Madri


wendy-e-la-madre

Da piccola avevo l’abitudine di guardare e riguardare gli stessi film innumerevoli volte, fino a conoscerli a memoria. Precoce conoscitrice delle funzioni play-stop- rew – fw del videoregistratore (roba che farebbe ridere i miei nipoti oggi),  sapevo perfettamente quali erano i punti che si potevano tranquillamente saltare, mandando avanti velocemente: in “Fantasia” il pezzo dei dinosauri – e quello finale con i diavoli -, in “Bambi” il pezzo in cui uccidono la madre, in “Dumbo” il sogno degli elefanti rosa, in “Biancaneve” la trasformazione della matrigna. Anche “Peter Pan” aveva il suo pezzo saltabile, quello con Wendy che canta e ricorda ai fratelli e ai bimbi sperduti cos’è la mamma, che cosa fa, e tutti alla fine vogliono tornare a casa. Un pezzo da carie ai denti.

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I leoni di San Prospero

piazza San Prospero

Quando non trovo le parole, mi siedo e scrivo. Così è anche oggi, in una giornata di fine luglio che sa molto poco di estate. Con il lavoro fermo e la testa troppo piena di pensieri.
Comincio dall’immagine che ho scelto per questo post, la facciata della chiesa di San Prospero nell’omonima piazza di Reggio Emilia. Perché proprio questa? Perché è una delle piazze che conosco di Reggio, città di adozione di mia sorella.
E poi perchè è l’ultima immagine che ho inviato a Francesco, via sms, qualche tempo fa.

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La sindrome di Belen

belen

Sì, l’ho notato. In questo periodo così complicato, accanto alle notizie sugli accordi e disaccordi alla ricerca del governo che non si trova, o del presidente della Repubblica che non si vota, sui (quasi) tutti i giornali troneggia una notizia: la nascita del figlio di Belen Rodriguez. Gli ultimi aggiornamenti ci dicono che è uscito dalla clinica, e che sua mamma è già tornata in palestra per riprendersi dopo il parto (ed è  il sito del Corriere della Sera a raccontarcelo!).

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Come un abbraccio

Ultima udienza per Papa Benedetto XVI

<<Ma Rosalba dove sta?>>. La domanda sorge spontanea, in mezzo alla folla.  Siamo in tanti, in fila, per cercare di entrare su Piazza San Pietro: giovani e meno giovani, sacerdoti, turisti, curiosi, reporter armati di macchine fotografiche, volontari. Baciati da un bel sole caldo, e benedetti da un cielo limpido, che quando Roma ci si mette è proprio un regalo, in un giorno storico per la Chiesa: l’ultima apparizione pubblica di papa Benedetto XVI, l’ultima udienza, l’ultimo abbraccio ai fedeli, l’ultima benedizione.

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Il rischio e la Parola

Benedetto XVI preghiera

Storia di un post complesso, scritto su carta giorni e giorni fa e dimenticato, scritto e riscritto nella testa in continuazione, scritto al computer e buttato via. Ecco perché arrivo così tardi.

Ne ho sentite davvero tante sul Papa in questi giorni. Da quando ha dato l’annuncio delle sue dimissioni, ho sentito rincorrersi voci su voci, in tv, sui giornali, su internet, camminando per strada, tra gli amici.

Rabbia, paura, sconcerto, tristezza, smarrimento, incredulità: questi i sentimenti che potevi sentire da vicino, o sulla tua pelle, subito dopo la notizia, presto seguiti da commenti pieni di ironia, sarcasmo, cinismo, speranza, fiducia, fede…e infinita ignoranza.

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Carolina e gli altri

Little Miss Sunshine

Finite le feste, si è già tornati alla normalità della quotidianità, alla sicurezza di abitudini radicate, di tempi scanditi, di pasti regolari.

Tornare alla normalità comprende anche riprendere a leggere i giornali, e da queste parti, coincide con il ritorno della connessione internet, dopo giorni e giorni di black-out. Così siamo tornati ad essere informati sulle ultime notizie che, lo sappiamo bene, ormai ruotano tutte intorno alla politica. Mentre così i titoli principali sono dedicati al toto scommesse sulle alleanze,  e alle dispute su programmi, contenuti e progetti, le seconde pagine dei giornali rilanciano storie di cronaca drammatiche.

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