25 anni

ginestra

Forse non ho scelto il momento migliore per ricominciare a scrivere dopo tanto tempo. Forse avrei dovuto aspettare ancora, trovare l’occasione giusta, l’orario più consono, il silenzio, la luce giusta. Cogliere quell’attimo che mi scappa da mesi, insieme a fiumi di parole che dalla mia testa non sono mai uscite, post fantastici e commuoventi rimasti solo nel pensiero. Avrei potuto evitare di cominciare a scrivere al lavoro, con le cuffie sulle orecchie per cercare un minimo di concentrazione.

Ma non mi andava più di aspettare.

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Rosso Flammae

 

Flammae Cordis1
La verità è che io questo post avevo iniziato a scriverlo giorni e giorni fa, ed aveva un titolo ed un’immagine diversa.

La verità è che scrivo, ma dovrei dormire già da un pezzo, e infatti la palpebra non stenta a ricordarmelo, ora che, ripresi i turni di lavoro sulle 8 ore, ho accantonato la pratica abituale di scrivere il blog a notte fonda, relegandola a sabati sera particolarmente ispirati, prima di cadere schiantata dal sonno su una qualsiasi superficie.

La verità è che non so da che parte cominciare a scrivere, per raccontare questa storia di amore, di amicizia, di fedeltà.

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Io mi ricordo

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A distanza di tanti anni, mi ricordo ancora la voce di mio nonno. La ricordo quando parlava al telefono, in un pomeriggio qualsiasi di un inverno come tanti, per me che andavo ancora a scuola ed ero abituata a scandire le ore con il tempo dei compiti; la ricordo in casa, nei momenti di festa, in camera da pranzo e in cucina. Me la ricordo quando rideva, magari prendendoci in giro, e quando chiamava i figli con tenerezza.

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La strada di Filippo

chiesa nuova stampa

Stavo pensando all’inizio del film “About a boy”, in cui Hugh Grant, nella parte dello scapolo impenitente, espone la teoria dell’isola: ogni uomo è un’isola, lontana dalle altre, e solo ogni tanto ha bisogno di toccare la terraferma. Al personaggio di Hugh Grant ci vuole tutto il film, e la riscoperta del senso della vita nel rapporto con un bambino in difficoltà, per capire che questa storia dell’isola non funziona, e arrivare alla teoria modificata, cioè che gli uomini fanno parte di un arcipelago, in cui le isole sono collegate sotto il mare; a me  basta una giornata come quella appena passata per capirlo. O meglio, per averne conferma.

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Ma tu ci credi ancora?

Erano anni che non li vedevo. Un po’ per prigrizia, un po’ per nostalgia, un po’ perché mi sembra di conoscerli a memoria, i filmini girati da mio padre. Dagli anni ’60 ad oggi, minuti su minuti di girato, in bianco e nero e a colori,  che raccontano feste di famiglia, vacanze al mare, partite di calcetto, e giochi di ragazzi.

Li ho rivisti qualche giorno fa:  bambini diventati grandi, grandi diventati adulti, tanti che non ci sono più; rughe in più e capelli in meno, chili in aggiunta e muscoli guizzanti persi nella nebbia degli anni. E poi il sorriso di mia madre, le mani di mio padre, la fossetta di mia sorella, la mia frangetta perennemente spettinata, i miei zii con i loro amici. Nello stesso tratto di spiaggia, facendo le stesse cose che facciamo oggi. Lacrime di capricci, abbracci di allegria, chitarre in spiaggia, bagni con le mareggiate,  e anche gioie, silenzi, e  tristezze che la cinepresa non racconta, ma gli occhi e la storia di ogni cuore sì. Cose che cambiano e altre sono rimaste uguali nel tempo,  a colori e in bianco e nero.

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Almeno (il) Credo

Forse lo avrete capito da soli…decidere di cosa scrivere oggi non è stato semplice. Alla fine però ho deciso di mettere da parte i timori e rispondere al mio primo desiderio, quello che fin dalla scorsa settimana si era affacciato nel cuore.

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