A piedi nella notte

giro sette chiese

Mi fa male un polso. Devo ancora finire di svuotare lo zaino delle vacanze. Sono stanca, e ho dormito poco. Mi fa fatica il pensiero di camminare tutta la notte. Ho troppe cose da fare sabato mattina, e non posso passarlo a dormire. Il pezzo verso San Lorenzo. Tante persone da guidare. Le cuffie che non funzionano. Il pezzo verso San Lorenzo. Ho la voce bassa e ho paura di prendere freddo. Il pezzo verso San Lorenzo . E se piove? Oggi non riuscirò a riposare abbastanza per stasera. Lavoro domenica, e non riuscirò a recuperare il sonno. E poi…c’è il pezzo verso San Lorenzo.

Queste sono solo alcune delle numerose, insistenti obiezioni (tentazioni), che si affacciano puntualmente alla vigilia di ogni giro delle Sette Chiese.

San Pietro, San Paolo, San Giovanni, Santa Maria maggiore, San Sebastiano, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo al Verano: 25 chilometri a piedi, nella notte, partendo il venerdì sera e arrivando il sabato mattina. Cena al sacco, scarpe comode, zaino più leggero possibile. E un rosario, da sgranare mentre scorre la strada, nel cuore della notte, quando l’umidità si fa più pungente, e la stanchezza fiacca i muscoli.

Nelle Sette Chiese, come in tutti i pellegrinaggi, cammino e preghiera diventano una cosa sola, e ad un certo punto, mentre reciti le Ave Maria senza contarle, non ti rendi quasi più conto della strada che stai percorrendo. Quando sei stanco, quando gli occhi ti si chiudono, ma non puoi dormire, è solo il rosario a scandire il ritmo, a dare il tempo.

Il tempo di un cammino che fa parte della storia, un percorso devozionale radicato nella tradizione a Roma, e legato alla figura dell’amato San Filippo Neri. Un cammino percorso dai santi, su strade che nel tempo sono cambiate, come è cambiato il profilo della città a cui fanno corona. Strade deserte e periferiche, ieri; strade trafficatissime, al centro della movida romana del venerdì sera, oggi. E in effetti è una sfida anche solo tagliare il muro umano di gente che ti si para davanti a Testaccio, mentre ti avvicini alla basilica di San Paolo.

Non posso e non voglio descrivere qui tutto il percorso del giro. Il giro delle Sette Chiese è un’esperienza da provare, da vivere, da affrontare. Non un percorso muscolare, una prova di forza per misurare le prestazioni del corpo sotto sforzo e in carenza di sonno; è frutto di un desiderio e di una chiamata, diversa per tutti, con un’intenzione e una grazia da meditare e chiedere. Ed è notte di preghiera e riflessione su tutta la nostra vita, e anche sulla morte, che passo dopo passo ti mette di fronte ai tuoi limiti e alle tue ferite, e ti fa scoprire sempre più fragile.

Tanti i doni che arrivano con il giro delle Sette Chiese: il primo è proprio questo rendersi conto che non ce la fai, e doverti affidare, mettere muscoli, cuore, piedi e intenzione nella mani di Dio, e nel sostegno delle persone che ti sono vicine, e che come te camminano e vanno avanti. Lungo la strada impari poi l’obbedienza verso le persone che sono chiamate a guidare, a tracciare le strada, a darti tempi e momenti di preghiera, e imparare un pezzettino di più a vivere la fede non più (o non solo ) come esperienza privata e solitaria, lontano dagli occhi indiscreti, ma in modo pubblico, in una comunità, racchiusa nel piccolo gruppo di persone che camminano con te. E ti ricordi che i tuoi passi sono anche quelli di tante altre persone che vorrebbero tanto camminare con te, ma non possono.

Perché, è chiaro, non si cammina da soli. Oltre ai moltissimi compagni di pellegrinaggio che vedi fisicamente accanto a te, lungo tutto il cammino ciascuno di noi si fa portatore di un altro, di chi ha chiesto una preghiera, e di chi no, di chi avrebbe voluto esserci, ma non c’è, di quelli che hanno paura, o che hanno bisogno di aiuto, di chi è solo, di chi si è perso, di chi sta soffrendo. Si cammina anche per loro, offrendo la fatica e l’affanno, ma anche le meraviglie che si incontrano lungo il cammino.

L’incanto di Roma che si addormenta piano piano, con i rumori e il traffico della notte che diventano sempre più leggeri, e che si risveglia nel sabato mattina, con la luce chiara di settembre, pregustando il giorno di festa e sperando che sia una bella giornata. Il cielo stellato, e l’alba. Il senso di gratitudine per il panino che ti sei portato dietro, quando sei affamato e finalmente arriva il momento per mangiarlo, l’ acqua quando hai sete, la sosta quando ne hai bisogno. L’intensità di certi momenti di preghiera, di silenzi carichi di riflessione, e di nodi che piano piano si sciolgono, di catechesi che ti toccano il cuore. E il fatto di sentire la fatica nella gambe, quando arrivi alle ultime tappe e non ce la fai più, e mentre ti incammini verso san Lorenzo, ti rendi conto di doverti affidare ancora di più. E quel grazie che ti viene spontaneo dal cuore quando arrivi a Santa Maria Maggiore e ti inginocchi in preghiera, e che , se avessi la voce e le forze, lo vorresti gridare. Fosse anche solo perché sei arrivato alla fine, e il momento di andare a dormire si avvicina. Ma anche perché sai che hai vissuto una notte difficile da dimenticare. Quella in cui, nella fede, puoi chiedere le grazie più grandi.

Comunque alle 19 partiamo. E, con permesso, io vado a fare lo zaino.

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6 thoughts on “A piedi nella notte

  1. Pingback: VISITA ALLE 7 CHIESE | Expe(rita)

  2. L’ha ribloggato su Il blog di Laura Corsaroe ha commentato:
    “L’incanto di Roma che si addormenta piano piano, con i rumori e il traffico della notte che diventano sempre più leggeri, e che si risveglia nel sabato mattina, con la luce chiara di settembre, pregustando il giorno di festa e sperando che sia una bella giornata. Il cielo stellato, e l’alba. “

  3. Un grazie speciale per tutto quello che scrivi e per la voglia di riprendere il cammino che infondi a chi ti legge. E’ stupendo ritrovarsi nella vita di chi scrive e vedere che, nella complicatezza della propria storia, siamo tutte molto molto simili. Mi piacerebbe prendere un caffè con te e vedere dal vivo chi e’ costanza miriamo, questa amica che non conosco ma che sento vicina come una sorella. Chissà che un giorno questo non sarà possibile in uno dei nostri viaggi tra caltanissetta, la nostra città, e roma che ci ha adottati come figli in prestito nei nostri continui viaggi come pazienti del bambin Gesù’. Un giorno sono sicura che questo piccolo desiderio si avvererà e un gelato insieme non ce lo toglierà nessuno!

  4. Pingback: Visita delle Sette Chiese | il blog di Costanza Miriano

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