A piedi nella notte

giro sette chiese

Mi fa male un polso. Devo ancora finire di svuotare lo zaino delle vacanze. Sono stanca, e ho dormito poco. Mi fa fatica il pensiero di camminare tutta la notte. Ho troppe cose da fare sabato mattina, e non posso passarlo a dormire. Il pezzo verso San Lorenzo. Tante persone da guidare. Le cuffie che non funzionano. Il pezzo verso San Lorenzo. Ho la voce bassa e ho paura di prendere freddo. Il pezzo verso San Lorenzo . E se piove? Oggi non riuscirò a riposare abbastanza per stasera. Lavoro domenica, e non riuscirò a recuperare il sonno. E poi…c’è il pezzo verso San Lorenzo.

Queste sono solo alcune delle numerose, insistenti obiezioni (tentazioni), che si affacciano puntualmente alla vigilia di ogni giro delle Sette Chiese. Continua a leggere

Oh, Filippo!!

L’intenzione era buona. C’era l’inizio giusto, l’attacco vincente, e avevo già cominciato a scrivere, ieri notte. Era tutto qui nella testa, bastava solo metterlo su carta o, meglio, trovare il tempo per farlo. Poi è arrivata la festa di San Filippo, ed è cambiato tutto.

Il tempo si è improvvisamente ristretto,  e così mi ritrovo a scrivere nel tempo, record per me, di un’ora. Avrei voluto descrivere con attenzione la festa,  con le immagini meravigliose che porto nel cuore tutto l’anno e che vengono fuori sempre di questi tempi, e farvi venire voglia, l’anno prossimo, di venire tutti a Roma a festeggiare Pippo Buono con noi. Perché il giorno di San Filippo, per una che vive a Roma, e ha la grazia di essere cresciuta in una parrocchia come la Chiesa Nuova, non è un giorno come tanti altri.

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Ritorno alle origini

Una distesa di campi, tutti i toni del verde messi insieme, le rondini che volano nel cielo, il lago in lontananza, un silenzio, rotto dal suono della campana che suona i quarti, e dal ronzio delle Apecar che arrivano sulla piazzetta e sfrecciano davanti al monumento ai caduti. L’edicola chiusa, l’alimentari aperto, qualche ragazzo fuori dalla sala giochi. E il bar, vuoto.

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Il centro della crisi

Doverosa premessa ad un post che sarà nostalgico come mai prima: sono una privilegiata.

Abito nel centro storico di  Roma, a due passi da piazza Navona, a cinque da Pantheon, a pochi di più dal Foro e dal Colosseo; circondata dalla storia, dall’arte, dalla bellezza di una città che affascina e abbraccia chiunque ci metta piede.  Essendo nata e cresciuta qui, posso bullarmi con gli amici, raccontando con un certo orgoglio di quando per andare a scuola passavo attraverso Piazza Navona deserta e illuminata solo da un pallido raggio di sole, uno spettacolo eccezionale riservato solo a pochi persone (il fatto che all’epoca ci passassi correndo perché ero già in super ritardo, e con il pensiero rivolto più che altro al compito in classe di greco alla prima ora, è un dettaglio). Essendo nata e cresciuta qui posso permettermi una certa confidenza con certe strade e certi monumenti, perché “sai, io da piccola qui ci venivo a giocare la domenica”, conosco  vicoli ignoti ai più, e mi accorgo di guardare con un malcelato distacco quelli che non sanno dove sta fontana di Trevi. (Non dite a nessuno che in realtà ogni tanto mi perdo, che non mi ricordo la successione dei ponti su Lungotevere, o che spesso imbocco i vicoli a caso: non è mancanza di orientamento, ma fiducia, perché prima o poi queste strade porteranno da qualche parte. E poi si sa che quando sei sola in giro queste cose non contano, e quando sei in compagnia puoi sempre dissimulare il completo disorientamento e tenere quella frase “ah, allora questa strada porta qui!” solo per te.)

Essendo nata e cresciuta qui, infine,  posso permettermi anche di dare del tu a certi negozianti che mi conoscono da sempre, che hanno assistito alle vicende della mia famiglia, e seguito da lontano certi momenti della vita; quelli che quando entri nel loro negozio per comprare un francobollo ti salutano, ti chiedono come stai, come va la giornata, e trasformano ogni commissione in un piacevole momento di socializzazione. O almeno prima succedeva così, adesso (a parte rare e preziose eccezioni!) accade molto meno di frequente.

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Armi di battaglia

Non pensavo di scrivere di stretta attualità oggi, anzi, avevo in mente tutta un’altra cosa. Però quello che è successo a Roma in queste ore mi ha impressionato, inutile nasconderlo. Non ho ancora 30  anni, il lavoro è un’ incognita, e seguire le cronache politiche del nostro paese ultimamente mi da la stessa piacevole sensazione che può dare una martellata sulle gengive.  Vivo a Roma, ad una distanza di 20 minuti in motorino da tutto, anche da San Giovanni. Insomma avrei avuto tutte le carte in regola per scendere in piazza e  manifestare.

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