A piedi nella notte

giro sette chiese

Mi fa male un polso. Devo ancora finire di svuotare lo zaino delle vacanze. Sono stanca, e ho dormito poco. Mi fa fatica il pensiero di camminare tutta la notte. Ho troppe cose da fare sabato mattina, e non posso passarlo a dormire. Il pezzo verso San Lorenzo. Tante persone da guidare. Le cuffie che non funzionano. Il pezzo verso San Lorenzo. Ho la voce bassa e ho paura di prendere freddo. Il pezzo verso San Lorenzo . E se piove? Oggi non riuscirò a riposare abbastanza per stasera. Lavoro domenica, e non riuscirò a recuperare il sonno. E poi…c’è il pezzo verso San Lorenzo.

Queste sono solo alcune delle numerose, insistenti obiezioni (tentazioni), che si affacciano puntualmente alla vigilia di ogni giro delle Sette Chiese. Continua a leggere

Lo sappiamo….o no?

strillone

 

Ne ho sentite davvero tante sulla Chiesa in questi giorni. In questo tempo di silenzio pre-conclave, ho avuto modo di leggere, ascoltare commenti a tutto tondo su quello che sta succedendo. Lo sport del toto – Papa, ad esempio, il preferito da giornali e televisioni, nella speranza di azzeccare le previsioni e poter vincere il premio “Io l’avevo detto!”, dopo l’elezione del Papa; ma anche la corsa alle notizie più colorite, tipo i dettagli sulla storia dei conclavi precedenti, sulle cifre ricorrenti, sulle modalità di elezione, su come funziona la stufa, sulla veste del Papa, e sui possibili nomi del prossimo pontefice.

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Il rischio e la Parola

Benedetto XVI preghiera

Storia di un post complesso, scritto su carta giorni e giorni fa e dimenticato, scritto e riscritto nella testa in continuazione, scritto al computer e buttato via. Ecco perché arrivo così tardi.

Ne ho sentite davvero tante sul Papa in questi giorni. Da quando ha dato l’annuncio delle sue dimissioni, ho sentito rincorrersi voci su voci, in tv, sui giornali, su internet, camminando per strada, tra gli amici.

Rabbia, paura, sconcerto, tristezza, smarrimento, incredulità: questi i sentimenti che potevi sentire da vicino, o sulla tua pelle, subito dopo la notizia, presto seguiti da commenti pieni di ironia, sarcasmo, cinismo, speranza, fiducia, fede…e infinita ignoranza.

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Il calcolo dell’imprevedibilità

I componenti della commissione Grandi Rischi  della Protezione Civile sono stati condannati a sei anni di carcere per il terremoto in Abruzzo del 2009: non avrebbero fornito le giuste informazioni ai cittadini, minimizzando l’entità del sisma in arrivo. In pratica, non sono stati in grado di prevederlo con certezza assoluta.

Nello stesso giorno una nota showgirl, che ha passato la cinquantina da un po’,  ha confermato ufficialmente di essere incinta del primo figlio dal marito: dopo vari tentativi non riusciti, alla fine è ricorsa alla fecondazione assistita, e  ha dichiarato: <<Nutrivo il desiderio di diventare mamma da sempre, ma il bambino non voleva arrivare in modo naturale[…]Sono consapevole che alcuni pensano che alla mia età non avrei dovuto, ma ho voluto questo bimbo con tutta me stessa. In cuor mio farò il massimo per vivere il più a lungo possibile».

Cronaca e gossip,  Due notizie slegate fra loro, che più diverse non si può, diffuse nello stesso giorno, che mi hanno fatto pensare. Forse perché a modo loro entrambe fanno discutere, forse perché  lasciano stupiti…o forse perché parlano di prevedibilità e imprevedibilità.

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La meraviglia nell’altro

Ci sono cose che continuano a stupirmi, ogni giorno. Mi sorprende vedere la bellezza del cielo azzurro sulla mia città, a febbraio quando fa freddo e l’aria punge, ed ora, quando il sole caldo di luglio bacia i monumenti e li illumina della luce d’estate.

Mi stupisco a ricordare cose fatte anni fa, con la domanda che sorge spontanea “ma davvero è successo?”, e regolarmente penso che oggi non riuscirei mai a rifarle allo stesso modo, segno che la Grazia arriva al momento opportuno.

Quello che però mi stupisce sempre di più è rendermi conto di quanto, nonostante anni e anni e anni di studi matti e disperatissimi, io sia in fondo ignorante di tantissime cose, e di come molto spesso siano gli amici a darmi le lezioni più importanti.

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Ritorno alle origini

Una distesa di campi, tutti i toni del verde messi insieme, le rondini che volano nel cielo, il lago in lontananza, un silenzio, rotto dal suono della campana che suona i quarti, e dal ronzio delle Apecar che arrivano sulla piazzetta e sfrecciano davanti al monumento ai caduti. L’edicola chiusa, l’alimentari aperto, qualche ragazzo fuori dalla sala giochi. E il bar, vuoto.

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Lettere a Gesù Bambino

Caro Gesù Bambino,

ti ricordi di me? Spero di sì.  E’ la prima volta che  ti scrivo: finora ho sempre interagito con uno tuo aiutanti nel periodo di Natale; no, non con Babbo Natale – a lui non ho mai creduto– ma con la Befana. Mi hanno raccontato che l’hai conosciuta quando  lei era ancora giovane, e aveva appena perso il suo bambino, e tu eri piccolo come ora:  l’hai guardata e abbracciata, e lei è diventata buona con tutti i bambini del mondo.  Da quando, però,  ho scoperto che ha delegato tutte le attività di distribuzione calze e regali a mia madre, e da quando abbiamo cambiato la cappa della cucina – noto centro si smistamento per le lettere della Befana! – ho smesso di scriverle. Ora che sono cresciuta, mi permetto di scrivere direttamente a te.

Quest’anno, tutto sommato, sono stata brava. Lo dicono le mie zie, lo dice la vicina,  lo dicono tante persone che ho conosciuto ultimamente. Ho lavorato, ma poi mi hanno mandato via, e ora aspetto di trovare un nuovo lavoro. Per il resto tutto bene, grazie. Vado a messa, dico le preghiere e anche il rosario, elargisco consiglio sui massimi sistemi, e faccio esegesi di articoli di giornale  e apologia delle trasmissioni televisive. Cosa ti devo dire? Grazie, perché è arrivato un altro Natale e va tutto bene. Cosa ti devo chiedere? Che l’anno prossimo vada tutto ancora così, e in più: fammi trovare il lavoro della vita, il successo, la sicurezza economica e affettiva. Vorrei anche un cappotto rosso, un paio di scarpe col tacco che non facciano male, un Kawai a coda nero, e un armadio nuovo. E, per non sembrare egoista, voglio anche più giustizia per tutti, e la pace nel mondo. In cambio prometto che sarò ancora più docile, e paziente, che non alzerò la voce, non dirò parolacce, che non mi infervorerò per la cose stupide, ma solo per quelle importanti. E che andrò a dormire presto. E poi….e poi… e poi…..

….No. Basta così. Se si decide di scrivere a Lui, non si può fingere. Proviamo a ricominciare da capo.

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