A proposito di famiglia

barbapapà

Vi dispiace se non parlo dell’estate, e delle vacanze? Vi dispiace se non affronto l’argomento Papa Francesco e Giornata Mondiale della Gioventù, e mi tengo questi argomenti da parte per per il post  pre – vacanziero o il prossimo blocco dello scrittore?

Negli ultimi giorni ho avuto modo di passare più tempio a contatto con la mia grande famiglia, e devo dire che ho riscoperto tante piccole cose che avevo dimenticato: tipo quanto le famiglie siano grandi e rumorose, ma anche piene di affetto e attenzione, di quanto il tempo passi in fretta e quello che ieri era presente, oggi è  già ricordo da raccontare a chi era troppo piccolo per viverlo. E ho riscoperto come spesso in famiglia si senta più forte la nostalgia di chi non c’è più, ma per grazia di Dio senza rancore, senza rabbia  e risentimento, solo perché tra tante voci, e tra tanti volti a cui vuoi bene, manca qualcuno di fondamentale.

E’ stando a contatto con la famiglia che scopri come è fatta, ne assapori le sfumature, ne vedi i difetti e le storture, ma comprendi anche la forza di certe radici, la solidità di certi insegnamenti e di certe tradizioni, l’importanza di certi luoghi, di racconti, di parole, di fotografie. E scopri ancora meglio cosa è famiglia.

Odio e amore, tenerezza e severità, accoglienza e solitudine: la famiglia è in questo alternarsi di paradossi e contraddizioni. E’ il coraggio e timore, di chi ha scelto con chi costruire un futuro, una casa, educare i figli, accogliere le gioie e i dolori, continuare tradizioni acquisite e crearne di nuove. E’ forza di rinunciare, e di accettare gli errori e le difficoltà degli altri, e accoglierle e curarle. E’ sostenersi insieme nelle difficoltà, e condividere la gioia dei momenti belli;  è la solidità di tracciare una strada su cui far crescere i più piccoli, per poi lasciarli andare a tracciare nuovi cammini. E’ uomo e donna, è padre e madre,  radice, ricordo, tradizione e novità, alternarsi delle generazioni, nel susseguirsi delle stagioni, del tempo, della vite.

Conosco tanti che considerano famiglia il gruppo degli amici, dei colleghi di lavoro, perfino le colonie di gatti o di cani: tutto quello che ti fa stare bene, che ti dà pace,  che non ti crea problemi, quella è famiglia. Io non ci credo. Perché in famiglia non si sta sempre bene, manco per niente: ci sono momenti in cui è pesante, in cui è difficile andare d’accordo, in cui spesso ci si scontra, ci si contraddice, si litiga, addirittura famiglie in cui non ci si parla per anni e non ci si incontra mai.  Realtà da cui si vuole solo scappare, ma che sono comunque il punto di partenza e di rinnovo per tante vite, per tutti quelli che hanno vissuto il dolore di famiglie distrutte dall’odio e dal rancore, e che da questo dolore possono ripartire, ricercare altro, costruire un futuro carico di bellezza, di amore, di tutta la serenità che non hanno avuto.

Guai a perpetrare gli errori, i rancori le gelosie da un generazione ad un’altra, guai a prendere dai propri padri solo l’abitudine alla chiusura, alla solitudine. Perché nessuna famiglia è uguale ad un’altra, e perché ogni famiglia è punto di partenza, e può essere terreno per coltivare nel bene,  e scuola privilegiata per imparare dal rapporto con i fratelli l’ accoglienza, il rispetto, le regole base della convivenza, e il valore del perdono.

Il problema è che troppo spesso ce lo dimentichiamo, e anche che troppo spesso ci lasciamo confondere le idee. In Francia c’è chi sta combattendo per difendere il valore della famiglia, fondata sull’unione tra uomo e donna, per ribadire il concetto semplice ma fondamentale che tutti veniamo da lì. Da poco si è cominciato a combattere anche in Italia, per lo stesso motivo. Perché evidentemente questo è il tempo di ribadire le certezze, e il momento di ricordare cosa c’è all’origine, e nel futuro, di ognuno di noi.

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3 thoughts on “A proposito di famiglia

  1. Permettimi di dissentire… è splendido il tuo post: parli di fotografie, di emozioni, di voci, luoghi, radici: siamo veramente sicuri che questo dipenda dalla biologia e non dai cuori? Siamo veramente sicuri che due persone dello stesso sesso non possano costruire insieme lo stesso, splendido nido di cui parli?

  2. Ciao, benvenuta, grazie per il tuo commento!
    La struttura e la solidità di una famiglia non dipende solo dalla biologia, ma non dipende nemmeno solo dai cuori. Senza sembrare troppo dura, sono profondamente convinta che ci sia una differenza sostanziale tra la famiglia fondata sull’unione tra uomo e donna, e quella fondata sull’unione tra persone dello stesso sesso: dire che sono uguali non è dire la verità. Nella costruzione del nido uomini e donne hanno ruoli differenti, anche se ugualmente fondanti, e portano contributi diversi; in questo senso la famiglia è anche, necessariamente, l’alternarsi e il completarsi del maschile e del femminile, nell’educazione dei figli, nella successione naturale delle generazioni, anche nella trasmissione di certi ricordi, di certe immagini, di certe tradizioni.
    Tutti veniamo da questa realtà, anche i figli che vivono in famiglie con persone dello stesso sesso: tutti siamo nati dall’unione di un uomo e una donna, dall’unione profonda di due persone differenti, ma naturalmente complementari. I figli hanno il diritto di conoscere (e di riconoscersi) in questa origine, hanno bisogno della sicurezza della differenza, di sapere che ci sono ruoli distinti, che il padre e la madre non sono intercambiabili.
    Fuori da questa dimensione, si possono creare altri nidi, che possono funzionare, basandosi sul buon senso e sull’affetto sincero tra due persone, ma che saranno profondamente differenti, e che, soprattutto in presenza di bambini, lasceranno spazio a confronti e ad interrogativi laceranti.

    • Grazie Maria Elena per il tuo articolo ma ancor di più per l’accogliente ma chiaro e netto commento alla nuova tua lettrice.
      Un forte abbraccio
      Mario G,

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