Veni, vidi, vici

Si, lo so, con un titolo così, era il caso di mettere un’immagine più consona: un condottiero romano, una mappa di guerra, una cartina di Risiko, un carro armato. Giulio Cesare mi perdonerà.

La storia e il libri di storia, infatti –  ma anche la Settimana Enigmistica, a dirla tutta –  ci insegnano, che “Veni, vidi, vici”  è una delle frasi più celebri di Giulio Cesare, contenuto del messaggio inviato per annunciare la vittoria su Farnace II dopo la battaglia di Zela, nel 47 a.C., raggiunta nel tempo record di cinque ore. “Sono andato, ho visto, ho vinto”: ho sbrigato la pratica, ce voleva tanto?

Un messaggio conciso e veloce, che rimane ancora oggi l’esempio e la perfetta sintesi di un’azione portata avanti con velocità e rapidità, e di una vittoria sull’altro facilissima, e di una superiorità indiscutibile.

Ora, Giulio Cesare era Giulio Cesare, e ammettiamo anche che certe frasi potesse permettersele. Quello che mi interessa di questo messaggio è il movimento che racchiude: “Sono andato, ho visto”…..cioè ho sentito che c’era qualcosa (in quel caso una provocazione di Farnace II contro i romani, impegnati nella guerra civile), mi sono mosso da dove ero, e sono andato a vedere di cosa si trattava. Ci ho messo il naso, ho esplorato, mi sono reso conto, e solo dopo aver fatto tutto questo, ho messo in campo le forze giuste e ho raggiunto il risultato. Un risultato che porta a muoversi,  a schiodarsi dalla propria posizione per uscire dai propri confini, e combattere. Comunque, coinvolgersi, con forza, con decisione.  Perché in fondo quello che ci rimane più in testa della gesta di Giulio Cesare sono proprio le frasi legate a questi gesti di assoluta risolutezza nello spezzare i vincoli, nel rompere gli indugi, nel cambiare assetto.

“Veni e vidi”, prima del vici, richiama però alle mie orecchie un altro episodio altrettanto importante,che si trova sulle pagine del Vangelo, e che riguarda Filippo e il sospettoso Natanaele. Filippo, chiamato alla sequela da Gesù,  è partito subito con lui verso la Galilea – il Vangelo non ci dice se si sia fatto pregare, o se abbia avuto dubbi – . Sicuro, si rivolge a Natanaele dicendo: “abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè e i profeti”. Natanaele è sospettoso, e la risposta ai suoi sospetti è un invito “vieni e vedi”, tocca con mano, poi decidi se ti sto dicendo una bugia. Potrebbe restarsene tranquillo sotto il fico, e invece lui segue, e dopo gli basta davvero pochissimo per credere a quello che gli ha detto Filippo. Non ha nascosto dubbi e perplessità, ma si è fidato dell’invito, è andato, ha visto, ha sentito, ,e alla fine, ha creduto (Gv. 1,43-51).

Dopo duemila anni, continuiamo a rivolgere ancora oggi lo stesso invito  a chi è lontano, a chi non crede, a chi ci guarda come se fossimo appena atterrati dall’astronave, e ci domanda come sia possibile credere ancora nella Chiesa. Spesso questi inviti cadono nel nulla, spesso invece si sviluppano, e cambiano la vita di coloro a cui li abbiamo fatti.

Il punto è sempre lo stesso: schiudersi e fidarsi,  o restare convinti nella propria posizione. E’ qui che si gioca tutto. Perché spesso siamo sicuri di avere tutte le risposte in mano, e di aver maturato nel tempo, e in solitaria,  le convinzioni eccellenti, semplicemente pensandoci su a lungo, o acquisendo le opinioni degli altri. E’ invece un passo avanti in ogni rapporto il superarsi, l’andare oltre il confine del proprio naso. Occorre conoscere, informarsi, andare alle fonti più difficili e autorevoli,  con dosi massicce di buon senso e ragionevolezza, per vagliare le informazioni, per sapere, per vedere meglio chi hai di fronte, prima di criticare, prima di dire di no, e di rifiutare tutto, o peggio ancora, di abbracciare le teorie e le congetture trasmesse da altri. Esercitare la curiosità e il pensiero ragionevole, per voler più bene all’altro, e per poter partire dalla verità delle cose.

