Carolina e gli altri

Little Miss Sunshine

Finite le feste, si è già tornati alla normalità della quotidianità, alla sicurezza di abitudini radicate, di tempi scanditi, di pasti regolari.

Tornare alla normalità comprende anche riprendere a leggere i giornali, e da queste parti, coincide con il ritorno della connessione internet, dopo giorni e giorni di black-out. Così siamo tornati ad essere informati sulle ultime notizie che, lo sappiamo bene, ormai ruotano tutte intorno alla politica. Mentre così i titoli principali sono dedicati al toto scommesse sulle alleanze,  e alle dispute su programmi, contenuti e progetti, le seconde pagine dei giornali rilanciano storie di cronaca drammatiche.

La prima, talmente surreale da essere quasi comica: in Cina un padre ha assoldato un sicario cibernetico per uccidere l’avatar del figlio. Avete capito qualcosa? Lo ripeto con parole più semplici: in Cina il padre di un ragazzo di 23 anni  ha deciso di combattere la dipendenza da videogioco del figlio entrando sullo stesso campo di battaglia. Si è messo in rete, ha esplorato il mondo delle vite virtuali (gli avatar, appunto, alternative di vita online), e ha cercato chi fosse disposto ad uccidere l’alter ego virtuale del figlio. Risultato: una carneficina, solo sulla rete, che però non ha sortito l’effetto sperato. Almeno così racconta il Corriere, con parole (forse) molto più chiare della mie.

Una storia assurda, che dipinge un panorama squallido di dipendenza, solitudine, e chiusura alla vita reale, e apre la riflessione seria  su una situazione di disagio sempre più subdola, e sempre più letale.

Anche la storia di Carolina fa riflettere: 14 anni, gli amici, la scuola, e tutto quello che c’è nella vita a quell’età. O forse no. Perché Carolina si è uccisa, buttandosi dalla finestra, nella notte tra il 4 e il 5 gennaio. Una lettera di scuse, ritrovata dopo, apre lo spazio alla discussione sul perché di un gesto così estremo; i racconti degli amici, un non meglio specificato errore che ha portato ad episodi di bullismo su internet, danno qualche indizio in più. Di fatto, resta una profonda tristezza, che fa ripensare ad un’altra storia, quella di Alessandro, 15 anni, morto suicida a Roma, lo scorso novembre, pare perché preso in giro dai compagni di scuola. La sua vicenda è stata oggetto di più di una strumentalizzazione, ed è stata additata come uno degli esempi più dolorosi di omofobia; per questo, forse, è stata più a lungo sulle pagine dei giornali.  La storia di Carolina, invece, è già passata, e a distanza di pochi giorni è difficile trovare notizia di lei.

Si è detto che la colpa di queste tragedie è nella visione che la società ha della diversità, del contatto col diverso, della donna, e del suo desiderio di libertà . Si cercano risposte, e spiegazioni, si cerca a chi dare la colpa.

Non vi aspettate grandi considerazioni da me, o chissà che riflessioni di spessore. Queste storie suscitano  in me due reazioni: prima, una profonda rabbia, perché mi sembra assurdo che nessuno si sia accorto di nulla, che nessuno abbia saputo guardare oltre, e vedere nelle pieghe di vite apparentemente normali l’ombra di sofferenze profondissime; rabbia per l’ignoranza, per le bugie e per la cattiveria che spesso il Nemico sa soffiare anche nei cuori degli adolescenti, spietati verso i propri coetanei. E poi paura: mi fa paura pensare a ragazzi già così capaci di mentire, di costruire vite alternative, di mascherare dietro la finzione, dietro atteggiamenti e frasi da adulti, dietro trucchi più pesanti e abiti più vistosi, abissi profondissimi di solitudine e disagio; mi fa paura pensare a giovani uomini e donne che sanno maneggiare così bene l’idea di uccidersi, che hanno già così chiaro che la vita non vale, e trovano la risolutezza, e la disperazione, per portare a termine un progetto così tremendo. Perché è vero che a 14 anni non capisci nulla, ti senti una schifezza umana e tutto è faticoso, insopportabile, e brutto, ma deve restare almeno la certezza che la vita umana, ogni vita, abbia valore. E mi fa paura pensare che troppo spesso queste tragedie sono alimentate dall’ignoranza e dalla mancanza di verità, e i disagi sono pompati, aumentati e  esasperati dalla dipendenza dal virtuale e dai social network, gli stessi che ora rilanciano le accuse e i ricordi.

Provo a ragionare a voce alta e rilancio le domande che tutti fanno: di chi è la colpa di tutto questo? Dove sono le soluzioni al problema del disagio degli adolescenti? Sono forse nel bisogno di certezze e  radicalità che il cuore di ogni uomo cerca, nel bisogno di sicurezza nell’amore, nella verità e nel bene, che nulla e nessuno, eccetto Cristo,  riesce a dare.  E nel fatto che forse troppo spesso mettiamo a tacere questo grido di verità e di bene. “Quando sono scosse le fondamenta, il giusto che cosa può fare?”: ascoltare, aiutare, stare vicino anche quando sembra inutile, offrire tempo e consigli……e  pregare per queste vite fragili, l’unica cosa che anche la persona più ignorante, anche la più misera, la più meschina, e quella che agli occhi del mondo non vale niente, può fare. E portare nella preghiera quelle domande che gridano nel cuore, e la richiesta di una risposta a questi dolori così silenziosi.

E le soluzioni? Nel film “Little Miss Sunshine”, il fratello adolescente della giovanissima protagonista esce dal mutismo in cui si è chiuso, e dall’oscurità dei gesti, dei pensieri e dei comportamenti, grazie ad un viaggio molto particolare, che lo mette a  strettissimo contatto con le difficoltà, i problemi, i sogni e le verità della sua strampalata – eppure unitissima – famiglia. Chissà che non sia proprio questo il punto da cui ripartire, la famiglia,  l’abbraccio e il contatto a cui fare riferimento. Chissà che la cura ai mali che nessuno vede, e che agiscono di nascosto nei cuori dei più giovani, costruendo uomini e donne già deluse e rassegnate ad un futuro senza speranza, sia proprio nell’istituzione di cui tutti parlano,  che tutti danno per scontato e che vorrebbero avere in forme e modi diversi, ma che in pochi hanno il coraggio di difendere nella sua essenza più vera e originale.

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3 thoughts on “Carolina e gli altri

  1. Maria Elena mi auguro e spero che anche i nostri figli, un giorno, raggiungano la tua lucidità di giudizio e la tua grande fede. Che Dio ti benedica!

    Con affetto.

    Mario G.

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