Se ci fosse Don Camillo

don camilloSì, lo ammetto: c’è stato un periodo della mia vita in cui ho partecipato al concertone del 1 maggio a San Giovanni.  Un paio di volte, con qualche amico sparuto, scarpe da ginnastica e pantaloni comodi, mi sono messa anch’io in mezzo ai ragazzi che si vedono in piazza…..cioè non proprio in mezzo, diciamo ai lati, perché i posti dove c’è tanta gente mi fanno paura, mi viene la claustrofobia e devo avere una via di uscita sempre a portata di mano; e sempre un po’ lontana, perché non essendo dotata di un’altezza invidiabile, in qualsiasi punto mi metto in questi casi comunque non vedo nulla. Certo non ci andavo dall’inizio, ma nel tardo pomeriggio e  con molta calma, e  di certo non restavo fino alla fine, perché comunque non vedevo niente, non sentivo niente, la gente addosso mi dava un po’ fastidio, e quindi era facile dopo un po’ prendere la decisione di tornare a casa.

Perché andarci quindi, vi chiederete voi? Ma perché quando hai 20 anni  e sei un po’ fragile, è molto più facile seguire gli altri, imitare quello che i tuoi fratelli hanno fatto prima di te, e pensare che il modo più “cool” di festeggiare sia quello.

Ci ho messo poco a capire che non faceva per me; ci è voluto un po’ di più per capire le vera essenza della festa del primo maggio (cioè la festa di San Giuseppe, padre di Gesù e lavoratore, mica un santo qualsiasi), e viverla in pace e tranquillità, preferibilmente lontana da Roma.

Anche quest’anno ero fuori Roma, e sono tornata a casa tardi. Ho fatto in tempo a sbirciare in tv solo l’ultima coda del concerto, con Max Gazzè, ed Elio e Le Storie Tese, e l’ omaggio a Lucio Dalla. Pochi minuti di musica non male, incastonati però in una cornice vecchia.

Per questo sottoscrivo in pieno l’ articolo di Aldo Grasso uscito oggi sul Corriere, in cui si dice che il concertone ha fatto il suo tempo, che ormai non ha più alcuna funzione comunicativa, e che è solo lo spazio per esibizionisti, che tolgono respiro ai momenti di musica buona (che pur ci sono!). Ultimo esempio di questo il gesto blasfemo del ragazzo con il preservativo, che credo tutti conoscete: io non l’ho visto in diretta, figuriamoci se voglio vederlo in differita. Dico che è un evento grave, segno di una visione molto distorta della libertà, e che ha fatto scrivere commenti su commenti, e che è un gesto che mi indigna, mi fa arrabbiare, e che mi fa pensare….a Don Camillo.

Prima ancora di chiedermi cosa sarebbe successo al suddetto ragazzo se per caso avesse dileggiato altre fedi religiose, la domanda che mi faccio è : Don Camillo al posto nostro cosa avrebbe fatto? Forse lo avrebbe preso a pugni sonori, a fieri calci nel sedere, o forse lo avrebbe impallinato col fucile a pallini piccoli piccoli, per i passerottini, fino a farlo rinsavire, oppure tutte le cose insieme. O forse, scoraggiato per un mondo troppo alla deriva, dove non c’è più il senso del sacro, e anche gli elementi di base della vita  (tipo padre – maschio, madre-femmina, mica roba complicata) vengono messi in discussione, lui, sacerdote tutto d’un pezzo, abituato a discutere con i comunisti,  avrebbe chiuso la porta della canonica e si sarebbe ritirato in chiesa, davanti al crocifisso. E lì proprio il crocifisso gli avrebbe suggerito di portare avanti la stessa pratica di sempre: pregare per il persecutore, amare il nemico. Viene da chiedersi quanti moderni Don Camillo abbiano fatto davvero la stessa cosa, senza sbandierarlo troppo, in questi giorni e come sempre in tutti i casi di delirio, di oltraggio, di offesa, di persecuzione: ritirarsi e  pregare, come una cura. Come l’arcivescovo di Bruxelles durante l’assalto delle Femen.

Quindi, il ragazzo non lo sa,ma il gesto che ha fatto ci costringe a pregare anche per lui, e per tutti quelli che in hanno pensato che quel gesto fosse una espressione artistica degna, un segnale di libertà dalle costrizioni della mentalità bigotta e retrograda. Ci costringe a chiedere scusa, per l’ offesa recata a tanti, visto che i diretti responsabili non lo faranno. E ci costringe a rimboccarci le maniche per continuare ad essere testimoni di verità, e di bellezza, contro tutti gli oltraggi, seguendo gli esempi dei primi cristiani,  nella certezza della necessità di pregare sempre senza stancarsi, anche per chi proprio non sopportiamo, o che, come in questo caso, fa qualcosa che ci ferisce nel profondo.

Per cui, ragazzo che hai voluto una facile popolarità, scherzando su quello che evidentemente conosci molto poco,  spero che tu ti renda conto, un giorno, di quello che hai fatto. Spero tu possa capire l’importanza del gesto che hai preso in giro, e assaporarne la potenza nella tua vita. Spero che tu possa incontrare  di persona qualcuno, che fa quel gesto per consacrare il pane tutti i giorni, anche per te, quando magari avrai bisogno di aiuto, di sostegno, e cercherai risposte a quelle domande che ti lacerano il cuore. E spero che un giorno tu riesca a sentire l’effetto delle Ave Maria con cui sei accarezzato ora, e che ti facciano meglio delle possenti tirate d’orecchi, o degli schiaffoni che, ti assicuro, in tanti vorrebbero darti. E spero che così tu possa capire che nella vita si può tornare indietro, e chiedere scusa quando si sbaglia, ed essere perdonati, e accolti, e riconciliati con la Chiesa, quando vuoi. Se non ci credi, chiedi a Giovanni Lindo Ferretti come si fa.

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