Sotto esame

Io mi ricordo quattro ragazze senza chitarra, sedute sui gradini di un palazzo, che cantavano sottovoce (e con un buon livello di intonazione) “Notte prima degli esami “ di Venditti. Mi ricordo che c’erano le lire, che Berlusconi era appena (ri)salito al governo, che l’11 settembre ancora non significava nulla.

Mi ricordo che la Roma aveva appena vinto lo scudetto, che avevo lasciato lo studio di Montale per scendere in piazza a festeggiare, e che avevo seguito da lontano, sommersa dai libri, la grande festa di Circo Massimo, senza impegnarmi troppo a prendere in giro gli amici laziali.

La foto di classe firmata da tutti, i gavettoni di spumante nel cortile di scuola, e poi la divisa da esame pronta, le scaramanzie collaudate, una crisi isterica dopo la versione di Epitteto, una terza prova di matematica in cui ho palesemente tirato ad indovinare la risposta (che, per la cronaca, era più che sbagliata). Lo sguardo dei miei professori, il saluto del bidello, l’attesa infinita per l’esame orale, fine di un’epoca, linea di demarcazione tra l’essere piccoli e il diventare grandi. Mia madre che parlava con tutti, e mio padre, giornale sotto braccio e Rayban a goccia,  venuto in Vespa a sentire l’esame orale dell’ultima figlia maturanda.

Che tenerezza l’esame di maturità, lo riviviamo a distanza anche in questi giorni. A pensarci adesso tutte quelle cose che allora avevano un valore epico, ed erano segnali di un passaggio fondamentale della vita, suonano con la dolcezza dell’ingenuità. Non mi manca quel periodo, lo ricordo con la felicità di averlo vissuto bene, e la consapevolezza che la ragazza di allora, ora è una persona diversa. Perché, dopo la maturità, di esami  ufficiali e non,  ce ne sono stati tanti, e ce ne saranno, ancora.

Secondo il pensiero comune, l’esame di maturità è uno dei momenti di passaggio della vita, l’unico, il vero, sancito ufficialmente, fin dal nome: quando si finisce  si è maturi, perché  si è concluso un percorso, con tanto di voto e di attestato che lo conferma. Tutto avviene quando uno ha appena compiuto 18 anni, vive l’ebbrezza delle prime indipendenze ufficiali, l’emozione di prendere la macchina la sera, di potersi firmare le giustificazioni, di rendere conto, finalmente, solo a se stessi e alle propria volontà. Per questo la notte prima degli esami è così leggendaria, così importante, perché è vigilia di un cambiamento, dopo il quale niente sarà più come prima.

Tutto vero, ma…. L’ esame di maturità è un punto di riavvio, allo stesso tempo inizio e proseguimento di un viaggio che dura tutta la vita, e un mattoncino che contribuisce alla crescita di una persona, insieme a tutto il resto. Perché i punti di svolta, i giorni decisivi, le finali da giocare coltello fra i denti, non mancano, e costellano e costituiscono l’ esistenza di ognuno di noi.

Nella vita di ciascuno, infatti, ci sono innumerevoli notti prima degli esami, che non vengono immortalati da nessuna canzone, da nessun film,  da nessun romanzo. Sono gli esami a cui non sarai mai abbastanza preparato, per cui non avrai avuto nemmeno uno straccio di dispensa da leggere e sottolineare, e nemmeno un compagno secchione da cui copiare. Sono gli esami non ufficiali, senza data, né riconoscimenti, che lasciano attestati e diplomi solo nella storia di ogni vita, nel cuore, nel viso. Notti di sorrisi e lacrime, notti alla finestra, notti di preghiere, perchè saranno quei momenti decisivi in cui riemerge forte la necessità di stringersi , di ritrovare un punto fermo , di darsi un senso. Sono i momenti di prova, in cui si torna a guardare in alto, alla ricerca di un segno , di un supporto, di un gancio nel cielo per farsi tirare su. I momenti in cui si riscopre la preghiera, e si torna a vedere che la vita ha una direzione,  e che nessuno di noi è solo, a rendere conto solo a se stesso, perché c’è chi ha cura della vita di ciascuno.

La certezza di base, infatti, è che in tutte le prove della vita abbiamo un difensore, il commissario interno più che fedele, che protegge dagli assalti di chi vuole farci cadere, anche se non ce ne rendiamo conto. Accanto a Lui, che più di ogni altro ha cura della vita e del bene di ogni uomo, si affrontano gli esami, e la maturità raggiunge  quel livello di bene, di solidità, di pienezza,  che noi, da soli, non sappiamo darci .

Quindi a Benedetta, Maria Chiara e Francesca, e a chi in questi giorni sta concludendo l’esame di maturità, in bocca al lupo… e a tutti noi, coraggio. Perché tutti sappiamo bene che “i pini di Roma la vita non li spezza, le bombe delle sei non fanno male, la matematica non sarà mai il mio mestiere”,  e siamo sicuri che “gli esami non finiscono mai”, ma allo stesso modo dobbiamo imparare ogni volta di più a credere, a sperimentare, a testimoniare quello che è scritto nel Vangelo: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

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