Cinque cerchi

Finalmente siamo riusciti a postare!

Ho sempre avuto un debole per le Olimpiadi. Mi ha sempre fatto allegria vedere atleti di tutto il mondo che si sfidano per un titolo simbolico, in un torneo che affonda le radici della storia.

Mi affascina sempre vedere le cerimonie di apertura, che già te la dicono lunga sullo stile di tutta la manifestazione, a seconda dei paesi in cui è ospitata, e ripercorrere la storia dei giochi moderni, quelli recuperati nel 1896 per intenderci, e che alle origini prevedevano la classica regola “l’importante è partecipare”, e atleti rigorosamente non professionisti, con il mito del passato e dell’antica Grecia cristallizzato nella fiamma olimpica. Ovviamente mi commuovo sempre un po’ quando vedo l’ultimo tedoforo e l’accensione del braciere, così come mi emoziona pensare a quando la mia città ha ospitato i giochi, e ricordare l’entusiasmo nella voce di mio padre che racconta quei giorni.

Ora  siamo agli sgoccioli delle  olimpiadi di Londra. Abbiamo assistito alla trionfale cerimonia di inaugurazione, con una meravigliosa regina Elisabetta, comparsa dal nulla – dopo aver catapultato una prestante controfigura da un elicottero insieme a Daniel Craig ! – con il viso stanco, tirato, e con l’espressione come a dire “sì, va bene belli i giochi, ma adesso potete anche andarvene”. Abbiamo assistito al flop del nuoto, con i belli impossibili dati già per vincenti,  ai trionfi del fioretto maschile e femminile, a squadre e singoli, e all’urlo di Valentina Vezzali, che è sempre bello da vedere.

Mentre scrivo la tv trasmette gare di atletica leggera, lo sport più blasonato delle olimpiadi, Josefa Idem è arrivata quinta, e l’Italia ha portato a casa un bronzo nel salto triplo, e nei giorni scorsi medaglie assortite in discipline come la carabina e il tiro a volo. E’ questo il bello delle olimpiadi: ogni quattro anni uno ha la possibilità di vedere che esistono sport di pazienza e precisione, di cui, ammettiamolo , normalmente ignoriamo l’esistenza.  Carabina, tiro a volo, il curling alle olimpiadi invernali (tutti almeno una volta abbiamo pensato che fosse uno sport  singolare e tutto sommato abbastanza facile, visto che basta spazzolone tra le mani, per imitare immediatamente il movimento dei giocatori), il badminton, il dressage (sì ,questo lo conoscevo , ma francamente non ne ho mai capito il senso),  e tutte le varianti delle arti marziali. Sport che hanno questa vetrina eccezionale solo una volta ogni quattro anni, lasciando così scoprire la fatica, il sudore, le dedizione di tante persone, che finito il fuoco d’artificio olimpico, e spento il braciere ,tornano nell’ anonimato, a lavorare ed ad allenarsi nel silenzio dei giornali, delle riviste di gossip, senza nemmeno uno straccio di pubblicità da fare.

Mi piace vedere i volti di queste persone, che vivono  una vita normale, e che trasmettono la soddisfazione e lo stupore, l’umiltà e la fatica di essere arrivati ad un traguardo importante. Sentiremo parlare per mesi della crisi della Pellegrini, del tonfo di Magnini, e della ripercussione che il botto olimpico avrà sulla relazione tra i due, sul caso doping di Schwarzer, delle incognite del calcio e della pallavolo, ma nessuno forse farà attenzione alle sorti di chi oggi ha vinto. Visti i risultati forse è meglio così.

E visto che le olimpiadi permettono di scoprire sport sconosciuti ai più , vorrei proporre una serie di nuove discipline in cui modestamente eccello, e in cui ho vinto già numerose medaglie immaginarie, che si aggiungono a quelle già accumulate in anni e anni di nuoto onorario ( nel senso che miliardi di volte ho detto che avrei fatto nuoto, ho comprato tuta l’attrezzatura e poi non ho mai combinato nulla). La disciplina principe è “l’affastellamento degli impegni”, perché prima della partenza per le vacanze è un classico che si risveglino impegni sopiti per tutto l’inverno e diventa praticamente impossibile rimandarli ancora: io modestamente sono abilissima nella convinzione di riuscire a far stare tutto nel tempo minimo che mi sono prefissata, e regolarmente riesco a mandare tutto all’aria. Altro sport: fare la valigia, una nobile disciplina che richiede pazienza, capacità di valutazione, conoscenza degli spazi e dei volumi, e soprattutto preveggenza sugli indumenti che saranno necessari durante il soggiorno. Anche qui, gli annali vantano medaglie e medaglie, date ovviamente in base al rapporto  finale peso valigia/ contenuto. Corsa ad ostacoli tra le valigie mezze aperte e mezze chiuse: occorre agilità e destrezza, per non inciampare nella cinghia nascosta. Dieta last minute per la prova costume: su questo mi dispiace sono molto meno ferrata, ma mi dicono che la fatica di questo sport sia improba. E infine l’ultimo e il più difficile: dopo il disfacimento della suddetta valigia, c’è il rifare la valigia, un disastro, perché chissà per quale motivo gli abiti decidono di aumentare di volume e di non entrare più come prima. Un po’ di allenamento potrà giovare alla causa.

Tutte queste pratiche  fondamentali prima delle vacanze, rischiano di far passare in secondo piano le pratiche davvero indispensabili per affrontare ogni cosa, anche (soprattutto?)  i giorni di riposo: partecipare alla messa, o più semplicemente ritagliarsi il tempo minimo di preghiera, soprattutto durante l’estate è un’impresa, una fatica inimmaginabile, un peso insostenibile da portare, e da lanciare più lontano possibile, per poi recuperarlo in autunno, quando si è un po’ più riposati e abbronzati e le giornate si accorciano, e inizia a fare freddo. E invece forse proprio nei giorni di vacanza è meglio non mollare, e chiedere la grazia di perseverare: solo così possibile dare valore anche a questo tempo, e  riempire quella sottile senso di vuoto che dopo un po’ il riposo porta con sé…e anche sopportare le urla dei bambini in spiaggia, e quelle dei genitori, e le bruttezze di cui sono carichi certi luoghi di villeggiatura. Perché “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre”(Eb.13,8), e ha detto abbastanza chiaramente che è con noi “tutti i giorni fino alla fine del mondo”(Mt.28,20) ….anche in vacanza.

Vacanza che tecnicamente è già cominciata: la tentazione è di non staccare il blog, e dare prova di forza e prestanza fisica continuando ad aggiornare. La realtà però mi dice che in questi giorni, lontano da casa, è sempre più complicato  trovare il modo di scrivere e fermarsi per amministrare il sito; inoltre la connessione internet non ci aiuta. E siccome occorre  staccare le spina, fare spazio al silenzio e lasciar le mente libera perché crescano e maturino le  nuove idee, ho deciso di cedere: anche il blog  quindi si prende una piccola  vacanza, e rallenta gli aggiornamenti fino alla fine del mese. A tutti, buon riposo!  E grazie.

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