Preferisco il Paradiso

Che belli i film di fantascienza degli anni ’80. Storie semplici, che partono dalle basi – amore, nostalgia, amicizia –  e si costruiscono sulla recitazione di attori (all’epoca) poco conosciuti, e su effetti speciali che oggi fanno quasi tenerezza.

Bene contro il male? La trilogia di “Star Wars” ci ha regalato battaglie memorabili tra la forza e il suo lato oscuro. Presenze aliene tenere e amiche? “ET”, con l’amicizia tra il bambino e il cucciolo di alieno lontano da casa, e una delle corse in bicicletta più famose della storia del cinema. Spazio inquietante e oscuro? “Alien”, in tutte le salse. Nostalgia dei bei tempi, voglia di tornare giovani, e di vivere un’altra vita? “Cocoon”.

Già, “Cocoon”. Film del 1985, regia di Ron Howard – Richie Cunningham di Happy Days per intenderci – è la storia di un gruppo di anziani, che dopo una serie di bagni in una piscina piena di non meglio identificati bozzoli, iniziano a ritrovare le forze, e in breve tempo ringiovaniscono, pur mantenendo l’aspetto di simpatici nonni. I bozzoli ovviamente sono alieni,  salvati da altri alieni,  e provengono da un pianeta lontano, dove non esistono malattie, né morte, dove il tempo non c’è e tutti sono perennemente giovani. E siccome ci sono posti liberi sull’astronave, i giovani – anziani decidono di mollare tutto, e trasferirsi sul pianeta, in una fuga rocambolesca, via mare, tipica dei film americani.

<<Trovi che sia contro natura? visto come ci sta trattando la natura, non mi dispiace ingannarla un po’>>, dice uno dei protagonisti alla moglie in lacrime dopo aver salutato per l’ultima volta la figlia e il nipotino,  a cui ha spiegato la situazione usando parole che calzano perfettamente l’immagine del paradiso (andiamo in un posto dove non esiste il dolore, la sofferenza la morte, un posto migliore dove tu non puoi seguirci).  Eccolo lì, il punto cruciale. La natura cattiva, che ti  porta ad una fase della vita  che è sinonimo di sofferenza, di frustrazione, di nostalgia per quello che non si ha più. E’ meglio scappare dall’ultima parte della vita, la stagione che fa da anticamera alla morte, dopo la quale, questo è il messaggio che ho percepito in tutto il film, non c’è nulla, e che per questo va temuta.

Premesso che tutti abbiamo paura di morire, perché  vuol dire andare ad abbracciare il nostro limite estremo, e premesso che nemmeno invecchiare ci piace tanto , visto che ci mette progressivamente di fronte ad una serie di limiti intermedi, mi chiedo: ha senso cercare di fuggire?

Certo, “Cocoon” è un film, che all’epoca ha avuto anche un buon successo, un’opera di fantasia, ma nella realtà quante persone farebbero carte false per fermare il tempo, sfuggire il passaggio delle stagioni, per non affrontare la sofferenza, il dolore, e vivere in eterno, ovviamente felici?

Il punto è che l’immortalità ce l’abbiamo scritta dentro, il desiderio di eternità è scritto nel cuore, l’aspirazione verso una completezza e un pienezza di vita fa parte di noi. E non riusciamo oggi ad immaginare che la nostra vita termini qui, che tutto quello che viviamo, che soffriamo, tutta la gioia, la rabbia, i sorrisi e le lacrime, e anche tutte le batoste e le ingiustizie, terminino così così, senza senso, senza direzione, senza un perché. Ed  è qui, che come sempre le nostre strade si dividono, tra chi è convinto che dopo questa vita, sarà solo un buio eterno, e niente di più, e chi è sicuro che ciascuno di noi sia destinato a tornare a  quell’eternità che desideriamo, semplicemente perché ci è stata promessa.

Se non si è ancora capito, a me questa idea della fine di tutto non convince. Principalmente perché non posso pensare che tutta la mia vita sia limitata a questa precarietà,  alla fragilità del cuore e delle sensazioni, all’ equilibrio (fragile) sopra la follia, come canta Vasco Rossi.  Preferisco credere a Gesù, che nell’ultima cena parlando agli apostoli ha detto chiaramente <<nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto “vado a prepararvi un posto”? quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi>>(Gv. 14, 1-3), e che apre la porta del paradiso al buon ladrone, che si converte nell’ultimo momento della vita.

Il catechismo di San Pio X descrive il Paradiso come “ godimento eterno di Dio, nostra felicità, e in Lui di ogni altro bene senza alcun male”; nella Divina Commedia le anime del Paradiso sono tutte disposte nella contemplazione di Dio, e sono sempre più luminose man mano che sono vicino a Lui; anch’io, allora, come San Filippo, “preferisco il Paradiso”, di fronte alla paura del tempo che passa, alle prospettive di più o meno miracolosi elisir di lunga vita, all’idea che il termine della mia vita sia l’ultima parola su tutto. Perché alla fine, rispetto alla promessa del Paradiso, tutto il mondo,  e quindi anche la più fantasiosa sceneggiatura cinematografica, è solo vanità.

Annunci

2 thoughts on “Preferisco il Paradiso

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...