Madri


wendy-e-la-madre

Da piccola avevo l’abitudine di guardare e riguardare gli stessi film innumerevoli volte, fino a conoscerli a memoria. Precoce conoscitrice delle funzioni play-stop- rew – fw del videoregistratore (roba che farebbe ridere i miei nipoti oggi),  sapevo perfettamente quali erano i punti che si potevano tranquillamente saltare, mandando avanti velocemente: in “Fantasia” il pezzo dei dinosauri – e quello finale con i diavoli -, in “Bambi” il pezzo in cui uccidono la madre, in “Dumbo” il sogno degli elefanti rosa, in “Biancaneve” la trasformazione della matrigna. Anche “Peter Pan” aveva il suo pezzo saltabile, quello con Wendy che canta e ricorda ai fratelli e ai bimbi sperduti cos’è la mamma, che cosa fa, e tutti alla fine vogliono tornare a casa. Un pezzo da carie ai denti.

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Il bello della zia

Sono una zia. Meglio ancora sono una zia a distanza: appartengo cioè a quella categoria di zii che vivono lontani dai nipotini. Esistono diverse connotazioni degli zii a distanza: giovani, meno giovani, sposati e non sposati, con figli o senza. E poi si possono diversificare in base alla distanza stimata dall’amato pargolo: ci sono quelli che vivono a distanza limitata, a distanza considerevole e a distanza estrema. Io appartengo alla categoria base: sono la zia giovane (il vantaggio di essere l’ultima in famiglia è che sei considerato sempre giovane), a distanza limitata, non sposata, senza figli. In pratica tutta rivolta al nipotino. E come me conosco tanti altri compagni di avventura, zii a distanza come me, con cui condivido una serie ampia di svantaggi ma anche grandissimi privilegi.

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