Blackout!!!

blackout

Eccomi qua. No, non sono sparita. Mi sono tenuta un po’ a distanza, secondo logica e tempi non prestabiliti.

Ho pensato per giorni a cosa avrei potuto scrivere e a quello che non avevo scritto per augurare buon riposo estivo ai tanti che hanno la  pazienza di passare di qui e leggere. E adesso eccomi, di nuovo, col desiderio, sempre lo stesso , di ricominciare con un post da bomba, di quelli irresistibili, da standig ovation al computer.

Ma forse non è questo il caso.

Non ho intenzione di raccontarvi le mie vacanze, o di fare considerazioni illuminate su come sia faticoso tornare e ripartire. Però in qualche modo cosa ho vissuto in questo periodo di assenza ve lo voglio raccontare lo stesso. Cominciando da piccoli, significativi dettagli.

Il primo: in questo periodo niente Wi-fi, ma una linea internet non garantita, non sempre disponibile, e comunque costosa. Mi sono persa aggiornamenti di facebook, pagine pagine di giornali on line da leggere, inviti, email (tranne quelle di lavoro, confesso!), blog da commentare e da aggiornare.

Impossibilitata a condividere stati d’animo, pensieri fugaci, emozioni, e a commentare le vite degli altri, ho imparato a sfogliare il giornale cartaceo, un piacere che durante l’anno metto da parte, per praticità, e ho riscoperto che bellezza sia sentire il profumo dell’inchiostro dopo il caffè, e che sfida leggere controvento, in spiaggia.

(Ma soprattutto) il secondo: niente macchina fotografica. Dopo estati costellate di rullini da sviluppare,  e schermi di fedeli digitali da tenere sotto controllo, quest’anno niente. Non ho avuto a disposizione strumenti per immortalare i momenti salienti, i paesaggi più belli, i volti degli amici. Svariate volte la mano è corsa alla borsa, fiduciosa, cercando invano, e si è ritirata sconsolata. Pensando di aggirare l’ostacolo, a volte  è ricorsa al fedele smartphone di terzultima generazione, che però, vista l’età, ha deciso di centellinare le sue prestazioni, e di non sprecare troppe energie, spegnendosi regolarmente al momento del bisogno fotografico. Niente da fare.

Cene con le amiche, i tramonti al mare, Loreto, i paesaggi di montagna, la strada sterrata in bicicletta, Lourdes, la compieta sul terrazzo dell’Accueil, la preghiera alla grotta, il matrimonio di Daniela, il bambini, la mia famiglia, gli sguardi, i sorrisi, gli abbracci, i viaggi in treno. Tutto affidato alle foto degli altri, alla loro capacità, alla loro sensibilità. Tutto qui, con me, da custodire.

A cosa è servito? Intanto a risparmiare  tante parole, e troppe immagini. E poi a ricordarsi la necessità di vivere pienamente il tempo di riposo, imparare ad assaporare tutto di più, a vivere con più calma, ad avere occhi e cuore più aperti per poter registrare e tenere  solo nel cuore certi momenti. A fare tesoro, a mettere da parte, a scegliere.

A capire che certe cose non puoi prenderle e portarle via, che certi momenti vanno vissuti e basta, che certe immagini, nella contemplazione della bellezza della natura,  nel mistero del silenzio e nella tenerezza degli affetti, sono solo per il cuore, e certi pensieri e certe emozioni vanno conservati e non condivisi, tenuti nel silenzio, o limitati alla miseria di quelle parole che, lo sai già, non bastano a descriverli. Mettere via la sete di documentare tutto, di guardare alla realtà filtrata, e il desiderio di essere sempre al centro dell’attenzione.

No, non sono sparita, ma in questi mesi ho dovuto imparare a farmi  un po’ più piccola,  a stare un po’ più in silenzio, a zittire il desiderio di condividere tutto con tutti, e la tentazione forte di crogiolarmi e dare spazio a quella nostalgia corrosiva, che arriva come uno schiaffo a farti del male, attraverso le immagini da guardare e riguardare e le parole da leggere e rileggere.

Si,  sono tornata, ma questo piccolo blackout magari mi permette di ripartire con gli occhi più attenti e i sensi più sviluppati –  adesso la linea Wi-fi funziona che è una meraviglia, e la macchina fotografica è davanti a me – anche se riabituarsi a tutto questo, lo ammetto, è ancora faticoso.

Si torna e si riparte: tra poche ore mi aspetta il giro della Sette Chiese nella notte. E se la lezione è servita, anche in questo caso, da parte mia, niente foto. E se volete, stanotte dite una preghierina per chi intraprende questo cammino lungo, faticoso, ma fonte di Grazie inaspettate, assieme a me.

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One thought on “Blackout!!!

  1. Ben tornata Maria Elena,

    l’ho ammetto ero un po’ preoccupato. Ma l’attesa è valsa la pena: condivido il tuo scritto ed il tuo giudizio.
    Per la preghiera, da parte mia stanne certa ti ho sempre ricordato.

    A presto!

    Mario G.

    P.S.: se sei andata a Loreto, ci si poteva incontrare… Peccato! Sarà per un’altra volta… forse a Roma?! 😉

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