A Natale puoi

nativity

L’anno scorso eravamo stati molto più bravi. L’anno scorso, in uno slancio di organizzazione e tempismo, in questa casa il presepio era già pronto e montato il 9 dicembre. Mai successo prima, mai fatto così presto, una meraviglia. E invece quest’anno….

Una premessa: quando si vive per lungo  tempo a contatto con un bambino, molte cose cambiano. Cambiano i tempi e gli orari, che naturalmente si adattano alla presenza di un piccolo che ha esigenze diverse, cambiano gli spazi, perché ogni bambino sviluppa intorno a sé quantità invidiabile di fogli di carta colorati, giocattoli, succhi di frutta e pezzi di biscotti; cambiano i toni: in una casa normalmente abitata da adulti, che sono abituati a parlare di argomenti anche seri, e non si sbilanciano mai troppo nelle esibizioni canore, all’improvviso senti risuonare le canzoncine dello Zecchino d’Oro, o senti urlare dal terrazzo ”Blu Superman” perché è in corso il gioco del semaforo, a cui il piccolo ha posto le varianti del caso; e scopri infine che il corridoio è un’ottima arena per giocare al toro, o per ingaggiare una lotta senza quartiere contro gli alieni robot, armato di una spada immaginaria e di meravigliosi poteri che escono dalla manica del maglione. Ecco, questo è quello che è successo in casa nostra negli ultimi mesi, passati a strettissimo contatto con un nipotino quattrenne.

Ora che il piccolo e la sua famiglia sono tornati a casa loro, la nostra di casa sembra un palloncino sgonfio. Silenzio, poche luci accese, lunghi momenti per guardare le tv dei grandi per leggere, per stare al telefono. Se non sapessimo che a breve il piccolo tornerà, sarebbe la fiere internazionale della tristezza. E in più siamo al 20 dicembre e ancora non abbiamo fatto il presepio: chiamatela lentezza, o necessità di trovar spazio per gli scatoloni, o la mancanza di tempo, ma questa è la situazione.

Mentre scrivo, la sommità del pianoforte è ancora vuota, la porta di casa sguarnita di ghirlanda, il salotto non è illuminato dalle lucine intermittenti. Ma soprattutto non c’è alcuna capanna a cui guardare, nessuno da aspettare. E non c’è nemmeno un filo di aria natalizia.

Fuori invece tutto ci ricorda che siamo in ritardo, tutto è illuminato a giorno, tutti i negozi sono addobbati, e le bancarelle a piazza Navona sono già aperte da lunghissimo tempo. Tutti fanno il conto alla rovescia, tutti in fila a comprare i regali, tutti in attesa  e nella speranza di un grande evento…

E così, tornando a casa, pensi proprio che ti stai perdendo qualcosa. Ti manca la mangiatoia con la culletta vuota, che ti ricorda la speranza e l’attesa, i pastori e le pecorelle, ogni anno sempre di meno, che ti fanno assaporare lo stupore e la meraviglia degli umili, che vedono e credono, e non perdono tanto tempo a sospettare. E ti rendi conto che in fondo, senza un presepe a cui guardare, il Natale ha poco senso.

Non ha senso scambiarsi i regali, e scapicollarsi nei negozi alla ricerca del dono perfetto, se non siamo in grado di ricordare il dono che ci ha fatto Dio con la vita di suo Figlio; non ha senso illuminare le strade, se non per tracciare la strada a qualcuno che deve arrivare; è una fatica senza senso sopportare i pranzi in famiglia, il regalo orrido del parente lontano, i canditi nel panettone, e anche la dolcezza smielata delle frasi di circostanza, se non credi che c’è una speranza nella nascita di Cristo, che è lui che arriva in questi giorni e rinnova tutte le cose. E’ come organizzare una festa meravigliosa per qualcuno, e scordarsi di invitarlo all’ultimo momento: una fatica inutile, se manca l’invitato più importante.

Lui è quella “chiave di Davide” di cui si canta in questi giorni nella novena, la chiave di volta del mondo, quella che apre e nessuno può chiudere, chiude e nessuno può aprire, quella che non a caso “libera il prigioniero dal carcere ove sono le tenebre e l’ombra della morte”. Senza di lui non c’è luce, non c’è liberazione, e rimaniamo ostaggio di riti finti, di sentimenti limitati, di gesti e convenzioni da portare avanti con fatica. L’invitato della festa di Natale è così potente da poter aprire lo scrigno dei nostri cuori, se solo lo vogliamo, e farci il regalo di una presenza costante, che non scade, che non va via con l’Epifania, come le decorazioni nei negozi.

E se è vero che “a Natale puoi, fare quello che non puoi fare mai”, come canta il jingle di una pubblicità di questi giorni, allora in questo periodo abbiamo l’opportunità di aprire i cuori alla Sua presenza, e lasciare che la tenerezza della Sua nascita cambi, riempia e trasformi il corso delle nostre vite, e ci ridoni il senso del Natale, come vera Festa. Ancora pochi giorni di attesa. Altro che fine del mondo.

Annunci

One thought on “A Natale puoi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...