Almeno (il) Credo

Forse lo avrete capito da soli…decidere di cosa scrivere oggi non è stato semplice. Alla fine però ho deciso di mettere da parte i timori e rispondere al mio primo desiderio, quello che fin dalla scorsa settimana si era affacciato nel cuore.

Scrivere dell’anno della Fede,  pur non sapendo minimamente da che parte cominciare. Perché ? Perché negli ultimi giorni ho avuto l’opportunità di partecipare ad alcune delle iniziative proposte in occasione dell’apertura, ho ascoltato catechesi che mi hanno stupito per la semplicità nella bellezza, e ho intervistato alcune persone delle migliaia che hanno partecipato giovedì scorso, inizio ufficiale dell’anno della fede, alla fiaccolata in Piazza San Pietro, a cinquanta anni dall’apertura del Concilio, e dal celebre “discorso della luna” di Giovanni XXIII, e sono stata impressionata da alcune risposte ricevute.

E’ così che mi sono accorta della potenza di un anno così: in un momento storico segnato dalla crisi, dalla depressione, dalla perdita dei valori, della speranza, della fiducia in un futuro, in una società afflitta da un ateismo che – come detto meravigliosamente da monsignor Bruno Forte in una catechesi di qualche giorno fa – cerca in Dio solo un giocattolo da smontare, di fronte ad un’Europa protagonista assoluta delle cronache quotidiane, che ha dimenticato le sue radici,  e ad un Chiesa sempre più bersagliata, Benedetto XVI propone di dedicare un intero anno alla riflessione sulla fede. Un tempo lungo, per riflettere, interrogarsi ed approfondire,  riscoprendo i documenti del Concilio Vaticano II, quello di cui tutti parlano, ma di cui molti pochi sanno, e  – udite udite – del Catechismo della Chiesa cattolica.  Una proposta audace, senza dubbio, da portare avanti con coraggio, contando sulla forza del pastore che sa dove è meglio guidare il gregge nei momenti di difficoltà.

Tornare alle basi, alle radici, per scoprire e risvegliare quella fede che magari ci è stata trasmessa con amore nelle nostre famiglie, e che noi non abbiamo ancora saputo calare nella nostra vita, a cui non abbiamo dato spazio nella nostra quotidianità, quella fede che non curiamo, non annaffiamo, e che lasciamo languire in un angolino, tra la preoccupazione per il lavoro che non c’è, e l’ansia per le allerte meteo di questo autunno che tarda ad arrivare.

Come si fa a parlare della fede? Non lo so, per questo preferisco lasciare la parola al Papa, che sia nella lettera Porta Fidei dello scorso anno, che nell’udienza di ieri, ha descritto meravigliosamente i perché e le speranze legate ad un anno come questo, richiamando alla nostra mente gli interrogativi che spesso lasciamo da parte (la fede è veramente la forza trasformante nella nostra vita, nella mia vita? Oppure è solo uno degli elementi che fanno parte dell’esistenza, senza essere quello determinante che la coinvolge totalmente?) . Ha invitato così tutti a ripartire dal Credo, e ha sottolineato una volta di più che “Il cristiano non può mai pensare che credere sia un fatto privato. La fede è decidere di stare con il Signore per vivere con Lui. E questo “stare con Lui” introduce alla comprensione delle ragioni per cui si crede. La fede, proprio perché è atto della libertà, esige anche la responsabilità sociale di ciò che si crede. La Chiesa nel giorno di Pentecoste mostra con tutta evidenza questa dimensione pubblica del credere e dell’annunciare senza timore la propria fede ad ogni persona. È il dono dello Spirito Santo che abilita alla missione e fortifica la nostra testimonianza, rendendola franca e coraggiosa.”.

Ecco, a leggere il Papa, io faccio mille passi indietro.  E concludo solo dicendo che giovedì sera alla fiaccolata, è stato commovente sentirlo raccontare le emozioni e i ricordi dell’apertura del concilio, di fronte ad una piazza San Pietro piena di gente, e illuminata dalla luce delle fiaccole come cinquanta anni fa. Se  poi penso alla mia di fede, mi vengono in mente tutte le persone che me l’hanno trasmessa, con gesti  ed esempi semplici e necessari, pieni di delicatezza,  quelle hanno permesso che lo Spirito la confermasse con la forza della loro testimonianza, e quelle che l’hanno fatta vacillare, con parole dure e spesso superflue, facce toste e indifferenza. E penso anche a tutti i momenti di buio, di difficoltà, di silenzio profondi, che mi fanno sempre tornare in mente la figura del padre del ragazzo indemoniato, che nel Vangelo chiede aiuto a Gesù dicendo “ se tu puoi” e di fronte alla sua riposta (“ Se tu puoi? Tutto è possibile per chi crede”) riprende, ad alta voce: “Credo, aiutami nella mia incredulità” (Mc. 9, 21-25).  E so che questo anno della fede può essere l’opportunità imperdibile per andare oltre il grido di incredulità che spesso sento così mio,  e imparare ad comprendere, ad approfondire, a toccare le basi della mia fede, guardare in faccia una volta di più tutte le storture, e chiedere la grazia per raddrizzarle, o per accettarle così come sono.  E proprio come dice il Papa, scoprire il tempo di stare con Lui, per riscoprirmi figlia, e poter rendere ragione della speranza a cui tutti, ma proprio tutti , nonostante la nostra imperfezione, siamo chiamati.

Mi fermo, qui ( e anche qui) trovate le parole del Papa, nella lettera apostolica Porta Fidei del 2011, e nell’ udienza generale di ieri. Il consiglio è leggerlo, l’augurio è di poter davvero realizzare in questo anno quello che propone.

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