Il calcolo dell’imprevedibilità

I componenti della commissione Grandi Rischi  della Protezione Civile sono stati condannati a sei anni di carcere per il terremoto in Abruzzo del 2009: non avrebbero fornito le giuste informazioni ai cittadini, minimizzando l’entità del sisma in arrivo. In pratica, non sono stati in grado di prevederlo con certezza assoluta.

Nello stesso giorno una nota showgirl, che ha passato la cinquantina da un po’,  ha confermato ufficialmente di essere incinta del primo figlio dal marito: dopo vari tentativi non riusciti, alla fine è ricorsa alla fecondazione assistita, e  ha dichiarato: <<Nutrivo il desiderio di diventare mamma da sempre, ma il bambino non voleva arrivare in modo naturale[…]Sono consapevole che alcuni pensano che alla mia età non avrei dovuto, ma ho voluto questo bimbo con tutta me stessa. In cuor mio farò il massimo per vivere il più a lungo possibile».

Cronaca e gossip,  Due notizie slegate fra loro, che più diverse non si può, diffuse nello stesso giorno, che mi hanno fatto pensare. Forse perché a modo loro entrambe fanno discutere, forse perché  lasciano stupiti…o forse perché parlano di prevedibilità e imprevedibilità.

In generale tutti sappiamo che alcuni eventi naturali, come i terremoti per l’appunto, sono prevedibili solo in parte, perché quando la natura si manifesta in tutta la sua potenza, è impossibile da definire e limitare. Dovrebbe essere prevedibile invece, e non dovrebbe stupire nessuno,  che per una donna, passati i 50 anni, sia quasi impossibile avere figli, eppure vediamo che sempre più spesso l’età delle mamme si avvicina pericolosamente a quella delle nonne, e che gli istinti materni iniziano spesso ad essere seriamente ascoltati solo dopo i 45 anni. Per soddisfarli si  cerca così in tutti i modi di aggirare gli ostacoli più prevedibili ( la difficoltà che il figlio arrivi in modo naturale, la necessità del ricorso a metodi artificiali, i pensieri e gli scrupoli sul tempo, sulla vecchiaia, sulla vita del nascituro), e infine di tenere lontano il più  possibile l’appuntamento certo nella vita di ogni uomo: la morte.

Certo, è imprevedibile la natura: violenta, sgraziata,  brutta, non si lascia imbrigliare, non si lascia prevedere con esattezza assoluta, non permette di essere fermata al massimo della sua potenza, nei grandi cataclismi, nelle tragedie mondiali, e quando lascia spazio all’odio e alla follia che guidano la violenza dei grandi conflitti e quella delle pagine di cronaca nera, nelle stragi della storia e quelle tra le mura domestiche.

E’ davvero imprevedibile, la natura, perché ci mette di fronte a spettacoli meravigliosi, a capolavori assoluti, a bellezze che feriscono, e fa spazio in noi a desideri di immensità, di pienezza, di bontà infinita, di gioia assoluta, di amore, pace e maternità, impossibili da far tacere, e  che allo stesso tempo ci mette di fronte ai nostri limiti, nel corpo, nell’età, nella mente,  quando decidiamo di realizzarli, o lascia spazio ad quel minimo richiamo di coscienza che rende tutto così pesante, alla fine.

Facciamo i conti tutti i giorni con una natura contraddittoria, che vuole essere libera di manifestarsi e si scontra con i limiti, che ci fa desiderare il massimo , ma non ci mostra come ottenerlo, che ci spinge al limite, e ci imprigiona nel non poter tornare indietro.  Una giostra in continuo movimento,  una bandierina che sbatte tra il vento del desiderio di pienezza e la depressione  del non raggiungerla mai, sullo sfondo dell’imprevedibilità dell’esistenza di ogni uomo.

Ecco i pensieri di questi giorni, e caspita che angoscia. Mi è venuta in mente la scena finale di Forrest Gump, con il monologo sulla vita come una piuma trasportata in giro da una brezza leggera, e la battuta “la vita è come la scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita”, ma anche il film “Tree of Life”, visto qualche tempo fa. Non avevo capito nulla, ma la spiegazione che mi hanno dato mi è piaciuta molto, e mi ha permesso di apprezzare le scene che non comprendevo, e che mi avevano fatto schierare dalla parte della mamma, così buona e gentile, così leggiadra, contro il padre, burbero, violento, duro, ma capace di grande tenerezza. Eccole lì, la Grazia e la Natura, l’una accanto all’altra.

Solo la Grazia mitiga la natura, fa accettare i limiti, le piccolezze, le storture, e vedere la via del bene fuori dalla contraddizione che è in noi. Solo la Grazia fa emergere i desideri buoni di ogni cuore, spesso nascosti sotto una spessa coltre di superfluo, e ci guida verso di essi; solo la Grazia sa farci comprendere che la vera bellezza passa spesso attraverso la rinuncia ad una parte di noi. Solo con l’intervento della Grazia, sappiamo attraversare i dolori più grandi, le sofferenza più atroci, urlando tutto il male che abbiamo dentro senza cadere nell’abisso della disperazione; solo con la Grazia possiamo comprendere che siamo parte di qualcosa, che c’è un Padre che ama e perdona  da cui possiamo tornare, e in Lui rinascere al vero bene, scoprire la vera libertà, e ringraziare per la gioia di essere stati salvati, da noi stessi. Come il figliol prodigo.

La Grazia, che nasce dalla croce, è la corda che ci tira su dal mare tempestoso della nostra natura, e ci permette di abbracciare il progetto per la nostra vita, quello che segue la nostra vocazione più intima, e ci realizza nella pienezza; progetto non immediatamente visibile ai nostri occhi , ma già conosciuto dal Creatore, e che  – scrive Geremia  – è  “di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza”(Ger. 29,11)

Un dono da chiedere, per essere accompagnati giorno dopo giorno lungo un cammino pieno di sorprese, che allo stesso tempo ci stupisce e ci da’ sicurezza,  e ci offre la possibilità di essere testimoni di quella speranza, che, non a caso, “ha fondamento nella Grazia che viene da Cristo”, come preghiamo durante la messa.  Saldi, e vigili, in attesa del momento decisivo della vita, l’ultimo. Il più sicuro e allo stesso tempo il più imprevedibile di tutti. E quello che la nostra natura, affamata di immortalità, teme di più.

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3 thoughts on “Il calcolo dell’imprevedibilità

  1. Cara Elena, il tuo bel post mi ha fatto tornare alla mente il “principio di indeterminazione” di Heisenberg, parte integrante della cosidetta teoria della relatività. Questo Principio afferma che “conoscere vuol dire misurare, misurare vuol dire perturbare e perturbare ci porta ad essere indeterminati nel mondo microscopico”…
    Anche gli scienziati, che si pongano con serietà ed onestà intellettuale, arrivano a riconoscere il nostro essere limitati e non… padroni del mondo.
    Appena possibile ritornerò sull’argomento.
    Un caro saluto.
    Mario G.

  2. Pingback: Il calcolo dell’imprevedibilità | Il blog di Costanza Miriano

  3. Mi permetto di commentare solo l’incipit: gli scienziati della Commissione Grandi Rischi NON sono stati condannati per non aver predetto il terremoto, anzi!
    Son stati condannati perché hanno agito come lacchè dei politici, non come scienziati.
    I politici volevano calmare la popolazione e la commissione si è inchinata ai politici dicendo quello che volevano loro e non quello che avrebbero dovuto dire secondo scienza e logica. Vedi http://buseca.wordpress.com/2012/10/30/scienziati-condannati-per-essersi-inchinati-ai-politici/

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