Il telegrafo a grani

telegrafo del crepuscolo

Stavo pensando al telegrafo. Voi direte giustamente: perché? Non lo so , solo mi è venuto in mente questa forma di comunicazione superata ormai dalle nuove tecnologie, ma che alla fine del 1800 aveva rivoluzionato il modo di comunicare.

Antenato del telefono, di internet e di tutta la comunicazione moderna, il telegrafo funzionava secondo un sistema semplice, e quindi abbastanza difficile da spiegare (per me che non ci capisco nulla):  un trasmettitore, un impulso trasmesso via cavo, o via onde radio, e un ricevitore che spacchetta il codice del messaggio. I vecchi film in bianco e nero ci hanno lasciato il ricordo di questi messaggi inviati in codice Morse, con il ronzio dei punti e delle linee e il tipo con la cuffia tutto concentrato che digita; ai più giovani basta aver resistito almeno una volta fino al finale del film “Titanic” di James Cameron per capire. Un segnale per lanciare un allarme, per chiedere aiuto, per ricevere risposta e sostegno anche a distanze enormi.

Ovviamente, siccome non sono ferrata di telegrafi, ma di cartoni animati sì, pensando al telegrafo mi è venuta in mente quella scena de “La carica dei 101”, quando i due dalmata si mettono alla ricerca dei loro cuccioli rapiti da Crudelia DeMon, sfruttando un sistema di comunicazione chiamato “Il telegrafo del crepuscolo”: un cane abbaia e lancia il segnale, un altro cane lo riceve e lo trasmette, e così altri decine di cani, fino ad arrivare alla fattoria del Colonnello e del Sergente Tibbs, che risolvono il mistero. Una comunicazione incessante, un lavoro continuo, che va avanti per tutta la notte e impegna tutti i cani i Londra, dal più grande al più piccolo, ciascuno secondo le sue possibilità.

Lo so che il paragone è azzardato, ma in fondo ho pensato che anche le preghiera per gli altri è così: c’è un allarme che viene lanciato, un’intenzione che viene affidata alle tue mani e a quelle di tanti altri, e tu non fai che trasmetterla verso l’alto, senza abbaiare, ovviamente, ma sgranando il rosario, o sgranando Ave Maria a ripetizioni, o semplicemente offrendo senza sosta tutto quello che puoi, perché il messaggio arrivi presto. Nei momenti di maggior difficoltà, quando qualcuno che vive un pericolo, e chiede aiuto, la preghiera diventa più forte, il segnale si trasmette incessantemente, e risuona, sempre con le stesse parole. Un codice di preghiere e offerte, di rinunce e doni fatti per il bene di un altro, per la guarigione di un altro, per le intenzioni di un altro.

A questa catena di preghiera partecipano tutti, ciascuno secondo le sue possibilità. C’è chi ha la voce e la preghiera più forte, e chi invece ha la voce più flebile, ma con ancora più forza lavora, e chiama e piange, e chiede, e continua, senza stancarsi. Perché quando vedi intorno a te amici che soffrono, o vengono portate alla tua attenzione storie di dolore di persone che  non conosci, ma che sai essere misteriosamente unite nel cuore e nel corpo alle sofferenze di Cristo, la preghiera diventa l’unico mezzo, per raggiungere e avvicinarsi, per conoscere e per sostenere da lontano, per dare nuova forza ad una casa che,  costruita sulla roccia o sulla sabbia, è evidentemente scossa nelle sue fondamenta, colpita da una tempesta. Il fatto che non crolli e si mantenga, dipende, in fondo, anche dal sostegno della preghiera degli altri. Il nemico ti porta sempre a diffidare, e a pensarci bene, prima di impegnarti per una persona che magari non conosci nemmeno,  ma tu sai bene che la stessa attenzione, la stessa cura, la stessa preghiera, ci sarà per te quando tu ne avrai bisogno e la chiederai, magari con forti grida, o non la chiederai per niente,  perché non hai nemmeno la forza di farlo.

E’ questa preghiera l’unico strumento che permette di superare i confini dello spazio, di far avvicinare cuori lontanissimi, e unirli nell’intento comune, nella richiesta di una grazia, che, il Vangelo ci insegna, può essere concessa secondo la volontà di Dio – “ se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà”(Mt. 18,19) – o semplicemente per dare la forza di accettare quando la grazia non arriva nei tempi e nei modi che vorremmo noi.

Mi sento così, in questi giorni, mentre porto nel cuore le intenzioni di una famiglia particolarmente cara. Io non ho la voce del danese di Hampstead che aiuta i dalmata, ma continuo, come lui a trasmettere il messaggio, e a dire agli amici in difficoltà: “Coraggio, ricorrete al telegrafo, siamo con voi”. E continuo, insieme agli altri compagni di telegrafo,  a restare in ascolto del segnale…e a sgranare.

 

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8 thoughts on “Il telegrafo a grani

  1. Mentre chiudo la lettura di questo tuo nuovo post con un’ave Maria, secondo le tue intenzioni e di chi ti è caro, rilancio il tuo invito condividendolo con persone amiche.

  2. Il grazie è doveroso anche qui oltre che da Costanza… Smack! 😀
    Mi sono permessa di “sgraffignare” questo post, ovviamente ne citerò la fonte… Mi assolvi dal peccato di furto? 😉
    Continuerò a peccare di furto… 😀

  3. ‘La forza interiore cresce con la propria preghiera’. (Gandhi) …dopo aver letto il post aggiungerei anche: e con la preghiera degli altri.
    Grazie per averlo postato.

  4. Casualmente sveglio, nel cuore della notte, prima di tornare sotto le coperte torna a recitare le mie orazioni per la famiglia a te a mica ed in modo particolare per Andrea.
    Che il Signore porti a compimento ciò che ha iniziato in loro… ed in noi!

    Un abbraccio Maria Elena, con amicizia

  5. Carissima
    il tuo post mi ha ridato il sorriso,sono scoraggiata,prego assiduamente,ma mi sa che ho la vocina di un chiuaua!
    Allora ho postato richieste di preghiera su tutti i siti che ho trovato,chissà che fra tutti non ci sia un bel mastino con la voce profonda che facci arrivare la mia preghiera a Dio!
    Ti assicuro la preghiera per l famiglia che citi

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