, e nella Comunione, in quel pane spezzato che riunisce tutti, senza tempo, e ci rende un corpo solo.

Rabbia, dolore, quella ribellione che ti fa schiumare la bocca, e gonfiare le vene al collo per la voglia di gridare e buttarlo tutto fuori, quel male insostenibile:  a volte quando penso a te mi viene in mente questo, e quel senso di ingiustizia, la sensazione di essere stati ingannati e traditi, la paura. Ho imparato che questa nostalgia non serve, che fa male ancora di più. Per questo il ricordo più bello è quello legato ai doni che sono arrivati attraverso di te, quando eri qui, e dopo che sei andato via. L’amore, il coraggio, la fede silenziosa, il rispetto, la forza, e la debolezza, gli insegnamenti dati a forza di esempi, di sguardi, di fatti: piccole cose ( e molte altre che tengo per me!)  di cui solo nel tempo riusciremo ad apprezzare  pienamente la profondità, e la percezione della Grazia, nata proprio dal dolore.

Se dicessi che senza di te è facile, direi una bugia colossale: non è facile manco per niente. Ma sappiamo bene (anche se spesso facciamo fatica a crederci!) che tutto, anche la nostalgia e la fatica di affrontare ogni giornata, concorre al bene di chi ama Dio. E niente, nemmeno la puntina di spada che ogni giorno continua a farsi sentire nel petto, ci può allontanare dal suo Amore. In questi giorni, in cui con tanta commozione abbiamo seguito il lungo saluto a Chiara Petrillo, risale questa certezza, e quella che ogni vita, lunga e breve che sia, è un  dono e un’occasione per portare frutto, per tutti.

Lo sai, e  se non lo sai te lo dico io:  ogni tanto ci perdiamo per strada nel tentativo di imitare il tuo modo di fare certe cose. Stiamo imparando ancora a camminare sulle nostre gambe, e ogni tanto cadiamo. Quindi, come al solito, ti chiedo una mano, per andare avanti tra le piccole difficoltà quotidiane –  le bollette, le scadenze, l’irrigatore del terrazzo che non funziona mai – ma soprattutto per capire, vedere, imparare a dare e a costruire qui, la bellezza di quell’Amore maiuscolo, che tu abbracci già. E siccome ricevere tanti doni è una Grazia, prega per noi, perché sappiamo portarli a chi in questo momento ha bisogno del nostro aiuto, a chi attraversa la battaglia che abbiamo vissuto anche noi, che è stanco, che continua a menare colpi, e non ce la fa più.

E siccome ci sono stati – e torneranno, lo so –  momenti in cui tutto mi farà schifo, in cui non vedrò nemmeno l’ombra più pallida di grazia, né di un bene in tutta questa storia e nella tua mancanza, ti chiedo di aggiungere una preghiera per me, e una mano sulla testa.

Io regalo, a te e a me, “Azzurro”. Sì lo so, questa frase non ha alcun senso, ma è un piacere che commuove riascoltare questa canzone oggi, e pensare a te.

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2 thoughts on “Azzurro (da me a te)

  1. Cara Maria Elena, mi hai commosso e mi fatti tornare alla mente… mia madre.
    E’ salita al Padre tanti, tanti anni fa (io ero un ragazzo); eppure quel momento è così vivo ed inciso nel mio cuore, che basta poco per farlo riaffiorare… Bello che tu possa associare il ricordo di “lui” ad una canzone; io non posso perché non ce l’ho… ma come è sorprendente scoprire in me tratti del suo temperamento e della sua grazia… o persone (a volte a me sconosciute) che la ricordano ancora con affetto.

    Ti ringrazio per aver interrotto il mio vagare e conducendomi a pregare per lei e per lui: Eterno riposo, dona a loro o Signore… Amen

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