Il giorno in cui saremo felici

Gene Kelly

Lo sapevate? Il 20 marzo è stata la Giornata Internazionale della felicità. Un giorno speciale, promosso dalle Nazioni Unite sulla base di studi precisi: hanno infatti constatato che un paese con un alto numero di persone felici è un paese più produttivo. L’esempio sarebbe il Bhutan, piccolo Stato che ha sostituito il Pil con un indicatore della Felicità interna lorda (Fil). Quindi in pratica, se non ho capito male, più i cittadini sono felici, più le finanze dello stato in cui vivono migliorano.

E’ per questo quindi che è stata inaugurata questa nuova ricorrenza, che ricorda a tutti l’importanza della felicità per la vita delle persone. Anche perchè, dopo aver superato le profezie dei Maya sulla fine del mondo pochi mesi fa e di fronte alla crisi che abbrutisce tutti, è meglio forse cercare motivi validi per essere felici, almeno per un giorno.

Pensate un po’, una giornata per essere felici. E accidenti me la sono persa. Perché il 20 marzo a Roma ha piovuto tutto il giorno, senza sosta, e la pioggia continua e ininterrotta, si sa,  non aiuta ad essere felici (a  meno che non siate Gene Kelly, allora è un’altra storia…). Inoltre, reduce da un intervento dal dentista, per qualche giorno sono stata un po’ impedita a muovere la guancia, e quindi sono stata costretta a mettere a freno la mia capacità di ridere, producendo sottospecie di sorrisi, muovendo solo metà della faccia, se proprio non potevo farne a meno. Ora che ho finito la dieta a base di yogurt e Philadelphia ( oltre che di una fornitura jumbo di cioccolatini dal cuore fondente,  donatami perché ”così non fai fatica a masticare”), e ho anche finito gli antibiotici, volevo provare a chiedere uno spostamento ma, a quanto pare,  tra la giornata mondiale dell’acqua e quella della poesia, sarà difficile. Insomma, qui tocca segnarsi sul calendario la data del giorno per essere felici.

“Dottore, che sintomi ha la felicità?” si cantava in una canzone di qualche anno fa. E in effetti, di fronte ad una ricorrenza che celebra il rapporto felicità – PIL-di-uno-stato, viene  da chiedersi come e se sia possibile calcolare la felicità.  Chi è che stabilisce quando un paese  è davvero felice? Il numero di sorrisi o di battute prodotti in una giornata? I servizi al cittadino, il livello di inquinamento, la cucina della mensa? La presenza di gratta e vinci tutti vincenti? L’assenza di problemi, e di sbagli, perché tutto viene perdonato?  La cancellazione delle malattie, o (esagero) della morte? E infine, la felicità così intesa e calcolata può davvero incidere sul benessere di una nazione? Perché se la felicità si può misurare, allora posso pensare che c’è chi si potrà considerare felice perché rientra nei parametri previsti, e chi invece resterà fuori e magari, che ne so, gli abbassano il rating perché troppo poco felice.

Parlare di una Giornata Internazionale della Felicità ci ricorda due cose.

La prima: che tutti vogliamo essere felici, come siamo stati una volta.  Tutti sappiamo di essere stati felici almeno una volta: in un giorno che magari nemmeno ricordiamo bene,  siamo stati felici per l’abbraccio dei nostri genitori, un regalo atteso, un bel voto a scuola, una gita in bicicletta, una canzone, un temporale notturno passato nel lettone, una cioccolata calda. Felici perché ci siamo sentiti amati, o perché abbiamo fatto una cosa bella. Siamo stati felici, e vorremmo ritornare a quella sensazione, anche se non c’era l’Onu a dirci che andava bene.

La seconda: che tutti vogliamo essere felici, per sempre.  Il cuore dell’uomo ha  perennemente sete  di felicità, alla ricerca continua di una gioia che non finisca mai, che attende con impazienza, che aspetta per tutta la vita, che ricerca negli oggetti, nella natura, nei rapporti con le persone. Una felicità da costruire con le mani, con la tecnica, con i sentimenti, con l’approvazione delle grandi organizzazioni mondiali.

Nell’omelia della domenica delle Palme, papa Francesco ha ricordato che i cristiani non possono mai essere tristi, ma vivono nella gioia dell’incontro con Gesù. E vivono nella gioia nonostante le difficoltà. Uno strano modo di raggiungere la felicità, davvero.  San Giacomo parla di “perfetta letizia” anche quando si subisce ogni sorta di prove, anche quando si è perseguitati.

“Vi dico queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”: nel Vangelo di Giovanni (15, 11) Gesù ci conferma che la nostra felicità è finita, è incompleta, e ci offre la gioia piena che vive Lui e che a noi, evidentemente, manca.  E spiega che la gioia piena è nel restare uniti a Lui, come i tralci alla vite, e nell’ amarsi gli uni gli altri, come Lui ci ha amato e come ci ama il Padre, fino al dono della vita, espressione dell’amore più grande di tutti. La gioia piena fa rima con la croce. La gioia  piena passa attraverso Cristo, attraverso  la sua passione e il suo dolore, il tradimento degli amici, il sangue, la morte. E porta alla Risurrezione.

E’ la gioia piena che viene direttamente da Dio, espressione di un rapporto d’amore che è da sempre e dura sempre, fuori dal quale ogni altra gioia è a tempo determinato, e destinata a finire assorbita nelle tempeste del nostro umore,  nel caos delle nostra giornate,  nel tempo che, nonostante sia già primavera, continua ad essere uggioso, nella nostra mancanza di fiducia, nel male alla testa, o ai denti, nel “devo fare ma adesso non mi va”, nel “ ma in fondo è tutto un magna-magna”. I volti dei santi e le loro vite, così intensamente segnate dalla sofferenza, ci dimostrano che si può raggiungere questa gioia piena, nell’unione completa a Cristo, e trasmetterla agli altri. I giorni che stiamo vivendo, ci permettono di avere nostalgia di questa pienezza, che è per tutti, e che trova il suo centro, e la sua garanzia, nella Risurrezione.

Il giorno in cui saremo felici, è perciò quello in cui capiremo che da soli non sappiamo costruire una felicità piena. E che per viverla occorre credere alle parole di Gesù, restare attaccati a Lui, e scommettere che il dono della gioia che ci fa è molto più grande di quella che possiamo costruire noi, espressione di un amore infinito, che allarga il cuore di chi lo riceve.

E che, al di là di quello che possiamo percepire, permette di essere profondamente felici ogni giorno della vita. Anche se piove.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...