Essere e scegliere

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Mi sono crogiolata nei festeggiamenti e nei pensieri negli ultimi giorni. E la mente ha lavorato su parole e frasi ascoltare e ricordate, o semplicemente lasciate lì da chissà quanto tempo.

“La vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita”, è l’insegnamento detto dalla mamma a Forrest Gump fino alla fine.

Una scatola di cioccolatini. La prima cosa che mi viene in mente è che le scatole di cioccolatini più belle  e quelle più buone sono quelle regalate, che arrivano a sorpresa. Perché se me li compro da sola, i cioccolatini, scelgo quelli che piacciono a me, ovvio. Invece così non hai che da aprire, e fare la cosa più difficile: scegliere.  E ti si apre di fronte una serie di opportunità, limitate alla carta dorata dell’involucro, che aprono ad altrettanti sapori inaspettati, a gusti nuovi, a piccoli momenti di felicità, se i cioccolatini sono davvero buoni.

Tutta la vita è così. Un regalo che ti viene fatto quando tu non sai, quando non lo hai programmato, e che si costruisce e viene vissuta solo attraverso una serie di scelte, una successione di decisioni. Saper dire dei sì risoluti, saper dire no altrettanto decisi, avere l’intelligenza per valutare le situazioni, e il coraggio di accogliere le conseguenze.

Un enorme dono di  libertà, quella di poter scegliere,  tanto grande che spesso noi non sappiamo gestirlo. Spesso pensiamo che sia la libertà vera poter fare tutto quello che vogliamo, poter abbracciare tutto secondo il gusto del momento. La natura ci spinge verso il tutto, ed è la stessa natura a mostrarci il nostro confine, legato al tempo e al corpo che abbiamo a disposizione, naturalmente limitati; il libro del Qoelet ce lo ricorda bene, spiegando che c’è tempo per ogni cosa sotto il cielo, e che tutto, tutto insieme, non è possibile. Per vivere (bene) occorre quindi scegliere dove andare, cosa fare, quando, e perché., occorre avere un sentiero da seguire, e da cui ripartire.

Qui si aprirebbero miliardi di interrogativi sui massimi sistemi, sul perché e il percome, sulla casistica della vita di ciascuno, su chi dice che no , non è vero la vita è poter fare tutto quello che si vuole. Non voglio incastrarmi oltre, e rimango legata alle rassicuranti parole del Salmo 138, che spiega come siamo conosciuti e amati fin dall’inizio, appena tessuti nelle profondità della terra, e si conclude con le parole meravigliose “Scrutami Dio e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri, vedi se percorro una via di menzogna e guidami sulla via della vita”, a ricordarci che la nostra vita ha una direzione,  che è destinata a tornare a chi l’ha creata e voluta, nell’unica strada che porta alla verità. E siccome sempre i Salmi ci rivelano che Lui ci ha fatto poco meno degli angeli e coronati di gloria e di onore, è doveroso per noi dare valore alla nostra vita, valutando le nostre scelte.

Quando perciò una compie gli anni, inizia a fare una serie di bilanci, di valutazioni, di impressioni sul tempo passato, e pianifica desideri e progetti sul tempo che verrà. Ma siccome il futuro di ogni uomo lo conosce solo Dio, ecco che alla fine dei conti si può solo ringraziare. Per gli amici che ti sono stati messi accanto, per le persone care al tuo cuore, per gli abbracci, i baci, le parole di conforto ricevute, e anche per gli scontri, che aiutano a fortificare i rapporti. Ringrazi per tutto quello che hai, dal tetto sopra la testa al pavimento sotto i piedi, al cibo quotidiano; ringrazi per le belle giornate di sole, per i prati verdi d’estate, per il mare e le montagne, per la bicicletta, per la musica, per i lunghi momenti di silenzio, e per la grosse risate, per i pianti. Ringrazi per il dono della tua vita, per il tempo che ti è stato dato, per la libertà di vivere che ti viene donata, e per quell’amore immenso, che tu non riesci ad afferrare, che ha messo tutto a disposizione per il tuo bene, per la pienezza della tua gioia, per la tua libertà.

E soprattutto ringrazi per la famiglia che ha detto di sì al tuo arrivo, che ti ha voluto con sé, ti ha accolto e cresciuto e insegnato tutto quello che ti permette oggi di vivere.

E così mettendo da parte per un attimo la lunga lista delle lagnanze, posso far risuonare le parole del laicissimo Stewart Copeland, ex batterista dei Police, che nella sua autobiografia descrive così il rientro in camerino dopo una esibizione particolarmente emozionante: “Avevo il cuore pieno di gioia. Non sono una persona religiosa, ma quelle che avevo nel cuore erano solo parole di ringraziamento: grazie Signore per questo dono, per questo corpo, per questa vita”.

Gli amici più cari che mi hanno sentito ripetere questa frase miliardi di volte, mi perdoneranno se la faccio mia ancora una volta da qui, per ringraziare per il dono della mia di vita, per i regali che sono stati fatti a me, per le scelte che ho fatto e per quelle che dovrò ancora fare. E per il blog, che proprio in questi giorni ha raggiunto il suo secondo anno, rallentato solo dalla mancanza di tempo, di energie, e a volte di parole dell’autrice. Grazie a voi per la fiducia, e per l’affetto con cui continuate a seguirlo e a condividerlo, nonostante tutto, e a te che magari  mi hai appena conosciuto e stai spendendo cinque minuti del tuo tempo per leggermi. Andiamo avanti, ancora, insieme, verso quella pienezza che  tutti cerchiamo.

 

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