Teoria e pratica del post perfetto

Snoopy ha ragione: scrivere è un duro lavoro.

Nella mia breve carriera di blogger, sto scoprendo molte cose interessanti. La potenzialità immensa di questo mezzo di comunicazione , ad esempio, o il fatto che esistono blog di ogni genere, su quasi tutti gli argomenti, e che molti di essi sono ( e molti altri credono di essere!) importanti mezzi di informazione.

Recentemente ho poi avuto modo di scoprire che come per la televisione e il cinema e la musica, allo stesso modo esistono anche gli oscar dei blog. Un premio per i blog più famosi, quelli più cliccati e letti, quelli con autori più bravi e simpatici e gli articoli più interessanti e divertenti.

Dopo aver dato un’occhiata alle classifiche di questi blog più celebri ( e dopo aver riconosciuto che, al di là dei temi che affrontano, alcuni hanno davvero dei nomi geniali!) mi sono chiesta se anche per loro e per i loro autori si sviluppa di tanto in tanto quella sindrome  che mi colpisce inesorabilmente ogni volta che posto un articolo, e spengo il computer. E’ la sindrome del “E la prossima volta, che scrivo?”, cugina di quella del foglio bianco, e che ti rende difficile anche solo iniziare a mettere insieme le idee per scrivere, qualsiasi cosa.

Voglio  infatti svelarvi un segreto da blogger (comune forse anche ai giornalisti , agli scrittori, agli sceneggiatori): non sempre i post escono fuori con tutta questa facilità, non sempre è un piacere scrivere, non sempre sei soddisfatto di quello che scrivi. E’ una regola che vale anche qui, come in tutte le attività umane, e che apre la classica battaglia tra la teoria e la realtà, tra l’ ideale e la verità. Che poi è sempre la stessa cosa, cioè il tentativo di raggiungere la perfezione che abbiamo in mente, e che si allontana sempre di più, avvolta dalla realtà delle cose che ci fa andare incontro a tutti i nostri limiti.

Per un giornalista un articolo perfetto è quello che, in teoria, è chiaro, pulito, senza bisogno di correzioni, perfettamente bilanciato, straordinariamente efficace. Allo stesso modo per un blogger, il post perfetto è quello che in teoria arriva subito, che scorre fin dal primo pensiero in modo lineare e corretto, già con tutte le sue frasi composte, nella giusta sequenza, già tutto organizzato, che basta solo mettersi al computer e  scriverlo. Perfetto alla prima stesura, con un ottimo attacco,e una splendida chiusura, pieno di spunti illuminanti, di immagini straordinarie, di alti riferimenti . Il post (ovviamente stracommentato, che riceve moltissime condivisioni, che ti fa ricevere pacche sulle spalle e complimenti a destra e sinistra, quello che insomma mette d’accordo tutti e gonfia l’orgoglio) a costo zero, insomma. In teoria. In pratica,  praticamente impossibile.

Perché  nella realtà scrivere a volte è difficile, manca il tempo, manca la voglia,  manca la capacità, di fronte ad idee che magari ci sono ma sembrano troppo grandi da ridurre in parole; abbonda invece a larghe dosi la pigrizia che rende l’idea di metterti davanti al computer simpatica come uno sciame di zanzare. E poi le parole non vengono, le idee che non girano, il guizzo che manca. “ E adesso, come si fa?”, inizi a pensare, già preoccupato di non essere più in grado,  e di aver perso la mano, mentre ti sforzi di trovare le parole più elevate e corrette, un po’ come Troisi e Benigni quando scrivono la lettera a Savonarola in “Non ci resta che piangere”.

Quindi, come si fa?

Si fa che si accetta una volta di più di essere assolutamente imperfetti; ci si mette in silenzio,  ci si calma un attimo e si scrive quello che si può. Si fa che si va oltre quello che apparentemente corrisponde ai nostri gusti, e alla nostra sensazione, e si accetta che, in un certo giorno e per quel certo motivo, non riesci a comunicare fino in fondo ciò che vorresti, che le parole non sono quelle splendide che solo ieri, tre minuti prima di dormire, correvano meravigliosamente nella tua testa, e mannaggia non aver avuto la prontezza di scriverle prima. Si accetta anche che quello che scrivi possa non piacere, non risultare simpatico, non essere accettato subito, o condiviso da tutti. E si sbaglia , e a un certo punto si viene corretti.

E, soprattutto, si chiede aiuto. E da queste parti chiedere aiuto vuol dire chiamare lo Spirito Santo, che vogliate crederci o no.

Solo così accade quello che non ti aspetti, e cioè che quel testo che a te sembra così brutto, così sgraziato , così poco efficace, quello che tu butteresti nel cestino subito, e che pubblichi solo perché, come diceva Mandrake in Febbre da Cavallo, “nun so si me posso fidà, ma stavolta fidamese”, beh proprio quello,  è regolarmente il migliore. O meglio, è quello che è reso migliore.

Perché quando si abbandona la teoria, e si abbraccia la pratica, affrontando senza scansarle, paura, noia, e pesantezza, che accompagnano ogni azione nostra, quando ammettiamo che davvero funzioniamo poco, anche come blogger, e ci perdiamo la parte migliore, senza rivolgere gli occhi verso l’Alto,  è allora che iniziamo a funzionare e a trovare le parole, per essere, magari, più efficaci…. e brevi.

E solo allora impariamo anche a fare quella cosa che spesso dimentichiamo di fare, e cioè ringraziare. Alzare gli occhi dalla tastiera e rendere grazie: per il dono che è ogni parola, così come è scritta sullo schermo, per i frutti che potrà portare….e per ogni persona che la leggerà.

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2 thoughts on “Teoria e pratica del post perfetto

  1. Grande (come sempre) anche in questa pubblica tua confessione, dove non dimentichi di ricordarci quel rimando ad altro, anzi ad un Altro.

    E’ bello leggerti!

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