Avete mai visto il film “Monsters & Co”? Un film pensato per i bambini, ma che ovviamente insegna moltissimo ai grandi. La storia si svolge in un universo parallelo in cui vivono solo mostri: un mondo alla rovescia, dove gli umani sono da temere, e in cui l’unica fonte di sostentamento sono le urla di terrore dei bambini, raccolte nella notte, quando i mostri entrano nelle loro stanze dagli armadi per spaventarli. Nessun altro contatto perché –  si dice – i bambini sono tossici e letali. Quando una delle porte di accesso al mondo umano rimane aperta, e una bambina ha il coraggio di entrare e mettere il naso nella città dei mostri, tutte le certezze saltano, e si scopre una nuova ricchezza, impensabile fino a poco prima.

Una delle cene più belle del film è l’inseguimento al cattivo di turno, attraverso corridoi infiniti pieni di porte, che danno accesso a mondi sempre diversi: si scopre così un universo sconosciuto, si tocca con mano la differenza rispetto a quello che si è sempre creduto, si va fino in fondo, alle radici di quello che più ci fa paura. Proprio quello che non vogliamo (non sappiamo) fare. Perché spesso l’idea di andare a toccare quello che rifiutiamo, di vedere con gli occhi le realtà che ci ripugnano, o di affrontare certe situazioni, andando oltre il pettegolezzo che ce le racconta,  è duro , e non sempre porta ad un successo.

“ Sono venuto, ho visto”…ma cosa ho vinto? In questa singolare battaglia si vince solo la propria chiusura, la propria pigrizia, l’incapacità di guardare in faccia gli altri,  la facilità di restare nella propria cuccia a sonnecchiare, invece di alzarsi e andare – che ne so –  a leggere qualcosa di più sulla vicenda Sallusti, per capire meglio come funziona la storia, o parlare con l’amico che la pensa all’opposto di te, capire da cosa nascono le sue convinzioni – nella speranza che lui te lo sappia dire! – spiegare con calma perché la pensi diversamente – nella speranza che tu lo sappia dire! – ,  rischiando una pernacchia in faccia.

Altro gloria o onore, altro che la celebrazione del trionfo come per Giulio Cesare! Conoscere e approfondire è un percorso complesso, e spesso pieno di difficoltà e di chiusure, ma mai sterile: un cammino lento che arricchisce enormemente, e che soprattutto favorisce e rende più fecondo il dialogo, il confronto, il rapporto con l’altro. Perché non è detto che uno debba sempre avere la meglio su chi la pensa diversamente da te, però discutere conoscendo bene ciò di cui si parla, ed essere disposti anche ad essere smentiti nelle proprie convinzioni,  è un dono. Ed è un seme che fa crescere e cambia ogni rapporto, nel bene e nel male.

 

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One thought on “Veni, vidi, vici

  1. “Il punto è sempre lo stesso: schiudersi e fidarsi, o restare convinti nella propria posizione. E’ qui che si gioca tutto.”
    Non ci crederai ma a questo sono stato aiutato/spinto/strattonato/provocato grazie ad un bel rapporto di amicizia con un’Amica lontana, che con la sua radicata fede “laica” mi costringe a “dare le ragioni della mia fede” e a volte a rivedere le mie granitiche posizioni. Chissà se anche lei si sente sostenuta in quel “passo” verso il Mistero, che solo può dare serenità e pace…

    Prego per lei e per te cara M. Elena, grato per i tuoi spunti di meditazione e di sosta nel mio frenetico quotidiano.

    (P.S.: a quali “cene” più belle… ti riferisci? E’ un refuso, ma conferma che ogni momento conviale è sempre un avvenimento gioioso e non formale, dove ognuno di noi si apre un po’ di più all’altro/a. 😉 )

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