Bandiera bianca

La bandiera bianca è una bandiera simbolo internazionale della pace, normalmente utilizzato nei periodi bellici o nei conflitti. Può significare diverse cose, tra cui la resa, la soluzione parlamentare, il cessate il fuoco o la fine delle ostilità.

Wikipedia ci aiuta così a capire i significati principali , e più diffusi, della bandiera bianca. Resa, fine delle ostilità, pace: in poche parole, arrendersi. Sul campo di battaglia vero e su quello della vita.

Perché ci sono momenti  nella vita in cui  sventola la bandiera bianca, i momenti in cui si deve mollare la presa, abbassare le difese, e dire chiaramente “io non ce la faccio più”.

Tranquillizzo  subito i lettori più fedeli: il discorso non riguarda il blog. La resa incondizionata non riguarda questo spazio, anche se nelle ultime settimane è particolarmente complicato fermarsi a respirare, mettere insieme le idee e scrivere. In generale, c’è una resistenza istintiva ad abbassare le armi e arrendersi di fronte alla propria debolezza, alla stanchezza e alla fatica, e ammettere, con se stessi e con gli altri, che non ce la facciamo più.

Il lavoro che non c’è, i soldi che mancano, le speranze incerte di futuro, le emergenze familiari che al’improvviso ti avvolgono, ti prosciugano ogni energia e ti mettono di fronte alle domande decisive sulla vita, la morte, l’amore e la carità; la preoccupazione per la salute di chi è accanto a te; la rabbia per l’indifferenza, l’ignoranza, l’arroganza degli altri; la tendenza a volere fare meglio di tutti, a giudicare tutti, e mostrare la propria bravura di fronte a tutti, e presentare i conti per quello che si è fatto; e poi le immagini apocalittiche di futuro, e la dolcezza fastidiosa del passato, la vocina che ti dice che tutto è finito, e il desiderio di scappare, di andare via, di nascondersi e non farsi vedere da nessuno…..e in fondo quel grido “Basta!”, che sorge dalle labbra prima ancora che ce ne accorgiamo.

Chi riesce ad affrontare tutto questo senza scoppiare ed esplodere? Ecco i momenti in cui si sventola la bandiera bianca. Un fallimento? No, al contrario, un momento prezioso. Perché finalmente si arriva alla verità, si lasciano le maschere di durezza e si abbraccia la certezza più profonda, cioè quella della propria incapacità a gestire tutto, a controllare tutto, ad andare avanti da soli. Sono i momenti decisivi, in cui si azzera tutto, e si ricomincia.

Perché una volta mollata la presa, l’istinto ci porta a lasciarci sbattere a destra e sinistra, senza direzione, senza speranza; e invece ammettere la propria debolezza non vuol dire  annientarsi, ma lasciare  spazio all’intervento della grazia, che agisce in modi inaspettati e in forme che non pensiamo.

A volte basta la vicinanza di qualcuno, un braccio teso che non ti aspettavi  o che , semplicemente, prima non eri in grado di vedere;  un buon consiglio, un sostegno concreto, una indicazione dura, ma decisiva, una strigliata fatta con amore che ti rimette in sesto. Si apre la corazza, si riprende a respirare con fatica, si lasciano entrare gli altri nello spazio della propria difficoltà, si scopre che magari non si è da soli.  Senza che ce ne accorgiamo, si realizzano le parole del salmo  138, “ alle spalle e di fronte mi circondi, e poni su di me la tua mano”, espressioni di una di una cura amorevole, di una presenza costante. Perché se noi non siamo in grado di dare assistenza completa, di curare al meglio ogni aspetto, di mantenere la calma nella difficoltà , di essere sempre a massimo, sappiamo   che ciascuno di noi fin dall’inizio della vita è oggetto di un’attenzione personale, e di un amore dedicato. “Tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e io ti amo” si legge in Isaia 43….

Lo sappiamo, ma spesso non ci crediamo. Perché gli efffetti di questa cura, e di questo amore non riesci a percepirli da subito, non appena hai mollato la presa, hai detto basta e pianto tutte le lacrime che hai. E’ un effetto di grazia che inizia a lavorare poco a poco, che si fa strada nella vita, che anima il corpo, e ti permette di andare avanti. E la mano sulla testa che governa, e allo stesso tempo accarezza, e rassicura, se glielo lasciamo fare.

La stessa mano che risponde al grido “alzo gli occhi verso i monti, da dove mi verrà l’aiuto?”, quella che ci conosce “fin dalle profondità della terra”, quella che sa che “i miei giorni erano contati quando ancora non ne esisteva uno”…e figuriamoci se non sa che non ce la facciamo ad andare avanti da soli. E’ la mano che ci lascia liberi di camminare da soli, di cavarcela, ma che non appena iniziamo a mollare, soccorre e assiste.  Nella straconosciuta poesia dell’anonimo brasiliano (“ho sognato che camminavo in riva la mare con il Signore”…la conoscete?) i giorni più difficili della vita sono quelli in cui siamo portati in braccio, senza rendercene conto; nel Vangelo gli agnellini più deboli e perduti sono portati in spalla da Gesù Buon Pastore, che ha cura del gregge, fino ad offrire la propria vita.

Sventolare la bandiera bianca è quindi in certi momenti della vita la via di salvezza, l’unico modo per vedere chiara la verità, mettere da parte noi stessi e dare spazio alla cura del Buon Pastore, per  lasciarsi abitare dalla carità, animare dalla fede,  e muovere dalla speranza, per poter rendere effettive anche nel nostro corpo le parole di San Paolo: “quando sono debole è allora che sono forte”. E’ la via della testimonianza, per poter dire agli altri che anche noi siamo stati salvati, e risplendere di quella Bellezza e di quella Pace, che oggi magari sembra così lontana.

 

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One thought on “Bandiera bianca

  1. L’attesa è stata lunga e piena di trepidazione, ma il tuo silenzio a generato questa perla che non posso non condividere con chi mi vuol bene, e non solo…
    Grazie M. Elena, grazie di cuore!

    Mario G.

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